Il pensiero della pensione non sfiora i giovani della Gen Z, alle prese piuttosto con le difficoltà nel barcamenarsi in un mondo del lavoro sempre più frammentato e che mette a rischio proprio la possibilità di garantirsi una rendita, una volta usciti dal mondo professionale, proprio a causa dell’instabilità. Eppure per pensare al futuro non è mai troppo tardi, anzi si dovrebbe iniziare persino da neonati, come dimostra l’iniziativa del Trentino Alto Adige, dove una nuova legge prevede un contributo economico a favore di ogni nuovo nato, per incentivare l’apertura di un fondo pensione complementare intestato al minore. Ecco i consigli dell’esperta.

Il Bonus del Trentino Alto Adige

A sottolineare l’urgenza di iniziare a pensare alla previdenza fin dalla culla è stata, ultima in ordine di tempo, la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, che però è anche la prima a promuovere una misura del genere a livello pubblico. Il Consiglio regionale, infatti, ha appena approvato un disegno di legge chiamato «Incentivo all’iscrizione a forme di previdenza complementare di nuovi/e nati/e», che la Regione non esita a definire «una misura pionieristica a livello nazionale».

Un contributo da 1.100 euro a ogni nuovo nato

La nuova legge prevede un contributo economico a favore di ogni nuovo nato, adottato o affidato, per incentivare l’apertura di un fondo di previdenza complementare intestato al minore. È l’Amministrazione stessa a spiegare l’utilità del bonus, definendolo un “un intervento concreto che guarda al lungo periodo», frutto della consapevolezza che «le pensioni future saranno sensibilmente inferiori rispetto a quelle del passato». Quindi, meglio pensarci prima. Dalla Regione arriveranno 300 euro alla nascita (o adozione o affidamento), seguiti da 200 euro all’anno, per i 4 anni successi, «a condizione che la famiglia versi almeno 100 euro annui nello stesso fondo».

Perché aprire un fondo pensione a un bambino

L’iniziativa ha fatto discutere, ma sollevato alcuni interrogativi: laddove non ci sono incentivi pubblici, vale la pena pensare alla pensione del proprio figlio appena nato, o comunque ancora minore? «Aprire un fondo pensione per un neonato o un bambino può sembrare, a prima vista, una scelta insolita. In realtà, si tratta di un’idea semplice ma potentissima: sfruttare il fattore tempo per garantire ai più piccoli un domani più sicuro, in un mondo dove il futuro delle pensioni pubbliche è sempre più incerto», spiega Anna Vinci, co-founder di Ciao Elsa, startup specializzata in previdenza complementare.

3 motivi per pensare alla pensione di tuo figlio

Ci sono almeno 3 motivi fondamentali per cui ha senso aprire un fondo pensione già da piccoli», spiega Vinci che elenca: 1. Più il tempo passa, più anche piccoli versamenti possono crescere in modo esponenziale, grazie all’interesse; 2. Iniziare presto significa anche trasmettere una cultura del risparmio di lungo periodo. È come una versione moderna e utile del vecchio libretto di risparmio, a me spesso piace dire “fondo pensione is the new buono postale”; 3. Anche se il fondo nasce con finalità previdenziali, la normativa italiana consente – dopo un certo numero di anni – di utilizzare parte del capitale per spese importanti come l’acquisto della prima casa, spese sanitarie o, in futuro, per integrare gli studi. Questo lo rende uno strumento versatile, non vincolato esclusivamente alla pensione nonostante nasca per questo obiettivo.

Non sono misure per soli adulti

La parola d’ordine, quindi, è pensare anche al futuro, che «non inizia il giorno in cui si firma il primo contratto di lavoro: inizia molto prima. Quando parliamo di previdenza, siamo abituati a pensare che “ci sarà tempo”, che riguarda solo l’età adulta o addirittura la vecchiaia. Ma il mondo in cui vivranno i bambini di oggi sarà molto diverso da quello che abbiamo conosciuto noi. Il sistema pensionistico pubblico sarà chiamato a reggere un peso demografico sempre più squilibrato: meno lavoratori attivi, più pensionati, aspettative di vita più lunghe. È una sfida strutturale, e serve un cambio di prospettiva», sottolinea l’esperta.

Pagare meno tasse da grandi

Il timore maggiore, pur avendo a disposizione i soldi da investire in un fondo pensione, è di tenerli bloccati per sempre. Vinci spiega che non solo esistono forme di flessibilità, ma che «aprire un fondo pensione da piccoli può voler dire anche pagare meno tasse da grandi. Un minore che inizia oggi potrebbe trovarsi, a 65 anni, con un vantaggio fiscale davvero significativo rispetto a chi ha iniziato tardi. Un esempio concreto: il TFR futuro dei nostri figli. Garantire la tassazione minima grazie a un fondo pensione aperto per tempo significa che risparmieranno fino al 34% di tasse in futuro (e su 100.000€, cifra di un TFR medio italiano oggi a fine carriera, si tratta di un impatto misurabile, concreto e importante)».

Alla pensione occorre pensarci subito, specie oggi

La Gen Z, però, non pensa certo alla pensione: lo dicono i sondaggi ed è sufficiente osservarli o ascoltare i loro discorsi per rendersi conto che la loro priorità non è pensare al futuro, soprattutto perché il presente non offre loro garanzie di continuità lavorativa. Allora come è possibile pensare a un fondo pensione, se non si ha un lavoro tempo indeterminato, ma contratti discontinui e remunerati in modo differente l’uno dall’altro? «È una domanda legittima, perché tocca il cuore del problema: non si può costruire un futuro previdenziale con strumenti pensati per un mondo del lavoro che non esiste più».

Risparmiare pur senza un lavoro fisso

«La Gen Z si muove in un mercato fatto di contratti a termine, collaborazioni, partite IVA, flessibilità forzata. Parlare di pensione, per chi fa fatica a sapere dove sarà tra sei mesi, può sembrare quasi provocatorio – ammette Vinci – Ma è proprio per questo che serve un cambio di narrativa. Oggi il fondo pensione non è più (solo) un prodotto da “posto fisso”: è uno strumento che può accompagnarti nel tempo, anche se la tua carriera è tutt’altro che lineare, anzi, è proprio in questi casi che sarà più utile a sostenere la tua pensione in futuro perché lavoro discontinuo equivale anche a contributi discontinui e, di conseguenza, a una pensione più bassa in futuro. Non è immediatamente liquido, è vero, ma può essere alimentato anche con versamenti piccoli, discontinui, occasionali. È da vedere come “una goccia nel tempo”».

Cambi lavoro, ma il fondo pensione resta

«Anche se il lavoro cambia, se passi da dipendente a partita IVA o viceversa, il tuo fondo resta lì, intestato a te, e continua a maturare. E quando la vita professionale si stabilizza, puoi sempre riprendere a versare – senza ricominciare da capo», spiega Vinci. Resta il limite di non poter “toccare il gruzzoletto” messo da parte per quando si avrà l’età pensionabile: «Certo, non è uno strumento liquido: non puoi “prelevare” in ogni momento. Non è un salvadanaio da rompere al primo imprevisto, ma una base concreta da costruire un passo alla volta, anche se il lavoro è incerto. Non servono grandi cifre, serve solo iniziare a pensarci, quando ancora nessuno ti dice di farlo».

Cosa succede se non si versa più la quota

Cosa succede, quindi, se si smette di versare la quota prevista? «Nulla. Nel fondo pensione non sei obbligato a versare ogni mese, né ci sono penali se ti fermi. Il fondo resta attivo anche se non lo alimenti per un periodo. Puoi sospendere i versamenti in qualsiasi momento e riprenderli quando vuoi, senza dover chiudere nulla, né perdere quello che hai già accumulato – chiarisce l’esperta – Non ci sono “rate da pagare”, nessun rischio di indebitamento, né si è vincolati a un importo minimo mensile». Tra l’altro – sottolinea ancora Vinci – «i contributi volontari, anche piccoli e occasionali, sono deducibili dal reddito imponibile fino a un massimo di 5.164,57 € all’anno».

Anche i nonni possono contribuire

Un aspetto meno noto riguarda il “chi” versa materialmente il denaro in caso di minore: intanto «la deduzione spetta al familiare che lo ha fiscalmente a carico, nella maggior parte dei casi ai genitori. In più, molti non sanno che possono contribuire anche altre persone, se lo si desidera: un genitore, un nonno, uno zio. Ma non è un obbligo, e soprattutto non è una condizione per mantenere attivo il fondo. Piccolo consiglio pratico: se ci si tiene alla deduzione fiscale, è opportuno che chi materialmente effettua il bonifico sia chi poi potrà usufruire del vantaggio fiscale».

Si può sempre cambiare idea

Infine, in molti temono di cambiare idea negli anni: cosa accade? «Cambiare idea è un tuo diritto. Ogni fondo pensione ha un proprio regolamento e/o uno statuto, ma per legge è sempre previsto un periodo di recesso, mediamente entro 30 giorni dalla sottoscrizione entro i quali puoi annullare tutto senza costi né penali. Detto questo, è fondamentale sapere cosa si sta firmando. Noi di Ciao Elsa ci teniamo tantissimo a questo punto: la trasparenza viene prima di tutto. Ecco perché, sul nostro sito, per ogni fondo pensione (tutti, anche quelli che non distribuiamo), abbiamo creato una scheda chiara e sintetica con costi e i rendimenti storici, la linea di investimento proposta, e, cosa importantissima, i documenti precontrattuali da leggere e scaricare», conclude Vinci.