Chi ha debiti o rate non pagati può vedersi negare l’Ape, il sistema che consente di lasciare il lavoro prima del tempo (da 6 mesi fino a 3 anni e 7 mesi). Come mai? «I soldi vengono infatti anticipati da banche e finanziarie che hanno stipulato una convenzione con il Governo» spiega Eleonora Voltolina, giornalista esperta di diritto del lavoro. Prima di erogare il prestito, le banche consultano una centrale rischi, cioè un database che raccoglie le segnalazioni dei cattivi pagatori, cioè coloro che non hanno rimborsato qualsiasi tipo di rata, da quella dello smartphone al mutuo.

Gli obblighi della banca

In Italia le centrali rischi più consultate sono Experian (experian.it, tel. 199183538), Ctc (ctconline.it, tel. 0266710229) e Crif (www.consumatori.crif.com, tel. 0516458900). Per legge, chi risulta inserito in uno di questi elenchi dev’essere informato subito dalla banca, che è obbligata a dichiarare anche da dove proviene il dato. Lo prevede l’art. 125 del Testo unico bancario.

In caso di errore

Può succedere che il nome sia stato segnalato per errore: in questo caso si ha il diritto di chiedere la correzione o la cancellazione delle informazioni alla centrale rischi (il modello di lettera si trova su altroconsumo.it/soldi/carte-di-credito/modelli-lettere/controllo-del-proprio-nominativo-presso-le-centrali-rischi).

I requisiti per l’Ape

Per chiedere l’Ape volontario c’è tempo fino al 31 gennaio 2019. Bisogna avere compiuto 63 anni, aver versato 20 anni di contributi e verificare che la pensione netta maturata non sia inferiore a 700 euro al mese. Bisognerà restituire i soldi degli anticipi in 20 anni da quando si raggiunge l’età pensionabile.