Chi ha figli educati oggi merita un premio

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Barbara Rachetti

Un ristorante ha fatto lo sconto "bimbi educati" a due famiglie che se lo sono meritato. Segno che l'educazione ormai è merce rara (tant'è che molti locali sono childfree)

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Il running è la sua passione. Mamma di due ragazzine, ama tutti gli sport (tranne il calcio), il...

E dopo i locali childfree (della serie: liberi dai bambini come dal glutine) ora arriva il ristorante che fa lo sconto ai genitori dei bimbi educati. È successo in un noto locale di Padova, dove due coppie con i rispettivi figli si sono visti praticare uno sconto del 5% come premio per aver rispettato la quiete del luogo tenendo a bada la prole. Il tutto corredato pure di scontrino fiscale alla voce: "sconto bimbi educati".

In pratica, un comportamento che dovrebbe essere normale, un atto di civiltà come quello di consumare il pranzo senza imporre i propri figli agli altri, è ormai una tale rarità che merita la medaglia.

Ma allora quante medaglie si dovrebbero mettere in palio per tutti quei comportamenti virtuosi che ormai sono diventati più inusuali di una vincita all’Enalotto? Vedere qualcuno che apre la portiera a una donna, lascia scendere prima le persone in metropolitana, fa sedere una persona anziana sull’autobus, parla a bassa voce al ristorante: premure, attenzioni, gesti così delicati che sembrano antichi, tant’è che non vanno di più di moda. Per questo ci lasciano stupiti e spiazzati le poche volte in cui li incontriamo sulla nostra strada.

Il fatto è che siamo così abituati alla sciatteria dei comportamenti, alla volgarità dei rapporti, al low cost che toglie valore a qualsiasi cosa, che abbiamo alzato l’asticella delle regole di civiltà. E quello che un tempo ci infastidiva, ora ci sembra normale. Una volta i bambini non scorrazzavano nei ristoranti tirandosi il pane, e noi non tenevamo il cellulare sul tavolo, tantomeno rispondevamo. Oggi è normale interrompere qualsiasi cosa stiamo facendo per parlare al telefono. E ci sembra naturale portarci dietro i figli ovunque, anche in luoghi non opportuni. Viene spontaneo quindi offendersi se il proprietario di un locale espone il cartello “childfree”, com’è successo qualche mese fa a Roma, dove la scelta di un ristoratore destò polemiche infinite. Nel Paese dove tutti possono tutto, diventa una violazione di diritti, un’offesa alla democrazia, decidere una barriera all'entrata.   

Peccato, perché la tendenza sta invece dilagando. Dagli Stati Uniti, la moda chldfree si sta espandendo persino nei Paesi notoriamente "children friendly" del nord Europa. In Germania, tra decine di alberghi e caffè kinder verboten, dove cioè i bambini sono banditi, sono comparsi annunci immobiliari riservati agli ältern ohne kinder, cioè adulti senza piccoli al seguito; in Austria l'hotel Cortisen, uno dei più gettonati, è off limit ai pargoli; in Svezia moltissimi gli alberghi non accettano prole under 12, e in Spagna la catena "Iberostar" fa pernottare solo ospiti over 14 e la "Sandals" addirittura dai 18 in su.

Da noi, dove la famiglia sembra più sacra che in ogni altra parte del mondo (tranne per lo Stato, che non attua una seria politica per la genitorialità), si fa ancora fatica ad attuare questa “selezione all’ingresso”: si urla al mostro se qualcuno dichiara esplicitamente che i bambini non sono benvenuti. Ma voi entrereste al Ritz in ciabatte o in una chiesa in cannottiera? Non si fa, punto. Quindi ben vengano i locali childfree e lo sconto per chi rispetta una certa etichetta. Ma oltre a lavorare per meritarcelo (e ce lo meritiamo), noi genitori cerchiamo di non perdere questa occasione per guardarci con coraggio allo specchio e chiederci: come abbiamo fatto ad arrivare fin qui? A meritare un premio se dimostriamo di sapere insegnare ai nostri figli le regole basilari del vivere insieme agli altri? La nostra avventura di madri e padri si è dunque trasformata in una gara dove si conquistano medaglie: strano, perché il bello dell’essere genitori non è vincere, è partecipare, con l'obiettivo di crescere adulti responsabili e rispettosi. Saranno loro, un giorno, a premiarci.

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