Valeria Golino è dolorante. A causa di una caduta, si è spezzata due costole: «Mi faccio male molto spesso, è un mio modo di essere, gli americani lo chiamano accident-prone» sospira. «Però sono brava: non accade mai quando lavoro, ma solo nelle pause ». Vale a dire, quei pochi momenti che interrompono la sua lista di impegni. Fittissima. E che lei snocciola, quasi divertita. Ha appena finito di girare il film di Laura Bispuri, Figlia mia, con Alba Rohrwacher: «Una storia che parla di maternità e identità, ma è quasi un western, con due donne che si contendono una bambina. Esperienza tutta al femminile, bellissima e faticosa».

I progetti futuri

Sta preparando il suo secondo film da regista, Euforia, storia di due uomini, scritta con le stesse sceneggiatrici del debutto, Miele, e Walter Siti. E intanto ha fatto un salto sul set di Les estivants, affresco familiare di Valeria Bruni Tedeschi, «grande amica e artista eccezionale », per interpretare sua sorella. Tra qualche mese uscirà Il ragazzo invisibile 2, il sequel di Gabriele Salvatores «che dovevo rifare per forza, essendo la mamma del ragazzo. Il film è anche più bello del primo, molto innovativo». Infine è tra le protagoniste al festival di Venezia con l’ultimo lungometraggio di Silvio Soldini, Il colore nascosto delle cose. Lì è accanto ad Adriano Giannini e interpreta Emma, un’osteopata non vedente e appena separata dal marito, che incontra un nuovo amore.

Emma è un personaggio complesso. Cieca ma indipendente, sola ma risolta. Come l’hai preparata?

Prima di tutto cercando di far dimenticare allo spettatore che io invece ci vedo. Aiutata con grande pazienza da alcuni non vedenti, che poi sono diventati anche amici. Li ho osservati nel quotidiano, uscire, fare la spesa, cucinare, rassettare casa. Poi ho fatto un training insieme a una coach che lavora con loro, sono andata in strada bendata per imparare come ci si comporta in città e come usare il bastone bianco, che è la prima guida di chi non vede. Per 3 mesi sono stata completamente assorbita, e ho capito quanto coraggio ci vuole.

Cosa ti ha colpita, in particolare?

Scoprire come ci si relaziona agli altri. In che modo percepisci se qualcuno ti piace oppure no, e se dal tocco lo trovi bello. Come afferri certi segnali dalle pause e dai toni della conversazione. Nel film, poi, ho indossato lenti a contatto che opacizzavano lo sguardo. Mi hanno aiutata, ma anche messa in crisi. Gli occhi per un attore sono il primo utensile di espressività, ho dovuto imparare a farne a meno.

Nel film, l’uomo interpretato da Giannini si sente finalmente “visto” da Emma, che è cieca. Una metafora?

Anche. Ma il film è leggero, una commedia che non entra mai nella retorica dell’handicap. Ci sono due persone che cercano di ricostruire la propria vita.

Sei separata da poco anche tu (dal compagno, Riccardo Scamarcio, ndr). Ti sei riconosciuta in Emma?

Certo, come tante donne nella stessa situazione, credo. Quando finisce una storia d’amore sei ferita, ti serve tempo. Prima di ributtarti nella mischia, devi riconnetterti con te stessa, capire chi sei diventata. Separarsi è come strappare via una parte di sé: devi ritrovarti, prima di poter riconoscere nell’altro qualcosa che potresti amare.

Però ultimamente ti hanno fotografata spesso con uomini.

(Ride) Accade ogni volta che esco di casa, ma sono tutte fantasie. A volte persino ridicole. Tempo fa ero in spiaggia con un amico gay e hanno scritto: è il nuovo fidanzato. Lui si è anche un po’ seccato.

Sei una donna bellissima, come ti fa sentire aver superato i 50?

Da una parte terrorizzata, dall’altra so che devo accettarlo. Va a seconda delle giornate, a volte sono più preoccupata a volte meno: la vecchiaia arriva così, accettandola e rifiutandola, piano, piano. Per tanto tempo sembra che non cambi nulla, poi ti guardi allo specchio e invece è già successo. Ho notato una cosa terribile, fino a 2 o 3 anni fa la gente per strada mi dava del tu, mi trattava come una ragazza. Ora, senza che io abbia capito il perché, tutti mi chiamano signora. Mi sono chiesta: ma quand’è che sono diventata una signora? Il dramma è che proprio mentre finalmente trovi te stessa, il tuo corpo comincia ad andarsene da un’altra parte.

Tu provi a intervenire, in qualche modo?

Vorrei tanto, ma poi non faccio niente. A ottobre comincio la lavorazione del mio nuovo film da regista e mi ero riproposta di arrivarci in grande forma. In agosto avevo quello di Valeria (Bruni Tedeschi, ndr), che mi voleva bella e splendente, ora c’è il red carpet a Venezia che, tra parentesi, mi ha sempre portato fortuna. Pensavo di dedicarmi un po’ a me, fare tapis roulant, qualche trattamento beauty, nuotare. E invece mi sono fatta male: quale miglior scusa per non fare più nulla? L’unica cosa certa è che prima di cominciare la regia devo assolutamente smettere di fumare.

Perché?

(Ride) Così arriverò sul set nervosissima e potrò prendermela con gli attori.