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Quando i figli vanno in vacanza

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Fino a qualche anno fa, la consideravo un'abitudine disumana. Ma questo perché ero-una-brava-mamma-prima-di-avere-figli, come recita il libro cult della mia amica Paola Maraone. Quando sono diventata madre per davvero, ho preso anch'io la disumana abitudine di spedire le mie figlie per l'intero mese di luglio a casa dei nonni, mille chilometri più giù di Milano.

I primi anni bruciavo la distanza tutti i santi weekend con voli low cost, dagli orari improbabili e i ritardi snervanti, trasformando la mia estate in un corso di sopravvivenza.

Quest'anno no. Le rivedrò ogni 15 giorni. Sempre più disumana. Eppure, come in ogni relazione, la distanza è un ottimo spunto di riflessione.

Ecco dunque le due o tre cose che al terzo giorno di lontananza ho capito.

1) Banalità/1, ma vale la pena puntualizzarla: i figli non danneggiano la vita lavorativa, anzi. Ti regalano la giusta distanza, ti danno l'opportunità di riformattare quotidianamente il disco "rigido" che hai in testa e l'effetto finale è una capacità di concentrazione e focalizzazione che mi sembra di aver completamente perso in questo luglio (in cui non posso neppure dare la colpa al caldo).

2) Banalità/2, ma fondamentale: i figli ti mettono in riga. Il fatto che Loro devono dormire almeno 10 ore a notte, Loro devono mangiare frutta e verdura, Loro devono guardare poca tv, fa sì che anche la tua vita sia impostata sulla modalità "Salutare".

Non posso fare a meno di pensarlo mentre guardo le pesche avvizzite in frigo e la cucina che brilla come uno specchio (perché nessuno la vìola da 3 giorni).

3) La Lezione Da Ricordare: la telefonata della sera, che è il mio modo di essere sempre presente, per loro è un male necessario, un fastidio.

In genere le interrompo mentre stanno facendo qualcosa di importante. Mentre corrono come se non ci fosse domani in un parco giochi, mentre sono concentratissime in un disegno (magari destinato a me). E il racconto della giornata finisce per essere una concatenazione di monosillabi, intervallati da frasi di senso compiuto suggerite dalla nonna (che è una Nonna-di-una-volta, non come I-nonni-di-oggi).

Per loro, sentirmi vicina, è avere la libertà di chiamarmi a qualsiasi ora del giorno e della notte per dirmi che hanno visto una mia vecchia foto in tutù e chignon, che hanno imparato a fare la capriola e che hanno litigato con Giulia per chi dovesse usare la tavola in acqua.

La sfida sarà ricordarsene in inverno, quando la mia coscienza di madre si sentirà a posto perché ogni sera ceneremo tutti assieme o perché sarò presente mentre fanno i compiti…

E invece no, mi toccherà imparare a esserci quando serve a loro, non quando sembra utile a me. Quando hanno urgenza di parlarmi, di dirmi le cose. E non lasciar andare quei momenti, farli svaporare in un "ne parliamo dopo", "me lo racconti stasera".

E voi, mi raccontate cosa vi succede mentre i figli sono in vacanza?

Questo articolo è stato pubblicato sul n. 28 di Confidenze

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