Un ristorante per i nuovi poveri

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di

Caterina Duzzi

Ruben è un ristorante solidale dove il pasto ha un prezzo simbolico, il menu è a scelta, la sala accogliente. In fila ci sono i nuovi poveri: disoccupati, single, famiglie con bambini che si trovano all’improvviso in difficoltà

Il ristorante solidale Ruben nel quartiere Giambellino, a Milano, è stato aperto 3 anni fa da Ernesto Pellegrini, ex presidente dell’Inter e fondatore del Gruppo Pellegrini, accoglie fino a 400 persone a serata.

Gli adulti pagano la cena completa 1 euro e per gli under 16 è gratis. «Un euro è poco, ma è comunque una cifra simbolica che tutela la dignità delle persone, anche davanti ai figli» dice il direttore Christian Uccellatore. Ruben non è un ristorante normale, ma non assomiglia per niente a un refettorio per poveri: «Abbiamo voluto creare un ambiente bello e accogliente. E dare la libertà di decidere che cosa mangiare e di fermarsi a chiacchierare. Ormai ci sono diverse famiglie che vengono qui da tempo e hanno fatto amicizia».

Bastano 5 anni senza lavoro per trovarsi in strada

Tra la zuppa d’orzo e la pasta al salmone Giorgio ha un momento di esitazione, appoggia il vassoio sul bancone del self service. In fila dietro di lui nessuno scalpita: chi cena qui quasi sempre ha fin troppo tempo a disposizione. Giorgio opta per la zuppa d’orzo e si siede ai tavoli di legno chiaro. Ha 63 anni e non li dimostra, porta con disinvoltura un basco blu e una camicia bianca con i polsini immacolati. Ha la barba lunga, ma non per incuria: «È una specie di travestimento, come il cappello. Non voglio che qualcuno mi riconosca. E se vivi per strada di gente ne incontri». Fino a 5 anni fa Giorgio era il maître di un albergo milanese a 5 stelle, viveva in una casa in affitto e gli piaceva spendere i soldi che guadagnava. Poi ha perso il lavoro e non ne ha più trovato un altro: «La liquidazione è finita in fretta, ho venduto la macchina ma anche così non potevo più pagare l’affitto. Mi vergognavo a bussare alla porta di amici e parenti. La prima notte che ho dormito per strada me la ricordo bene, ma ero troppo concentrato sugli aspetti pratici per disperarmi: dove sistemarmi, come coprirmi. Il vero pugno allo stomaco è stato quando ho messo piede in una mensa per i poveri, non potevo credere di essere arrivato a quel punto».

In 10 anni è raddoppiato il numero delle famiglie che si trovano in povertà assoluta. Oggi sono 1.619.000 (Dati Istat 2016).

Un terzo dei tesserati del ristorante è minorenne

I volontari di Ruben e lo staff di cuochi della Fondazione Pellegrini si danno da fare perché il ristorante sia solo una stazione di transito. Però i numeri colpiscono: dall’apertura a oggi sono state emesse più di 4.800 tessere, un terzo assegnate a minori tra gli 0 e i 12 anni.

Le persone vengono segnalate da Caritas, onlus, associazioni. E non si entra senza il badge. «Ruben è nato per rispondere ai bisogni di quella fascia di popolazione in difficoltà che non frequentava le classiche mense per i senzatetto» precisa Christian, il direttore. «Intercettiamo questi nuovi poveri tramite parrocchie, scuole, associazioni. Non siamo davanti a casi di gravissima emarginazione, spesso sono famiglie che fino a pochi anni fa conducevano una vita normale e che hanno vergogna a rivolgersi ai servizi sociali».

Gente che ha perso il lavoro, mamme sole, papà separati. È il ceto medio che non ce la fa più, quelli che gli economisti e i sociologi chiamano “nuovi poveri”. Tommaso Vitale, professore di Sociologia all’università parigina Sciences Po e autore con Roberto Biorcio di Italia Civile (Donzelli) spiega: «Vecchi e nuovi, i poveri sono sempre poveri, quello che è mutato è il modo in cui lo si diventa. Un tempo erano catene di disagio economico che si tramandavano di generazione in generazione, ora la traiettoria è diversa: persone con situazioni dignitose velocemente scivolano nella mancanza di soldi e sostegni. Ci sono nuove vulnerabilità, che toccano chi ha un contratto precario, non ha una casa di proprietà, vive in nuclei monoreddito con figli minori a carico: la povertà nelle famiglie con bambini è un fenomeno importante e in crescita in tutta Italia».

Le famiglie con figli sono più povere dei single. Dal 2005 a oggi sono quadruplicate le famiglie con 3 o più figli che versano in condizioni di indigenza. (Dati Istat 2016)

Le ricette di Milano contro la povertà

In attesa che nel 2018 entri in vigore il Rei (Reddito di inclusione sociale), il settore no profit si attiva con altre iniziative. Ruben, con il sostegno di Fondazione Cariplo che ha lanciato il programma “QuBì, Quanto Basta. La ricetta di Milano contro la povertà infantile”, ha ideato il progetto “Oltre il cibo”. I commensali del ristorante saranno coinvolti nella ristrutturazione di 5 appartamenti che verranno poi destinati all’alloggio temporaneo delle famiglie più in difficoltà che frequentano Ruben.

Potrebbero finalmente avere una casa anche Isabel e Fatima, 4 e 2 anni, che vivono con mamma Blanca in un container in un centro di accoglienza milanese. Mentre la madre parla, le bimbe le si arrampicano in braccio con le mani sporche di colore, perché hanno appena finito di disegnare insieme ai volontari: «Le bambine sono sempre allegre, non si rendono conto della situazione, sono io che mi sento in colpa. La piccola non ha mai avuto una vera casa, è nata nel container». Blanca ha 30 anni e viene del Salvador, non ha il permesso di soggiorno e fa le pulizie 3 volte a settimana. Da quando si è lasciata col suo compagno divide il suo spazio con un gruppo di rom sgomberati da un campo nomadi: «Non voglio usare la cucina, è sporchissima, e allora vengo qui. Ma quando piove o fa freddo è dura, c’è tanta strada da fare».

Per individuare situazioni critiche come quella di Blanca, la Fondazione Pellegrini ha sviluppato anche il progetto “Marker” con Matilde Pozzo e Sergio Tramma dell’università di Milano Bicocca: è una ricerca per individuare gli indicatori che spingono le persone verso la fragilità, e contrastarla in anticipo. Dai racconti dei commensali di Ruben i ricercatori cercheranno di capire quali eventi della loro vita li hanno portati fino a qui. Nel caso di Blanca, un permesso di soggiorno che non c’è, 2 bambine a suo carico, un amore finito.

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