Da qualche ora sui social impazza la ricerca di informazioni sulla cosiddetta “dieta dei milionari” o “dieta Kardashian”. È quella che ha permesso a Wanda Nara di perdere 7 kg in 3 settimane, dopo che ne aveva presi 10 per esigenze di copione per il film ¿Quién quiere ser mi hijo?, dove interpreta il personaggio di Lucía, accanto all’attore Agustín Bernasconi.

Ma se sul programma seguito dalla soubrette argentina non ci sono molti dettagli, a tenere banco è la cosiddetta Eggzempic o “dieta coreana”.

Dalla dieta Kardashian alla coreana

Neppure il tempo di terminare le riprese che Wanda Nara, oggi 39enne, si è messa a stecchetto, o almeno così indicherebbero le foto prontamente postate sui suoi account social, dove sfoggia il consueto fisico mozzafiato. Merito di una dieta che, secondo i ben informati, costerebbe 2.500 dollari alla settimana. Calcolando che lei l’ha seguita per 20 giorni, il conto è presto fatto: 7.500 dollari per tornare in forma, a fronte di attività fisica personalizzata e un regime alimentare specifico. Sì, ma quale? Sulla cosiddetta “dieta Kardashian”, dal nome degli “ideatori” non ci sono dettagli se non che si baserebbe sul modello della dieta Mediterranea, ma avvalendosi di uno chef privato. Fa discutere, invece, la dieta coreana o Eggzempic.

Cos’è la Eggzempic

Dopo la musica K-pop e la skincare coreana, non poteva mancare adesso la “dieta coreana”, che impazza sui social ormai da qualche tempo, senza perdere apparente appeal. Si tratta di un regime alimentare che, nel pieno della cosiddetta “era semaglutide”, mima proprio gli effetti dei noti farmaci antidiabete, che ormai sono usati per perdere peso, purtroppo spesso anche da chi non ha questa patologia o problemi di conclamata obesità. Il punto è che suggerisce il consumo di ben 6 uova al giorno: proprio l’hashtag con cui è nota sui social è, infatti, eggzempic, che deriva da egg, uovo, e Ozempic, il nome commerciale del medicinale a base di semaglutide.

La dieta delle 6 uova (al giorno)

Consumare sei uova al giorno, quindi, avrebbe lo stesso effetto del farmaco approvato per il trattamento del diabete di tipo 2, in grado di controllare la glicemia e ridurre l’appetito. Proprio la scelta delle uova ha questo identico scopo: ricche di proteine, infatti, danno senso di sazietà, in modo analogo ai legumi e alla carne. Diversi studi, però, indicano che gli alimenti migliori per stimolare il GLP-1, come fa anche il semaglutide, sono quelli che contengono le proteine del latte. Una ricerca americana, condotta su persone che prevedevano le uova a colazione, dimagrivano ma solo se contemporaneamente tagliavano le calorie complessive, lasciando dedurre che da sole non sono in grado di far perdere peso.

Le controindicazioni della dieta delle uova

Tra le tante tendenze alimentari, dunque, è bene ricordare anche le eventuali controindicazioni che prevedono gli eccessi, come i regimi alimentari selettivi: «È l’ennesimo esempio di una moda alimentare che promette risultati rapidi attraverso regole estreme, senza solide basi scientifiche. Le uova sono alimenti nutrienti, ma consumarne 6 al giorno non riproduce gli effetti dei farmaci anti-obesità. Il problema non sono le uova in sé, ma lo squilibrio di un regime che limita la varietà alimentare e rischia di escludere alimenti importanti per la salute, come cereali integrali, legumi, frutta e verdura», spiega Monica Dinu, ricercatrice dell’Università di Firenze, presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica e membro della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU).

Attenzione al colesterolo

«Inoltre, un consumo così elevato di uova comporta un apporto considerevole di colesterolo alimentare, potenzialmente problematico soprattutto per alcune persone con alterazioni del profilo lipidico. La Dieta Mediterranea, di cui SINU ha recentemente pubblicato una nuova piramide alimentare, ci ricorda invece che un’alimentazione sana si basa sulla varietà, sull’equilibrio e sulla prevalenza di alimenti di origine vegetale, senza puntare su singoli alimenti dalle presunte proprietà miracolose», ribadisce la ricercatrice.

Quante uova si possono mangiare alla settimana?

Una volta per tutte, quindi, la domanda è: quante uova si possono mangiare alla settimana? «Le linee guida italiane indicano un consumo di 2-4 uova alla settimana, nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata. Questo non significa che mangiarne qualcuna in più sia necessariamente dannoso. – spiega l’esperta – Le evidenze scientifiche più recenti indicano che, nella popolazione generale, un consumo moderato di uova non è associato a un aumento significativo del rischio cardiovascolare. Occorre, però, considerare il modello alimentare complessivo, le condizioni di salute individuali e gli alimenti che le uova vanno a sostituire. Più che fissarsi su un numero rigido, è importante variare le fonti proteiche, dando spazio anche a legumi e pesce».

Alimentazione del benessere

Invece che inseguire mode alimentari più o meno durature, dunque, gli esperti della nutrizione invitano a un’alimentazione del benessere, che non si basi sull’equilibrio, più che sull’esclusione di alcuni cibi, la loro eliminazione totale o il ricorso a farmaci: «Un’alimentazione equilibrata resta fondamentale, oggi più che mai. I nuovi farmaci anti-obesità rappresentano un importante progresso terapeutico, ma non sostituiscono una sana alimentazione e uno stile di vita attivo. Inoltre, è importante ricordare che l’obesità è una malattia cronica e complessa, per la quale il trattamento farmacologico può essere appropriato e necessario», ricorda Dinu.

Il progetto italiano innovativo

«Non dobbiamo contrapporre farmaci e alimentazione, ma riconoscere che hanno ruoli diversi e complementari. Mangiare bene non serve soltanto a controllare il peso, ma soprattutto a promuovere la salute e prevenire numerose malattie croniche», aggiunge Dinu. Proprio per educare all’alimentazione sana, la SINU ha presentato un modello virtuoso, partito dalla Toscana, ma replicabile in altre regioni italiane. Si chiama “Alimenta il tuo benessere: percorso verso una nutrizione”, ed è stata lanciata in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione (16 ottobre) con l’obiettivo di rendere le conoscenze scientifiche sulla nutrizione più accessibili e contrastare la diffusione di informazioni scorrette e fake news.

Conoscere i cibi, anche in biblioteca

Avviata nel 2025 e tuttora in corso, l’iniziativa ha coinvolto le biblioteche di 7 comuni della provincia di Arezzo. Il percorso, articolato in 20 ore di formazione gratuita in presenza, affronta numerosi temi, dai principi di una sana alimentazione alle diete più diffuse, dalla prevenzione delle malattie croniche ai falsi miti, fino alla lettura delle etichette alimentari e al microbiota intestinale. Particolare attenzione è stata dedicata anche agli strumenti necessari per orientarsi tra informazioni nutrizionali spesso contraddittorie. La scelta delle biblioteche non è casuale perché permette di raggiungere i cittadini in luoghi familiari e facilmente accessibili, anche se il prossimo passo sarà coinvolgere scuole, associazioni, centri sportivi e centri culturali.