Con la crisi restano pochi soldi da accantonare. E le scelte sono sempre più ridotte. Il vecchio amore degli italiani, i Bot, in molti casi presentano addirittura un tasso negativo. Nel 2012, il 21,7% degli italiani-investitori li possedeva, oggi appena il 14% (secondo l’indagine “Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani” di centro studi Einaudi-IntesaSanpaolo).

Il 18,9% delle persone non si fida più di nulla e lascia tutto il denaro fermo sul conto corrente, che però ormai non rende nulla. E anzi, alcuni istituti (come Banco Popolare e Unicredit) hanno comunicato ai clienti un aumento dei costi di gestione, giustificato con l’obbligo di contribuire al Fondo nazionale di risoluzione delle crisi bancarie, quell’enorme salvadanaio creato presso la Banca d’Italia che ha permesso di salvare alcune banche finite sul lastrico: Banca Marche, Etruria, CariFerrara e cariChieti.

La Borsa? I risparmiatori hanno capito che c’è da starne alla larga, a meno di non essere esperti. Nel 2003 il 31,9% possedeva almeno un’azione, mentre oggi siamo appena al 5,3%.

Quindi? Vediamo di seguire qualche consiglio, ipotizzando tre profili-tipo.

PER GUADAGNARE NEL BREVE TERMINE: I CONTI DEPOSITO

Che cosa consigliare a una famiglia con circa 20.000 euro a disposizione, che voglia farli rendere ma senza rischiare, e anzi, poterli riprendere in fretta se necessario? “I conti-deposito restano la soluzione principale e permettono di portare a casa lo 0,50-1% l’anno” suggerisce Giuseppe Romano, membro del comitato scientifico Nafop (associazione dei consulenti finanziari indipendenti).

Ma bisogna avere alcune accortezze. Ecco i segnali da tenere d’occhio.

1. Il tasso promozionale. Leggete bene l’offerta. Perché spesso c’è un tasso promozionale per i primi mesi, più alto, che poi si riduce “a regime”.

2. Diffidate delle banche semisconosciute. Attenzione a campanelli troppi allettanti. “Diffidare di offerte troppo superiori alla media o di istituti semi sconosciuti” dice ancora l’esperto.

3. Verificate che la banca aderisca al fondo interbancario di tutela dei depositi. È quello che, secondo le norme europee del “bail-in”, permette ai risparmiatori di recuperare le somme fino a 100mila euro anche in caso di fallimento della banca.

PER  GUADAGNARE NEL GIRO DI 5-10 ANNI: I FONDI COMUNI D’INVESTIMENTO

Dove indirizzare, invece, un risparmiatore che disponga di una somma da poter impegnare senza problemi per 5-10 anni, e cerchi di strappare un po’ di rendimento? “In prima fila ci sono i fondi comuni di investimento e gli Etf (i fondi Exchange-Traded Fund). Acquistando quote di questi strumenti, il denaro viene investito dai gestori in azioni o obbligazioni, permettendo di sfruttare ogni volta i settori più redditizi” dice il consulente.

Gli Etf convengono: hanno dei costi medi decisamente più bassi e sono scambiati in Borsa come le azioni, quindi possono essere comprati in qualsiasi banca, anche on line.

In alternativa, per chi vuole solo difendere il capitale e restare iper sicuro, ci sono i buoni del Tesoro chiamati “Btp-Italia”. Assicurano al risparmiatore una cedola semestrale e rendono sempre qualche decimale in più rispetto all’inflazione (l’ultima emissione, con il titolo in scadenza nel 2024, assicurava una cedola minima dello 0,35%).

PER AVERE UNA RENDITA PRIMA DELLA PENSIONE: LE POLIZZE VITA

Vediamo il caso, infine, di chi possieda un capitale iniziale e possa alimentare periodicamente l’investimento, così da garantirsi una rendita futura. I fondi pensione integrativi possono essere validi, ma i loro frutti si godono solo una volta raggiunta l’età pensionabile, che si alza sempre di più. Mentre oggi molti lavoratori sperano di poter contare su una rendita futura quando saliranno le spese famigliari, magari perché i figli crescono, senza necessariamente essere già pensionati. “Le polizze vita possono fare al caso loro, ma facendo attenzione a molti particolari” dice l’esperto Nafop.

Polizze vita: come si scelgono

1. Scegliere quelle che investono i risparmi in una “gestione separata” e non in fondi comuni. Solo in questi contratti, infatti, il capitale è garantito al 100% dalla compagnia anche se i mercati dovessero andare male.

2. Occhio al prezzo. Le polizze sono sempre soggette a costi di caricamento (cioè una somma che la banca o la compagnia assicurativa si prende al momento della sottoscrizione), più costi di gestione, cioè una percentuale annua che viene sottratta dal rendimento, anche questa a favore dell’istituto. Le migliori offerte hanno un costo complessivo compreso fra l’1% e l’1,5% annuo (si trova spulciando nel Foglio informativo). “Gli affari migliori si trovano acquistandole on line, perché tramite il canale bancario o degli intermediari questi costi salgono” ammette il consulente.

VALE LA PENA ACQUISTARE CASA?

E per chi può permetterselo, vale la pena tornare al mattone? “Le prospettive sono positive per chi decide di acquistare un immobile da affittare. Ma anche qui, bisogna soppesare bene il rapporto fra spesa e benefici”. Infatti tra imposte sulla seconda casa, spese di condominio e manutenzione, eventuali ristrutturazioni e Irpef calcolato sui proventi degli affitti, i costi che gravano sul mattone sono tanti.

L’investimento vale la pena se fatto in una zona in cui si è certi di affittare i locali con continuità e se l’appartamento non necessita di troppi interventi prima di metterlo sul mercato.