I dati sono preoccupanti: le infezioni sessualmente trasmesse (IST) sono in crescente aumento. Parliamo di clamidia, gonorrea, sifilide, HPV, HIV, Epatiti B/C. Numeri che spaventano ma fanno soprattutto riflettere sul fatto che in un mondo sempre più veloce e in rapido sviluppo scientifico, non se ne parla abbastanza. Qui la domanda sorge spontanea. Perché?

Tra il 2005 e il 2016 le infezioni sessualmente trasmesse sono aumentate del 37,4%. Nel 2021 si è registrato un ulteriore +17,6%, con 4.748 nuove diagnosi annue. Ma il vero dato sconcertante è che nel 60% dei casi la diagnosi arriva troppo tardi, quando l’infezione è già in fase avanzata. Se restringiamo lo sguardo su Milano, il quadro è ancora più netto: 4,9 nuove diagnosi di HIV ogni 100.000 residenti, uno dei dati più alti tra le grandi città italiane. Ma non finisce qui. A sconvolgere è il fatto che solo il 24 % dei giovani tra i 19 e i 34 anni dichiara di utilizzare il preservativo nei rapporti occasionali.

Di fronte a questi dati, non si può rimanere impassibili, soprattutto in un mondo globalizzato e industrializzato come quello di oggi ma in cui c’è ancora poca consapevolezza. Ma la parte preoccupante non sono tanto i numeri quanto la loro sottovalutazione. Viviamo in un’epoca in cui si parla apertamente di sesso, relazione e libertà, ma raramente si parla di prevenzione e salute sessuale con la stessa naturalezza.

Ma proprio come un raffreddore o qualsiasi altra malattia, le malattie sessualmente trasmesse esistono e agiscono in modo silenzioso. Rendersene conto senza effettuare un controllo è difficile perché spesso sono asintomatiche, soprattutto nelle prime fasi. La domanda allora non è solo quanti casi ci sono ma perché siamo ancora lontani dal comprendere la gravità di ciò che sta accadendo alla nostra salute sessuale.

Libertà con consapevolezza

«C’è una grande distanza tra i comportamenti sessuali e la percezione del rischio», spiega Cristina Audino, psicologa e consulente sessuale di Medici del Mondo. «Da un lato la sessualità viene vissuta con maggiore libertà rispetto al passato; dall’altro, in un’epoca in cui la ricerca scientifica è così avanzata, non vediamo un parallelo aumento di informazioni e accesso alla prevenzione»

Il messaggio della psicologa Audino è molto chiaro. Il punto non è la libertà con cui oggi si vive la sessualità: oggi avere la possibilità di scegliere come vivere il sesso è un valore. «Il problema risiede nell’assenza di un investimento strutturato sull’educazione sessuale e affettiva». In Italia non esiste un programma obbligatorio nelle scuole o nelle università. I giovani hanno accesso alle informazioni attraverso le informazioni su Internet, i social o i discorsi tra pari che per quanto possano essere risorse utili non sostituiscono la voce di esperti e professionisti del settore. «Quando l’educazione sessuale non è istituzionalizzata», continua Audino, «la prevenzione diventa episodica, legata a un momento specifico piuttosto che in realtà ad una conoscenza diffusa e approfondita. Non esiste una chiara percezione del rischio fino al momento in cui non ci riguarda. E quel momento rischia poi di essere troppo tardi».

Qual è il dato più allarmante?

Ma qual è il dato più allarmante? «Le diagnosi tardive di HIV», conferma la Audino. Nel 60% dei casi, l’infezione viene intercettata quando è già in fase avanzata. «C’è ancora molta paura del test, molto stigma legato al risultato», spiega Audino. «Spesso manca proprio l’idea che fare il test sia importante, quasi come se la salute sessuale non facesse parte del benessere generale». E il problema non è solo individuale, ma collettivo perché una diagnosi tardiva significa cure più complesse e maggiori rischi clinici.

Eppure, la ricerca scientifica ha fatto passi enormi. Nel caso dell’HIV, se una persona è in terapia e ha una carica virale non rilevabile, il rischio di trasmissione sessuale è nullo (vale il principio “U=U”: non rilevabile significa non trasmissibile). Questo cambia radicalmente la prospettiva. Può essere più sicuro avere un rapporto con una persona che conosce il proprio stato sierologico ed è in trattamento, piuttosto che con qualcuno che non ha mai fatto un test e non sa.

Perché i giovani hanno paura di chiedere?

C’è ancora un po’ di vergogna nel chiedere e poca consapevolezza. Ma nel momento in cui si crea uno spazio sereno e non giudicante, le domande arrivano e la maggior parte riguardano richieste di informazioni. Tra le più frequenti ci sono quelle sulla contraccezione di emergenza, un segnale che spesso la protezione non viene utilizzata o non è compresa fino in fondo. «Quello che mi capita di percepire è una forte di richiesta di rassicurazione e informazione», racconta Audino. «Come se mancasse un luogo sicuro in cui aprirsi e fare domande. In famiglia spesso non se ne parla, un po’ per senso di vergogna, un po’ per questioni di privacy. A scuola non esiste un percorso educativo sessuale strutturato. Ed è difficile per le persone più giovani capire a chi rivolgersi».

coppia di fidanzati innamorati seduti che si guardano
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Help line, lo sportello per prenderti cura di te

È in questo contesto che Medici del Mondo, organizzazione a livello internazionale impegnata nel garantire accesso alla salute delle persone, ha avviato un nuovo progetto sulla salute e sui diritti sessuali e riproduttivi. Il cuore di questo progetto è l’Help Line, uno sportello virtuale gestito dalla sua consulente e psicologa sessuale Cristina Audino per rispondere alle richieste di giovani ragazzi e fornire aiuto, orientamento e sostegno. Il servizio prevede un duplice accesso: attraverso un numero telefonico dedicato (3346307636) oppure scrivendo all’indirizzo e-mail [email protected]. L’obiettivo non è solo informare, ma accompagnare chiunque ne ha bisogno verso una maggiore consapevolezza e informazione oltre che educare e ridurre la paura e lo stigma.

«Prendersi cura della propria salute sessuale significa prendersi cura del proprio benessere generale», conclude Audino. «Informarsi, fare test, usare protezione significa vivere più liberamente e consapevolmente la propria vita sessuale». È ora di iniziare a vedere la prevenzione come parte integrante del nostro benessere e a parlare di salute sessuale senza imbarazzo e vergogna.

La clinica mobile: la prevenzione arriva dove sono i giovani

Accanto alla help line, il progetto prevede anche una clinica mobile, pensata per portare informazione e prevenzione direttamente nei luoghi frequentati dai più giovani. Si tratta di uno spazio itinerante in cui è possibile fermarsi, fare domande, ricevere materiale informativo e confrontarsi in un contesto protetto e non giudicante. L’obiettivo è far luce su questa tematica e rendere i giovani consapevoli sulla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse, promuovendo una cultura della salute sessuale più informata e accessibile. Il calendario prevede incontri nelle scuole secondarie di secondo grado e nelle università, con talk, lezioni e attività partecipative basate su evidenze scientifiche e su un approccio inclusivo. Quando l’accesso agli istituti scolastici non è possibile, la clinica mobile raggiungerà altri spazi della città – eventi, festival, librerie e luoghi di aggregazione – per intercettare anche chi resta fuori dai percorsi educativi tradizionali.