I peli? Sono tutto fuorché superflui

Credits: Una modella nella pubblicità di H&M
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Gaia Manzini

C’è chi non si fa la ceretta per spirito di ribellione. E chi, come le star del pop, per moda. Un divertente saggio appena uscito ripercorre il rapporto tra le donne e l’amata-odiata depilazione. Dall’800 a oggi

Il pelo sì, il pelo no. Pelo, peletto, pelliccia. Prima o poi, con ogni pelo dobbiamo fare i conti. Erano gli anni ’90 e, armate di pinzetta, ci depilavano compulsivamente le sopracciglia. In università, in vacanza, persino in spiaggia. Ci piacevano a U rovesciata: «Due archi di trionfo» dice Cristina Fogazzi, la nostra Estetista cinica. Poi qualcosa è cambiato. Il mondo è tornato a impazzire per l’artista Frida Kahlo (in mostra al Mudec di Milano nel 2018): ali di condor sopra gli occhi, sopralabbro irsuto come quello di una lontra.

Al naturale o super depilate? Le contraddizioni dell'oggi

E i magazine oggi non possono fare a meno della top Cara Delevingne e delle sue seguaci: 2 siepi di pungitopo al posto delle sopracciglia come segno distintivo. Eppure, se entriamo in un centro estetico, il trattamento più richiesto è l’epilazione definitiva. Laser o luce pulsata soprattutto per gambe, inguine e ascelle. «Ora» dice Cristina Fogazzi «siamo entrati nella postmodernità del petto di pollo». Quindi? Irsute sì o no? Il pelo è pieno di intriganti (e intricati) significati simbolici ed è molto meno superfluo di quanto pensiamo. Lo dimostra Francesco Forlani, scrittore polemista, nel suo nuovo saggio Peli (Fefè Editore, sotto la cover), un geniale viaggio tra le rappresentazioni pilifere: «Il pelo è misura di tutte le cose, infatti si dice farcela per un pelo. La peluria è capace di definire qualcosa d’indefinito».

Da Silvana Mangano a Miley Cyrus: le ascelle al naturale delle star

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    Credits: Mondadori Portfolio

    Silvana Mangano

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    Credits: Shutterstock

    Julia Roberts

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    Madonna

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    Lady Gaga

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    Miley Cyrus

Sono garanzia di naturalezza

Grazie a Forlani scopriamo che esiste un pelo fatale che parla di desiderio: il più istintivo, il più vitale. L’autore cita il quadro L’origine du monde (1866) di Gustave Courbet «un modello esoterico, che rivela una verità». E come dimenticarlo? È solo il primissimo piano di un inguine non depilato? È solo l’incubo dell’Estetista cinica? È misterioso, è concreto. Osceno ma a suo modo bellissimo. Cristina Fogazzi inorridisce: «Per me la ricrescita è il discrimine tra la donna single e quella sposata». E dire che le cortigiane s’infiocchettavano i peli pubici e le loro ricrescite con lustri nastri di seta.

Tra la moda glabra lanciata da Harper’s Bazaar e quella altrettanto depilata alla Brigitte Bardot, compaiono nel mondo delle star del cinema altri peli esibiti: Silvana Mangano e le sue ascelle mostrate con fierezza in Riso Amaro, per esempio. Arricciamo il naso solo a leggerne, vero? «I peli sono antenne: ci fanno sentire l’esterno, dunque provare emozioni» dice Francesco Forlani. «Il pelo è garante di umanità, di naturalezza. Dice della nostra parte istintiva, non inibita: la più vera che abbiamo». Dunque con tanta proliferazione pilifera dovremmo sentirci più donne che mai?

Peli misura di tutte le cose, madre di tutte le battaglie di Francesco Forlani (Fefé Editore)

Sono una provocazione

Il pelo pop, resuscitato e non più rasato al suolo, si è visto ricomparire anche a fine anni ’90 alla première di Notting Hill sotto le ascelle di Julia Roberts. Oggi Lady Gaga lo sfoggia turchese, Madonna e Miley Cyrus naturale. Una moda amata anche dalle orientali, tanto che la cinese Xiao Yue ha lanciato il “movimento dell’ascella pelosa” con esemplari colorati, fluo, sfrangiati, frisé. Solo a sentirlo, l’Estetista cinica lancia il suo grido di battaglia: «Basta al bosco verticale sotto le ascelle!».

In questo pelo resuscitato in effetti non c’è nulla di fatale o di seducente. Piuttosto, si sente la forzatura: la provocazione giusto per farsi notare Tiziano Guardini è un eco-designer, crea vestiti di aghi di pino e di radici di liquerizia. Per lui tanta ferocia depilatoria nasconde una forma d’insicurezza. «Una mia amica, una donna bellissima, non si depilava mai perfettamente le gambe. Eppure qualche pelo non dava fastidio, anzi. Il rapporto naturale che aveva col suo senso estetico esprimeva una forza innegabile».

Sono rivoluzionari

E infatti c’è il pelo liberatorio. Nel quadro del 1830 di Eugène Delacroix La Libertà che guida il popolo alza un braccio e mostra l’ascella, pelosa e rivoluzionaria. Nel pelo c’è la passione del gesto. Non a caso quello ascellare lo ritroviamo con le femministe e con il movimento del ’68. Il pelo è uno slogan, rivendica sempre qualcosa (oltre alla sua presenza). Diana Del Bufalo (l’abbiamo vista in C’era una volta Studio Uno) canta felice: “Ce l’ho pelosa! Ce l’ho pelosa!”. Alla faccia degli stereotipi. E delle estetiste. «Oggi il pelo è un esule» dice Forlani. «La sua assenza parla di una femminilità negata». Eppure, più di tutti ci piace quello estinto. Per un’ascella irsuta ce ne sono centinaia glabre. Gambe, braccia, inguini implumi.

«Il pelo è morto!» gli fa eco l’Estetista cinica, anche lei con verve filosofica. Il pelo reietto si vendica glorioso solo nelle sopracciglia di cui si diceva all’inizio. E noi? Per strane pelose contraddizioni, da un lato vorremmo essere come Barbie, dall’altra a tutti i peli non possiamo rinunciare. Molte volte ci vogliamo bambine: lisce, levigate, immature, asessuate, dunque ancora piene d’avvenire. Ogni tanto, però, qualche forma di saggezza la vorremmo recuperare: i peli sono umani, a loro modo ci fanno rimanere attaccate alla vita e alle sue irrinunciabili imperfezioni. D’altronde, come dice Forlani, il pelo è di cuore: «Almeno lui non conosce cinismo».

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