Dopo la lebbra in Florida, dagli Usa arriva un nuovo allarme. Lotti di insalata iceberg sono stati ritirata a causa del costante aumento dei casi di ciclosporiasi. Ma cos’è? Si tratta di un’infezione intestinale causata da un parassita, che si trasmette attraverso l’ingestione di ortaggi contaminati, spesso a causa di acqua utilizzata durante la coltivazione o il lavaggio.

L’insalata iceberg contaminata è stata ritirata

La Taylor Farms, uno dei maggiori produttori americani di verdure e ortaggi freschi, è stata costretta a ritirare l’insalata iceberg responsabile del focolaio. Ha assicurato di aver intrapreso “misure proattive”. Le indagini sanitarie hanno infatti ricondotto l’origine del contagio al consumo di insalata iceberg contaminata, servita in una nota catena di cibo messicano e distribuita dalla Taylor Farms.

Il contagio negli Usa

La situazione è particolarmente critica registrata a New York, Ohio, Illinois e soprattutto Michigan. In Michigan si è sviluppato il focolaio più grave dell’epidemia nazionale, con ben 11.234 casi confermati e quasi 200 ricoveri ospedalieri. A livello nazionale, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno già registrato 6.707 casi confermati e oltre 11.500 casi sospetti.

I primi due decessi sono avvenuti proprio in Michigan. Occorre sottolineare che entrambe le vittime presentavano gravi patologie pregresse che potrebbero essere state aggravate dall’infezione e dalla conseguente disidratazione.

Cos’è la ciclosporiasi

Come riporta il Manuale MSD (portale specializzato in informazione medica), la ciclosporiasi è un’infezione dell’apparato digerente causata da un parassita microscopico unicellulare, la Cyclospora cayetanensis. Il contagio non avviene direttamente da persona a persona. I soggetti infetti eliminano il parassita attraverso le feci sotto forma di “oocisti” (le forme del parassita dotate di guscio protettivo), che per diventare effettivamente infettanti devono stare nell’ambiente esterno per circa una o due settimane.

Come si trasmette: i cibi che possono essere contaminati

Il rischio deriva dall’ingestione di oocisti presenti su frutta e verdura contaminate, spesso a causa di acqua utilizzata durante la coltivazione o il lavaggio. Oltre all’insalata iceberg che ha scatenato l’attuale focolaio americano, i casi di ciclosporiasi sono storicamente associati al consumo di prodotti freschi consumati crudi, come frutti di bosco (lamponi, more, mirtilli e fragole), erbe aromatiche (basilico e coriandolo), legumi freschi (taccole e piselli dolci), vari tipi di lattuga.

Dall’ingestione del cibo contaminato alla comparsa dei sintomi trascorrono in genere da due giorni a due settimane, ma in alcuni casi il periodo può essere anche più lungo.

Come si manifesta: i sintomi principali

Nelle persone con un sistema immunitario efficiente, l’infezione tende a risolversi spontaneamente senza trattamenti mirati, anche se il decorso può durare diverse settimane. Una delle caratteristiche più insidiose della ciclosporiasi è la tendenza alle recidive: dopo un apparente e iniziale miglioramento, i sintomi possono ripresentarsi a ondate.

I rischi per le persone vulnerabili

Sebbene la mortalità legata alla ciclosporiasi sia molto rara, la malattia può diventare pericolosa per le categorie più fragili — come neonati, anziani, donne in gravidanza e soggetti immunodepressi — a causa della grave disidratazione indotta dalle scariche prolungate. Nelle persone con difese immunitarie fortemente compromesse, l’infezione può causare forme di diarrea estremamente severe e persistenti, oltre a complicazioni extraintestinali come la colecistite o infezioni disseminate in altri organi.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi della ciclosporiasi richiede l’analisi delle feci del paziente. La ricerca in laboratorio si effettua tramite test molecolari per rilevare il DNA del parassita o mediante l’osservazione al microscopio per individuare le oocisti. Poiché l’eliminazione delle oocisti attraverso le feci può essere intermittente, è spesso necessario analizzare tre o più campioni di feci raccolti in giorni diversi per escludere falsi negativi.

Mentre le persone sane generalmente guariscono da soli, per i pazienti con sintomi persistenti o con un quadro di fragilità clinica il medico può prescrivere una terapia antibiotica specifica.

Come evitare l’infezione: basta lavare l’insalata con il bicarbonato?

L’Istituto Superiore di Sanità e gli esperti raccomandano di lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone prima di toccare o preparare gli alimenti, lavare meticolosamente frutta e verdura sotto acqua corrente prima del consumo, utilizzare sempre acqua potabile sicura sia da bere sia per lavare i cibi.

Quando si viaggia in aree tropicali o subtropicali in cui l’infezione è endemica, è fondamentale bollire l’acqua prima di consumarla, evitare la frutta che non può essere sbucciata e consumare verdure solo se ben cotte.

Il bicarbonato può aiutare a rimuovere parte dello sporco superficiale, ma non uccide in modo efficace il parassita. Anche soluzioni come aceto o succo di limone non sono dimostrate efficaci nell’eliminare Cyclospora.

Come lavare l’insalata

Per ridurre i rischi da contaminazione, occorre lavare l’insalata sotto acqua corrente, sfregando delicatamente le foglie una per una quando possibile, eliminare le foglie esterne se si tratta di lattuga o altri cespi e rispettare la catena del freddo. Per chi viaggia o si trova in aree dove la ciclosporiasi è più frequente (Paesi tropicali), meglio consumare verdure cotte anziché crude, perché il semplice lavaggio potrebbe non essere sufficiente.

È importante sapere che, a differenza di alcuni batteri, non esiste un metodo domestico semplice e garantito per eliminare completamente la Cyclospora dalle verdure crude. Per questo la prevenzione si basa soprattutto sul controllo della filiera alimentare e sulla corretta igiene nella produzione.

Il rischio nell’insalata confezionata

La Cyclospora cayetanensis è stata associata in diversi focolai alle insalate confezionate. Questo accade perché il lavaggio industriale, pur riducendo sporco e parte dei microrganismi, non garantisce l’eliminazione del parassita. Nei Paesi con controlli igienico-sanitari rigorosi, come l’Italia, la ciclosporiasi è piuttosto rara. L’insalata in busta venduta regolarmente nei supermercati italiani è generalmente sicura e il rischio di ciclosporiasi è molto basso, anche se non è pari a zero.

Se si acquista insalata in busta , va conservata in frigorifero, consumata entro la data di scadenza e se l’etichetta riporta “già lavata” o “pronta al consumo”, non è necessario rilavarla dal punto di vista della sicurezza alimentare. In ogni caso, rilavarla a casa non elimina comunque Cyclospora in modo affidabile.