Il dolore cronico è un “compagno” ben conosciuto dalle donne italiane: secondo l’Istituto Superiore di Sanità ne soffre il 25%, ossia una su 4 tra i 45 e i 54 anni. Tra gli uomini della stessa età colpisce solo il 17,6%, anche perché in moltissimi casi è legato alla menopausa, nonostante molte donne non lo sappiano. A sottolinearlo è invece la International Menopause Society che quest’anno ha dedicato a questo tema la Giornata mondiale della Menopausa (18 ottobre). Ma a breve sarà anche la Giornata mondiale dell’Osteoporosi e il nesso tra le due condizioni è molto stretto.

Il dolore cronico che accompagna troppe donne

La menopausa oggi è sempre meno un tabù, eppure quando se ne parla, con sempre maggiore consapevolezza da parte degli specialisti e delle donne, ci si limita però spesso a una sintomatologia che non considera in modo adeguato un “compagno di viaggio” per nulla piacevole: il dolore cronico. Come indicano i dati, però, è presente in questa fase della vita di molte donne. Insomma, non ci sono solo le vampate, gli sbalzi ormonali, la brain fog o la secchezza vaginale. In molte devono convivere anche con dolori che spesso non attribuiscono alla menopausa, ma semplicemente “agli anni che passano”.

Perché è ora di parlare di dolore cronico in menopausa

«La scelta dell’International Menopause Society di dedicare la Giornata mondiale della Menopausa di quest’anno al dolore cronico mi sembra una decisione intelligente. Quando una donna in menopausa ha un dolore fisso, si sente dire sempre: “È la fase della vita, devi sopportare”. Eppure è un disturbo molto diffuso: secondo la stessa società, quasi 3 donne su 4 hanno dolori articolari o muscolari in perimenopausa», sottolinea Cristina Lenzi, esperta di malattie osteometaboliche, ormoni bioidentici e Direttrice sanitaria di Medyca.

Quel dolore costante di cui le donne non parlano

Un po’ come accade per la dismenorrea o l’endometriosi, a volte capita che le donne preferiscano tacere i loro dolori, per non essere bollate come quelle che si lamentano, che non sono “capaci” di sopportare qualcosa che invece viene ritenuto fisiologico. Purtroppo, infatti, «si pensa che sia normale, una cosa da sopportare. E non va bene: bisogna parlarne. Tra le lavoratrici dai 45 ai 65 anni, quasi sette su dieci segnalano che i sintomi della menopausa hanno un impatto medio-alto sul lavoro, come ricordano i dati della Fondazione Onda relativa al 2025.

Come distinguere i dolori articolari della menopausa

Occorre, però, saper distinguere la natura e la causa dei dolori articolari: «Il dolore in sé può essere identico, ma nella mia esperienza la sede e l’andamento aiutano a orientarsi. I dolori legati alla perimenopausa e alla menopausa non sono fissi, sono migranti. Possono interessare una spalla per due o tre notti e poi passare all’altra. Sono, infatti, prevalentemente notturni per cui c’è una rigidità mattutina che poi scompare con un po’ di movimento.

I dolori di natura artrosica, invece, sono fissi, 24 ore su 24, e si alleviano solo con un antidolorifico. Anche quelli della menopausa vanno meglio con un antidolorifico, ma hanno una caratteristica in più: ripristinando l’equilibrio ormonale tendono a regredire», sottolinea Lenzi.

Certi dolori si possono curare

Il problema, però, può sorgere quando le donne non ne parlano. «Molte tendono a non confidarsi con nessuno e a non cercare una soluzione o una cura adatta, mentre il dolore di per sé non va mai ignorato: che sia cronico o che vada e venga, va indagata la causa – sottolinea l’esperta –Il dolore è un sintomo, è il nostro organismo che ci chiede aiuto. E come si fa a dare soluzioni e cure se non si sa la causa? Ogni causa ha una sua cura. Per i dolori della menopausa la terapia principale è quella ormonale, quando è indicata; per quelli di natura artrosica, la cura è necessariamente un’altra e va indicata dopo un’attenta valutazione».

Osteoporosi e menopausa: che nesso

Un altro aspetto di cui spesso non si parla a sufficienza è il nesso tra la menopausa e l’osteoporosi, che in Italia è un problema per circa 5 milioni di persone. Tra le donne, ben 8 su 10 devono fare i conti con le ossa che diventano più fragili, secondo i dati del ministero della Salute. Ma ad aggravare la situazione è il fatto che più di 7 su 10 (il 71%) non riceve un trattamento adeguato: «In questo caso va chiarito che l’osteoporosi non dà dolore, mentre naturalmente lo dà quando l’osso si rompe ed è questo il problema. È una malattia subdola, che non dà segni né sintomi e si manifesta con una frattura», ricorda Lenzi.

L’osteoporosi si può prevenire

«Molte donne – chiarisce l’esperta – non ricevono un trattamento adeguato perché non sanno che l’osteoporosi si può prevenire, mentre quando arriva la frattura spesso si è già perso molto tempo. Per questo bisogna occuparsi dell’osso dal momento esatto in cui si entra in menopausa, cosa che non tutti fanno: è lì che si comincia a prevenire l’osteoporosi e a proteggere la salute delle ossa nel lungo termine». La perdita di densità ossea, invece, viene ritenuta quasi inevitabile, legata all’età o a scorrette abitudini alimentari, come un consumo non adeguato di latticini o cibi che contengano calcio. Cosa c’è di vero?

Come “rimediare” all’osteopenia e osteoporosi iniziale

«Le cause dell’osteoporosi sono molte: le abitudini di vita, la poca attività muscolare, i fattori genetici. Di sicuro comincia quando l’osso si impoverisce di minerali e dopo la menopausa l’osso resta senza la protezione degli ormoni sessuali: è lì che le donne devono proteggersi», chiarisce Lenzi.

La buona notizia, però, è che anche quando si “scopre” una fragilità, si può “rimediare”: «Sì, si può rimediare. Ci sono farmaci efficaci, come i bifosfonati, indicati dalle linee guida, e accanto a questi la terapia ormonale, che può aiutare a ridurre il rischio di frattura nelle pazienti idonee. Il massimo beneficio si ottiene quando la terapia è iniziata entro circa 10 anni dalla menopausa o prima dei 60 anni, ma i benefici restano anche dopo». Per questo, le giornate quella dedicata alla prevenzione dell’osteoporosi, il 20 ottobre, servono ad aumentare la sensibilità e le conoscenze, finché si è in tempo.