Crescere un figlio in Italia oggi significa affrontare una spesa media di circa 156 mila euro fino ai 18 anni. Lo rivela una stima di Moneyfarm, società digitale specializzata in consulenza finanziaria, che identifica un minimo di 107.000 euro e un massimo di 205.000 euro. L’alimentazione rappresenta la maggior fonte di spesa: 40.600 euro dalla nascita alla maggiore età (seimila euro in più rispetto a tre anni fa). Un impegno economico che, nonostante i bonus predisposti dal governo, pesa sui bilanci familiari e che spesso condiziona le scelte di maternità e paternità.

Un percorso che inizia già prima del parto, tra visite mediche e corredi per il neonato, e che prosegue con spese crescenti in ogni fase della crescita: alimentazione, istruzione, attività extrascolastiche, tecnologia. Un peso economico che, soprattutto nelle grandi città, arriva a sfiorare un terzo del reddito familiare, mentre molti giovani genitori si trovano a fare i conti con stipendi precari e carriere instabili. Il costo non è soltanto monetario, ma anche di tempo e penalizza in particolare le donne che non di rado devono rinunciare al lavoro e alla carriera perché la cura dei figli ricade ancora oggi in misura preponderante su di loro. In un Paese in crisi demografica come il nostro, il conto della genitorialità diventa così sempre più salato.

Il “conto” arriva prima della nascita

L’arrivo di un figlio si fa sentire già prima del parto. Tra ecografie, visite mediche, corsi preparto e l’acquisto del corredo per il neonato, le famiglie devono mettere in conto una spesa iniziale di circa 5.000 euro. Poi, nei primi tre anni di vita, il budget necessario varia da 11.700 a 27.000 euro. In questa fase le principali voci sono l’alimentazione, i pannolini, l’abbigliamento e i servizi di cura: un insieme che segna il debutto di un impegno economico destinato a crescere con il tempo. Fra i 4 e i 5 anni si passa a 10.700-30.000 euro, quindi a 31.500-46.000 euro tra i 6 e gli 11 anni.

Scuola, sport e tecnologia: nell’adolescenza il picco delle spese

Se i primi anni sono impegnativi, l’adolescenza rappresenta il vero picco dei costi. Tra i 15 e i 18 anni un figlio può richiedere 11.450 euro all’anno: istruzione, ripetizioni, sport, attività del tempo libero, dispositivi tecnologici, viaggi studio e abbigliamento. Il costo raggiunge i 75.000-109.700 euro per l’intero arco delle scuole medie e superiori.

Costi ancora più pesanti nelle grandi città

Non tutte le famiglie italiane si trovano a fare i conti con lo stesso livello di spesa. Nelle grandi città i costi schizzano in alto, arrivando a superare del 20% la media nazionale a Roma e del 30% a Milano. Una forbice ancora più difficile da colmare se si pensa che i redditi medi familiari, soprattutto al netto di bonus e sostegni, raramente superano i 35-40 mila euro annui. Il risultato è che crescere un figlio può assorbire quasi un terzo delle entrate, limitando ulteriormente la possibilità di avere altri bambini.

Famiglie numerose: economie di scala solo parziali

Chi ha più di un figlio può contare su piccoli risparmi nei primi anni: vestiti, passeggini, seggiolini e giocattoli possono essere riutilizzati. Tuttavia, superata la fase della prima infanzia, i costi restano quasi interamente individuali. Le stime parlano di un aggravio pari al 70-80% per ogni figlio in più rispetto al primogenito, un ostacolo che spiega perché sempre più coppie rinuncino ad allargare la famiglia.

Il tempo di cura che pesa soprattutto sulle mamme

https://www.donnamoderna.com/benessere/relazioni/nonni-che-crescono-i-nipoti-la-sfida-di-fare-di-nuovo-il-genitoreAccanto all’aspetto economico, c’è un “costo invisibile” che pesa soprattutto sulle madri: quello del tempo. Crescere un figlio richiede una disponibilità quotidiana enorme, che spesso ricade sulla donna, la quale non di rado deve ridimensionare le proprie ambizioni professionali o accettare carriere meno stabili e remunerative. Non tutte le famiglie, inoltre, possono contare sul sostegno dei nonni o di aiuti esterni: senza una rete di supporto, la gestione del tempo diventa una sfida che si traduce spesso in un sacrificio silenzioso, fatto di rinunce e compromessi.

Una denatalità che pare inarrestabile

Tra inflazione, stipendi stagnanti e servizi pubblici non sempre sufficienti, crescere un figlio in Italia è diventato un lusso che molte coppie non si sentono di affrontare. I dati sulla natalità parlano chiaro: nel 2024 ci sono stati soltanto 370 mila nuovi nati, per un tasso di fecondità giunto al minimo storico di 1,18 figli per donna. Davanti a questo scenario, la domanda non è solo “quanto costa un figlio?”, ma anche quale sostegno la società è pronta a offrire ai genitori di domani.