Pandemie, recessioni, conflitti e rialzo dei prezzi hanno un peso determinante nelle scelte dei consumatori e su come viene riempito il carrello della spesa. In Italia, per esempio, è stato calcolato che negli ultimi cinque anni l’inflazione crescente ha ridotto la spesa delle famiglie di oltre il 9%. Molti nuclei tagliano i prodotti non essenziali e organizzano la spesa attraverso liste intelligenti per non sprecare e risparmiare il più possibile.
Il fenomeno non riguarda solo il nostro Paese, è generalizzabile. Una vasta analisi condotta dall’Università Corvinus di Budapest ha passato in rassegna 112 studi provenienti da quasi 70 Paesi dimostrando che non tutte le crisi producono le stesse reazioni in termini di contenimento delle spese da parte delle famiglie. Ognuna lascia un segno diverso sulle abitudini alimentari, su quanto si spende per il cibo e su dove lo si acquista.
Pandemie: più scorte, prodotti a lunga conservazione e spesa online
Le emergenze sanitarie sono quelle che innescano le reazioni più rapide. Lo studio mostra che, all’inizio di una pandemia come il Covid-19, il comportamento delle famiglie segue un impulso quasi immediato. Si fanno scorte, si riempiono le dispense e si privilegiano alimenti a lunga conservazione. La domanda di cibo cresce oltre i livelli abituali, spinta dall’incertezza e dal timore di restare senza.
Con il passare del tempo, però, l’approccio cambia. Quando l’emergenza entra nella routine quotidiana, i consumi diventano più misurati. Aumenta la spesa online, che permette di limitare gli spostamenti e di gestire meglio tempi e acquisti. Allo stesso tempo, le famiglie imparano a usare con più attenzione ciò che hanno già in casa, riducendo sprechi e acquisti superflui. Secondo i ricercatori, questa fase segna il passaggio da una risposta istintiva a una più organizzata.
Le crisi finanziarie cambiano il carrello più a lungo
Diverso è l’effetto delle crisi finanziarie. In questo caso, l’impatto sui consumi alimentari è più lento, ma tende a durare di più. Quando il reddito si riduce o diventa incerto, le famiglie rivedono le priorità. Si scelgono marche più economiche, si riducono gli acquisti considerati non essenziali e si accetta, più spesso, una qualità percepita come inferiore.
Lo studio evidenzia un aspetto importante: questi cambiamenti non scompaiono subito con la ripresa economica. Anche quando la situazione migliora, molte famiglie mantengono abitudini più prudenti, segno che la crisi lascia un’impronta profonda nel modo di gestire il budget alimentare.
Guerre e tensioni geopolitiche: quando il cibo diventa più caro
I conflitti geopolitici incidono sui consumi soprattutto attraverso l’inflazione e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento. Lo studio cita, tra gli esempi analizzati, la guerra tra Russia e Ucraina, che ha avuto effetti significativi sulla disponibilità e sul prezzo di alcune materie prime alimentari.
Quando prodotti importati diventano più costosi o difficili da reperire, i consumatori reagiscono cercando alternative. Aumenta il ricorso a beni sostitutivi nazionali o locali, non sempre per scelta ideologica, ma per necessità. Questa riorganizzazione della spesa è spesso accompagnata da un aumento dei prezzi, che pesa sul bilancio familiare e obbliga a rivedere le quantità acquistate o la varietà degli alimenti portati in tavola.
Prezzi del cibo in aumento: il peso maggiore sulle famiglie più fragili
Gli shock dei prezzi alimentari sono quelli che colpiscono in modo più diretto le famiglie a basso reddito. Secondo l’analisi, quando i prezzi salgono a causa delle pressioni del mercato globale, delle politiche interne o delle interruzioni nella filiera, le possibilità di adattamento si riducono.
Le famiglie reagiscono tagliando gli acquisti, scegliendo le opzioni più economiche disponibili o aumentando la dipendenza dalla produzione domestica. Queste strategie, però, hanno un costo in termini di benessere e possono accentuare la povertà. Gli autori dello studio sottolineano che proprio questi shock amplificano le disuguaglianze, rendendo evidente la necessità di strumenti di protezione mirati.