Ci sono farmaci che segnano epoche e che travalicano, pericolosamente, il campo della medicina per diventare fenomeno di costume e abitudine sociale. È stato così con il Prozac, una quarantina d’anni fa, si è verificato con il Viagra nel primo decennio degli anni 2000. E rischia di ripetersi con la rivoluzionaria semaglutide, la molecola contro il sovrappeso e l’obesità.
Il nuovo capitolo della vicenda che ha portato milioni di persone a seguire anche a sproposito una cura inizialmente nata per combattere il diabete si apre nelle prossime settimane quando la semaglutide arriverà nelle farmacie europee in pillole, formulazione ben più comoda delle iniezioni. «Il farmaco è stato approvato a luglio da Ema, l’Ente europeo, e in Italia è atteso a breve, probabilmente da quest’autunno» interviene Silvio Buscemi, presidente della SIO, la Società Italiana dell’Obesità. «Gli studi che sono stati condotti hanno dimostrato non esserci differenze per quanto riguarda la perdita di peso rispetto alla versione iniettiva. Abbiamo visto che non ci sono interazioni con eventuali altre terapie per via orale come le statine, i contraccettivi orali e la terapia ormonale sostitutiva. E ci auguriamo che abbia anche un costo più basso, come accade negli Stati Uniti dove la confezione ha un prezzo di circa il 30% in meno rispetto alla formulazione iniettiva. Questo potrebbe aiutare a mantenere la terapia nel tempo, a differenza di quanto accade molte volte oggi».
Tutto chiaro? Al contrario. Perché più si semplifica la cura più si moltiplicano i casi di chi si ostina a usare questo tipo di farmaco senza un’indicazione medica precisa. E più si moltiplicano le falsità. Ecco allora il fact checking preparato con l’aiuto degli specialisti della Società Italiana dell’Obesità. Vediamo quanto c’è di vero nelle affermazioni più diffuse.
1. C’è chi non dimagrisce nonostante il farmaco
Il calo di peso c’è sempre e varia a seconda delle persone, tra il 5 e il 20% nell’arco di sei mesi. Può succedere però che a un certo punto non si dimagrisca più. «È legato ai meccanismi di controllo del bilancio energetico dell’organismo che tendono a stabilizzarsi» chiarisce Luca Busetto, vicepresidente della European Association for the Study of Obesity. «Se il paziente ha raggiunto un livello di peso adeguato che gli permette di svolgere le attività della vita quotidiana, non c’è ragione di aumentare la dose». E se è necessario calare ancora di peso, c’è una soluzione: a breve, arriverà nelle farmacie una nuova formulazione di semaglutide per via iniettiva, che contiene il triplo di principio attivo rispetto alla dose massima disponibile oggi.
2. In chi assume i farmaci antiobesità il corpo diventa “flaccido”
Dipende dallo stile di vita. I muscoli sono importanti: sono i maggiori depositi di glucosio, mantengono la sensibilità all’insulina e proteggono la struttura ossea. «Ai pazienti dico sempre che li voglio “fit”, cioè meno peso, ma con buona massa muscolare» interviene Matteo Monami, specialista malattie metaboliche dell’Azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze. «Certo, è inevitabile una leggera perdita di massa muscolare e lo confermano gli studi. Ma la sarcopenia va tenuta lontano, innanzitutto con una regolare attività fisica». Per mantenere un buon tono muscolare, inizia con dieci minuti ogni mattina. Gli esercizi più adatti? Squat, affondo e, sdraiata su un tappetino, crunch obliqui e torsione del tronco. Ma evita il fai-da-te. I movimenti corretti li deve insegnare un fisioterapista.
3. Aumenta il rischio di osteoporosi
«La notizia è circolata prima dell’estate e si riferisce a uno studio clinico che è stato letto con molta leggerezza» interviene Buscemi. «Il dato è stato rilevato solo su donne over 75 e non dipende dal principio attivo, ma dalla perdita di peso. Che può comportare una minima riduzione della massa ossea». Vale comunque il consiglio di dare una mano alle ossa soprattutto se la perdita di peso è superiore ai 10 kg. Al movimento che ti abbiamo consigliato per contrastare la perdita di massa muscolare, aggiungi l’esercizio contro resistenza, cioè quello in cui i muscoli lavorano contro un carico: pesi liberi, bande elastiche, esercizi a corpo libero.
4. La dieta non serve
Al contrario. «I farmaci riducono lo stimolo della fame e questo può comportare un minore apporto di nutrienti essenziali» dice il Presidente della SIO. «Per questo, oggi lo specialista è affiancato da un team di esperti che comprende anche il nutrizionista». Le regole di base? Aumenta l’apporto di fibre (cereali integrali e verdura) e di proteine, cioè legumi per quanto riguarda quelle vegetali, e preferibilmente pesce tra le animali, riduci al minimo il consumo di cibi con zuccheri semplici, come dolci, bevande zuccherate, bevi acqua minerale naturale a piccoli sorsi lungo tutto l’arco della giornata. E abituati a porzioni piccole e a più pasti, cioè colazione, pranzo, cena e due snack.
5. In menopausa per dimagrire è sufficiente la dieta
Non è proprio così. «Con l’arrivo della menopausa, il 59% delle donne “prende peso” e più del 43% convive con l’obesità, con un incremento importante del rischio di complicanze cardiometaboliche e di diabete di tipo 2» sottolinea Simona Bertoli, Direttrice dei Centri obesità lombardi, IRCCS Auxologico. «In questa fase, inoltre, tende ad aumentare l’accumulo di grasso viscerale, che rappresenta un ulteriore fattore di rischio per il cuore. L’aumento di peso accentua anche la severità di vampate e sudorazioni notturne che, oggi è noto, quando persistono nel tempo favoriscono i disturbi del sonno aumentando il pericolo di eventi cardiovascolari. Queste informazioni, provenienti da dati scientifici, ci confermano l’importanza di intervenire anche in menopausa, con un programma ad hoc che come sempre deve comprendere il farmaco antiobesità ma anche dieta e attività fisica».
6. Chi assume il farmaco antiobesità può evitare quelli per il colesterolo e l’ipertensione
Il dibattito è in corso. «Sappiamo che di per sé i farmaci antiobesità hanno un effetto sulla riduzione della pressione arteriosa e della dislipidemia» interviene la professoressa Bertoli. «Ma al momento le cure non vengono sospese. Semmai, si possono correggere i dosaggi, ma anche qui, è una decisione che va presa singolarmente a seconda del paziente. Sulla terapia ormonale sostituiva invece si iniziano ad avere lavori scientifici e i primi dati dicono che se assunta durante la terapia con semaglutide, si ottiene un maggiore effetto protettivo sul sistema cardiovascolare e un incremento della perdita di peso».
Alla larga dalle imitazioni
Premessa indispensabile: questi farmaci vanno comperati solo con ricetta e, non ci stancheremo mai di ripeterlo, dietro precisa indicazione medica. Ma il web, si sa, è spesso terra di nessuno quindi state alla larga da confezioni anonime, prive di etichettatura regolare, oppure con la scritta “per uso di ricerca”, vendute spesso a costi irrisori.
Le dosi non sono standardizzate. Questo vuol dire che il principio attivo contenuto può essere in dosi anche molto diverse da quelle dichiarate sulla confezione. Le conseguenze? Ricoveri in pronto soccorso con ipoglicemie, complicazioni cardiovascolari, intensi disturbi gastrointestinali.
C’è rischio di contaminazione. I farmaci prodotti clandestinamente non rispettano le condizioni di purezza e di sterilizzazione richieste per legge nel caso di principi attivi da iniettare. Risultato? Rischio elevato di infezioni sistemiche, cioè diffuse in tutto il corpo.
Ma quanto mi costi!
Da circa un anno in Italia l’obesità è riconosciuta come una vera e propria malattia, progressiva e recidivante, che rappresentala base di molte altre malattie croniche, quali le cardiovascolari e il diabete di tipo 2. Il passo successivo sarà l’inserimento delle terapie nei LEA, i Livelli essenziali di assistenza, e il costo che andrà a carico del Servizio sanitario nazionale, per chi rientra nelle indicazioni. Nel frattempo, per semaglutide, tirzepatide e liraglutide, questi i nomi dei principi attivi, è previsto il pagamento del ticket solo in caso di diabete di tipo 2. Gli altri pazienti lo pagano a costo pieno, pari a circa 400-600 euro al mese per il farmaco iniettabile, alla dose di mantenimento di 2.4 mg. La Lombardia si sta muovendo in autonomia e ha previsto uno stanziamento di 2 milioni di euro che serviranno per fornire questi farmaci gratis o a prezzi calmierati a chi ne ha bisogno ma non se li può permettere.