In Bangladesh, un Paese poco più grande del nord Italia ma con una popolazione di oltre 160 milioni di abitanti, ogni anno sono 20.000 le ragazze sfigurate con l’acido solforico, punizione inflitta loro per il solo fatto di aver rifiutato matrimoni combinati o aver denunciato l’uomo che le ha stuprate. Negare diritti e violare corpo e anima delle donne: così si esprime la violenza maschilista di uomini che si sentono padroni della vita altrui e non esitano a infliggere sofferenza se rifiutati o additati come colpevoli di crimini orrendi.

“Dopo quel gesto estremo, la donna (se sopravvive) inizia una slavina di dolore che durerà tutta la vita. Un dolore che non è solo fisico ma profondamente radicato nella mente, dal momento che la stessa famiglia della ragazza offesa la costringerà a nascondersi al mondo per la vergogna di una colpa che non ha commesso”.

Parole di Ugo Panella, fotogiornalista che ha documentato con il suo lavoro conflitti e guerre civili in tutto il mondo, e che nel 1998 è stato il primo a denunciare – insieme all’inviata di Repubblica Renata Pisu – la condizione di migliaia di ragazze del Bangladesh sfigurate dall’acido solforico per aver rifiutato le avance di uomini violenti. Il lungo reportage da lui realizzato è stato pubblicato dalle maggiori testate internazionali e ha portato all’attenzione di tutto il mondo questa immane tragedia troppo a lungo passata sotto silenzio. Grazie al suo lavoro e alla pressione internazionale che ne è derivata, il governo del Bangladesh ha inserito nel suo ordinamento giuridico la pena di morte per gli esecutori materiali di questo abominevoli crimini.

Il reportage è poi diventato un libro fotografico dal titolo: “I volti negati“. Ora le foto sono in mostra a Varese al Castello di Masnago fino al 19 maggio 2018. Eccone una selezione:

Ugo Panella
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Ugo Panella
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BANGLADESH
ACIDIFICATE
FOTO UGO PANELLA
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BANGLADESH
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FOTO UGO PANELLA
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Ugo Panella, durante la sua carriera di fotogiornalista, ha documentato i conflitti del Centro America alla fine degli anni ’70, in particolare la guerra civile in Nicaragua e più tardi quella in Salvador. Ha raccontato la vita negli slums di Nairobi, il lavoro di migliaia di uomini che per pochi dollari al giorno, smantellano navi cargo in disuso nel porto di Cittagong in Bangladesh, la vita in un cimitero del Cairo abitato da quasi due milioni di senza tetto che hanno fatto delle tombe la loro casa.

Il suo lavoro lo ha portato anche in Albania, Argentina, India, Sri Lanka, Filippine, Cipro, Palestina, Somalia, Etiopia, Afghanistan, Iraq.

Nel 2001, in Sierra Leone, ha affiancato l’impegno di I.M.C. (International Medical Corp) nel recupero dei bambini soldato, mentre con Handicap International ha seguito i campi profughi per i mutilati della guerra civile.

Attualmente, in collaborazione con Soleterre, sta seguendo un progetto articolato in quattro continenti sui tumori infantili derivanti da disastri ambientali, documentando i progetti sanitari e l’assistenza alle famiglie dei bambini malati. Collabora assiduamente con Pangea onlus documentando i loro progetti di microcredito in India e Afghanistan. Nel 2009 a Sarzana, ha ricevuto il premio al fotogiornalismo Eugenio Montale.

“I Volti negati”
Castello di Masnago – via Cola di Rienzo, 42 – Varese
24 marzo – 19 maggio 2018
Da martedì a domenica: 9.30 / 12.30 e 14.00 / 18.00 (chiuso il 1° aprile)

La mostra si inserisce nell’ambito del Festival Fotografico Europeo (europhotofestival.archiviofotografico.org), giunto quest’anno alla settima edizione. Il Festival è ideato e curato dall’Afi-Archivio Fotografico Italiano ed è un evento posto sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo.