«Da ragazza io volevo sempre uscire, mio figlio invece vuole sempre stare in casa. È normale?» Elena
Cara Elena, il compito psichico e sociale dell’adolescenza è esplorare il mondo esterno per forgiare le proprie abilità psichiche e sociali.
Se tuo figlio sta troppo a casa, è anche colpa del cellulare
Ieri il motorino incarnava questo rito di iniziazione: posso, voglio e devo imparare a stare nel mondo. La comodità della smartphone oggi ostacola questo rito. Mentre il Reale porta con sé una quota di “negativo” (venti contrari, onde anomale, sfide), il Virtuale è “privo di negatività”: è senza spigoli e, alla prima avversità, bast un click per uscirne.
Il cellulare è un rifugio
Kafka lo ha descritto con la metafora di quella figura timorosa che, spaventata dal mondo esterno, crea un rifugio sotterraneo fatto di cunicoli. L’aria che entra nei cunicoli però crea dei sibili che, invece di rassicurarla, la rendono sempre più fragile e spaventata. Nascosti dentro i cunicoli del mondo virtuale i nuovi adolescenti, non diventano più coraggiosi, ma più timorosi. Lo dimostra anche il crollo verticale dei 18enni che scelgono non fanno la patente o la nuova telefono-fobia: non rispondere al telefono, ma solo per messaggio.
Meno cellulare, più reale
Cosa possiamo fare? Le nostre splendide ma fragili creature devono essere ribituate alla luce del sole, alla forza del vento e alla poetica del mare. Un consiglio pratico? Serve equilibrare la dieta: meno cellulare e più esperienze reali. All’inizio si ribelleranno e ci malediranno perchè l’ansia per il “negativo della realtà” farà sentire. Pian piano però la paura si trasformerà in fiducia ed il mondo esterno si rivelerà per i suoi colori. In fondo siamo anime della luce, non creature del sottosuolo.