Ci sono ferite che non si vedono, ma che il corpo ricorda perfettamente. Sono i segni lasciati dai traumi che all’improvviso non ci hanno più fatto sentire al sicuro e che spesso ci hanno fatto ammalare. Il Trauma Sensitive Yoga nasce proprio per curare quelle cicatrici: si tratta di un metodo scientificamente validato per sostenere chi, a causa di un dolore profondo, ha smesso di sentire il proprio corpo e lo ha percepito come un nemico da cui scappare. E che si sta radicando anche in Italia.
Trauma Sensitive Yoga, metodo scientifico per curare il dolore
Nato nel 2003 al Trauma Center di Brookline dagli studi di David Emerson e del celebre psichiatra Bessel van der Kolk, questa disciplina sta rivoluzionando la cura del trauma, entrando ufficialmente negli ospedali e nei percorsi di riabilitazione. Fibromialgia, endometriosi, vulvodinia, ma anche dipendenze, disturbi dell’apprendimento e malattie del sistema immunitario possono essere affrontate con questo metodo che agisce sulla memoria fisica dei traumi e che può essere affiancato alla psicoterapia tradizionale per sciogliere nel corpo ciò che le parole da sole non riescono a raggiungere.
Un metodo che si può affiancare alla psicoterapia
«Ci sono sofferenze che hanno lasciato disagi fisici importanti – ci racconta Simona Anselmetti, la prima psicoterapeuta italiana specializzata in Trauma Sensitive Yoga e fondatrice del centro yoga Be Soul a Milano (www.besoulyoga.it) – e che hanno generato vere e proprie patologie spesso di difficile diagnosi. Tutte malattie che sono l’espressione di un livello di infiammazione molto alta e ormai cronica nell’organismo, già a partire dall’infanzia, provocata da elevati livelli di stress.
Con questa pratica si passa dalla parola al corpo, per “riparare” il senso di impotenza e disconnessione che i traumi creano. Io e la collega Alessia Piazza – continua la dottoressa Anselmetti –abbiamo usato il Trauma Sensitive Yoga per la cura di disturbi alimentari e alcolismo in alcune strutture sanitarie milanesi. Altri colleghi in Toscana l’hanno applicato a sostegno dei piccoli pazienti oncologici. È un sistema molto flessibile ed estremamente efficace».
Una pratica per tutti
Il Trauma Sensitive Yoga sta diventando quindi oggi una pratica d’elezione per intervenire su una vasta gamma di traumi: dalle violenze sessuali alle dipendenze, dai traumi infantili ai lutti, fino agli incidenti stradali e ad esperienze di discriminazioni e marginalizzazioni. In una classe di Trauma Sensitive Yoga ogni partecipante lavora attraverso piccoli movimenti consapevoli, riscoprendo il potere di sentire il corpo e di scegliere ciò che è meglio per se, in uno spazio di libertà e ascolto.
«Come nello yoga tradizionale si usano molte asana, cioè posizioni statiche e dinamiche – spiega Francesca Maffioletti, insegnante di yoga e facilitatrice di TSY – , ma non sono mai imposte ai praticanti. L’insegnante non da ordini, ma suggerisce opzioni. Ogni movimento è una possibilità da esplorare, non un obbligo. Tanto nelle classi di gruppo quanto in quelle individuali il facilitatore non tocca né corregge chi sta praticando per evitare che il contatto fisico possa riattivare antichi traumi. A piccoli passi si torna a regolare e nutrire il sistema nervoso, migliorando i livelli di energia vitale».
Menopausa e perimenopausa
Oltre che per vari tipi di traumi, fuori dagli spazi sanitari, questo metodo si sta rivelando particolarmente efficace anche per affrontare i grandi cambiamenti della vita, quei passaggi obbligati e complessi che ogni donna si ritrova a vivere. Il Trauma Sensitive Yoga, infatti, può diventare un alleato prezioso durante la perimenopausa e la menopausa, fasi in cui il corpo femminile subisce uno shock che può essere percepito come una perdita di controllo e contatto. Il calo degli estrogeni rende il sistema nervoso più fragile, innescando stati d’ansia, insonnia, iperattivazione o drastici cali dell’energia vitale.
Aiuta contro ansia e stanchezza cronica
In un momento in cui la biologia sembra dettare nuove regole, questa pratica può offrire un valido supporto per stare meglio e accettare i cambiamenti. Invece di sentirsi sbagliate o tradite dal proprio corpo, le donne possonoimparare a riabitare se stesse con fiducia, in uno spazio privo di giudizi, provando a non subire né i sintomi né il messaggio negativo della società sulla menopausa, spesso dipinta solo come un momento di declino. Nel quotidiano di una donna che deve bilanciare lavoro, famiglia e cambiamenti ormonali la pratica costante diminuisce l’ansia e la stanchezza cronica, aiuta a dormire meglio, riduce gli attacchi di fame compulsiva e rende più semplice gestire le situazioni di caos quotidiano o di eccessivo stimolo esterno.