Cosa succede se una moglie ha pagato parte della ristrutturazione della casa intestata al marito e poi i due si separano? La donna può pretendere che le sia rimborsato quanto ha speso? Me lo chiede Maria: racconta di aver investito parte dei suoi risparmi nella casa familiare che ha abitato ma che ora si accinge a lasciare.
I prestiti tra marito e moglie non prevedono rimborsi
La risposta comunque è no. Il prestito tra marito e moglie non prevede il rimborso in caso di separazione poiché, a prescindere dal regime patrimoniale scelto, entrambi gli sposi devono contribuire insieme ai bisogni della famiglia. Ne deriva che le somme personali usate per questi bisogni non possono essere restituite quando ci si separa.
Non sono finanziamenti
Il Tribunale di Nola (sentenza n. 154/2026) ha confermato l’orientamento dei giudici di merito secondo cui i conferimenti in danaro avvenuti durante il matrimonio non sono da restituire. Si tratta non di finanziamenti in senso stretto, ma di un modo di adempiere a un dovere di solidarietà reciproca che nasce dal matrimonio stesso. L’eventuale restituzione potrà avvenire soltanto su base volontaria.
I prestiti nel matrimonio non sono investimenti
In generale, i prestiti tra coniugi rientrano nel più ampio e fondamentale dovere di contribuzione, secondo le proprie possibilità, a un progetto di vita comune e, dunque, ogni contributo economico viene considerato come una manifestazione di solidarietà, elemento cardine e imprescindibile del matrimonio. Queste somme non possono pertanto essere considerate un credito che si può pretendere con la separazione, visto che si presume siano versate per i bisogni della famiglia e non come un investimento da recuperare.
Si può fare un accordo scritto
Attenzione però: anche marito e moglie possono stipulare dei veri e propri prestiti. Basta preparare un accordo, in cui si stabilisce e si specifica che una determinata somma economica viene data in prestito e che dovrà essere restituita entro un certo termine, specificando tempi e modi.