Adottare un diverso modo di mangiare potrebbe avere effetti sorprendenti non solo sulla salute delle persone, ma anche sul futuro del pianeta. Un nuovo rapporto internazionale pubblicato su Lancet, firmato da 70 esperti di 35 paesi, stima che la cosiddetta dieta planetaria (Planetary Health Diet, PHD) potrebbe prevenire circa 15 milioni di morti premature ogni anno – equivalenti a 40.000 al giorno.

Che cos’è la dieta planetaria?

La dieta planetaria non è un regime rigido o punitivo. È piuttosto un modello flessibile, che mette al centro gli alimenti vegetali frutta, verdura, legumi, cereali integrali e frutta seccasenza escludere del tutto prodotti di origine animale. La carne e i latticini, in questa visione, hanno ancora spazio, ma in quantità molto più ridotte rispetto a quelle abituali in gran parte del mondo. L’obiettivo è duplice: migliorare la salute e ridurre l’impatto ambientale del sistema alimentare.

Le abitudini alimentari oggi

Il divario tra questa proposta e la realtà è tuttavia evidente. Negli Stati Uniti e in Canada si consuma oltre sette volte la carne rossa raccomandata dalle linee guida della dieta planetaria. In Europa e in America Latina il dato scende a cinque volte, mentre in Cina si attesta intorno a quattro. All’opposto, in regioni come l’Africa subsahariana, dove la dieta è basata soprattutto su cereali amidacei, un moderato aumento nel consumo di carne bianca, uova e latticini potrebbe persino migliorare la salute pubblica.

I benefici attesi

Secondo gli autori del rapporto, se adottata su larga scala la dieta planetaria permetterebbe di ridurre drasticamente i casi di malattie croniche come diabete, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore. Inoltre, aumenterebbe l’apporto di nutrienti essenziali come fibre, folati, zinco e magnesio. «Siamo stati in grado di analizzare questa dieta in relazione a effetti sulla salute come mortalità totale, diabete, malattie respiratorie, malattie cardiache, ictus e abbiamo riscontrato forti relazioni inverse», ha affermato il professor Walter Willett della facoltà di sanità pubblica di Harvard TH Chan. L’effetto ambientale sarebbe altrettanto significativo: le emissioni di gas serra legate alla produzione di cibo potrebbero diminuire della metà entro il 2050.

piatto di cibo vegano su tavola apparecchiata con cura

Disuguaglianze e costi

La sfida più grande resta l’accessibilità. Oggi circa 2,8 miliardi di persone non possono permettersi una dieta sana. Un miliardo soffre di malnutrizione, mentre un altro miliardo è in sovrappeso o obeso. Il cambiamento, quindi, non riguarda solo cosa mettere in tavola, ma anche come rendere questi alimenti disponibili e convenienti per tutti.

Gli investimenti necessari sarebbero ingenti, stimati tra 200 e 500 miliardi di dollari all’anno. Ma i risparmi potenziali in termini di salute e riduzione dei danni ambientali arriverebbero, secondo il rapporto, a circa 5.000 miliardi l’anno.

Le azioni politiche necessarie

Per trasformare il sistema alimentare globale, gli esperti indicano alcune priorità: rendere più economici i cibi sani, tassare e regolamentare quelli meno salutari, inserire etichette di avvertimento sui prodotti ad alto impatto, e spostare i sussidi agricoli verso produzioni più sostenibili. A ciò si aggiunge la lotta allo spreco alimentare e il miglioramento delle pratiche agricole.

«Ciò che mettiamo nei nostri piatti può salvare milioni di vite, ridurre miliardi di tonnellate di emissioni, arrestare la perdita di biodiversità e creare un sistema alimentare più equo», ha affermato il professor Johan Rockström, co-presidente della Commissione EAT-Lancet che ha stilato il rapporto. «Le prove sono innegabili: trasformare i sistemi alimentari non solo è possibile, ma è essenziale per garantire un futuro sicuro, giusto e sostenibile per tutti».