C’è un gesto minuscolo, quasi invisibile, che continua a lasciare un segno enorme sulle nostre coste. È quello del mozzicone di sigaretta buttato sulla sabbia, vicino all’ombrellone o a pochi passi dall’acqua. Secondo i nuovi dati diffusi da Legambiente con l’indagine Beach Litter, i mozziconi restano fra i rifiuti più presenti sulle spiagge italiane e confermano un problema che si ripete anno dopo anno.

Non è solo una questione di pulizia. In gioco ci sono la salute degli ecosistemi marini, la tutela di specie fragili e la qualità di luoghi che, soprattutto con la bella stagione, tornano a riempirsi di persone. E il punto più scomodo è proprio questo: dietro questa emergenza silenziosa ci siamo spesso noi, con distrazioni che sembrano piccole ma non lo sono affatto.

Perché i mozziconi sono diventati un’emergenza sulle spiagge italiane

Quando si pensa all’inquinamento dei litorali, il primo pensiero corre quasi sempre alla plastica. Ed è giusto, perché continua a occupare il primo posto fra i rifiuti raccolti. Ma subito dopo, ormai in modo stabile, arrivano i mozziconi di sigaretta. Un dato che colpisce perché racconta bene quanto sia radicata un’abitudine ancora percepita come marginale.

Il punto, invece, è che marginale non è. Il mozzicone è un rifiuto piccolo, facile da nascondere allo sguardo e facile anche da sottovalutare. Proprio per questo finisce spesso nella sabbia, nelle fessure delle passerelle, vicino alla battigia o direttamente in acqua. E proprio per questo si accumula. Non occupa spazio come una bottiglia o un sacchetto, ma compare ovunque.

Legambiente definisce questa situazione un’«emergenza silenziosa». Una formula che rende bene l’idea. Non fa rumore, non sempre si nota subito, ma intanto si ripresenta ogni estate. E rivela due problemi insieme. Da una parte c’è un gesto di inciviltà ancora diffusissimo. Dall’altra c’è una carenza di controlli e politiche davvero efficaci, nonostante in Italia esistano sanzioni per chi abbandona mozziconi sul suolo, nelle acque e negli scarichi.

Cosa dicono i dati di Legambiente

La fotografia scattata dall’indagine Beach Litter è netta. In 12 anni di monitoraggi, dal 2014 al 2026, Legambiente ha raccolto e catalogato 50.053 mozziconi di sigaretta in 653 transetti. La media indicata è di 77 cicche ogni 100 metri lineari di spiaggia.

Questo dato colloca i mozziconi al secondo posto fra i materiali più trovati sui lidi italiani. Al primo posto restano i frammenti di plastica, con 61.785 pezzi raccolti. Ma il dato sui rifiuti da fumo aggiunge un altro elemento importante: i mozziconi rappresentano l’87% dei 57.099 «rifiuti di fumo» trovati nei monitoraggi, categoria che comprende anche accendini, pacchetti e scatole per tabacco o sigarette in carta.

Se si allarga lo sguardo a tutti i rifiuti censiti nei 12 anni di rilevazione, il quadro è ancora più pesante. Legambiente parla di 512.934 rifiuti raccolti, di cui l’80% in plastica, con una media di 785 rifiuti ogni 100 metri lineari.

Non si tratta, quindi, di episodi isolati o di spiagge particolarmente trascurate. I dati descrivono una presenza costante e diffusa. Ed è questo che rende il fenomeno così difficile da ignorare. Il mozzicone non è il rifiuto «minore» che spesso immaginiamo. È uno dei segni più evidenti della pressione che continuiamo a esercitare su coste e mare.

I danni per mare, fauna e biodiversità

L’abbandono dei mozziconi in spiaggia o in mare non pesa soltanto sul paesaggio. Ha conseguenze dirette anche sugli ecosistemi e sulle specie che vivono o nidificano lungo le nostre coste. Fra quelle citate da Legambiente ci sono la tartaruga Caretta caretta e il fratino, piccolo uccello simbolo dell’ecosistema dunale.

La prima nidifica sempre più spesso sulle coste italiane. Il secondo, invece, proprio in questo periodo depone sulle spiagge naturali adriatiche, tirreniche, ioniche, sarde e siciliane. In contesti così delicati, la presenza di rifiuti non è soltanto un elemento di disturbo. Può diventare una minaccia reale, perché altera habitat già fragili e aumenta la pressione su specie vulnerabili.

C’è poi il tema della composizione stessa dei mozziconi. I filtri sono fatti in gran parte di acetato di cellulosa, un materiale plastico che non si biodegrada facilmente. Secondo lo studio citato nel materiale fornito, anche dopo anni nell’ambiente il filtro non scompare davvero, ma si frammenta in particelle sempre più piccole. A questo si aggiunge il rilascio nel tempo di nicotina e altre sostanze chimiche tossiche.

La persistenza di questi residui favorisce infatti la dispersione di metalli pesanti, composti organici e microplastiche. Sostanze che possono interferire con le comunità microbiche e compromettere lo sviluppo degli organismi marini.

Le iniziative in campo e il nodo dei controlli

Per riportare il problema al centro dell’attenzione, Legambiente ha organizzato la 36esima edizione di «Spiagge e Fondali Puliti», con oltre 80 iniziative in 16 regioni italiane. Volontari e cittadini sono stati coinvolti nella pulizia di lidi, coste, fondali, ma anche foci di fiumi e torrenti.

Accanto alle campagne di pulizia, però, resta aperta la questione delle regole. In Italia, ricorda Legambiente, esistono multe da 30 a 300 euro per chi abbandona mozziconi. Eppure il fenomeno continua a essere molto diffuso. Per questo l’associazione insiste sulla necessità di rendere più efficaci i controlli e di applicare pienamente anche la direttiva europea sulla plastica monouso, che richiama il principio della responsabilità estesa del produttore.

Nel frattempo, arrivano anche alcuni segnali incoraggianti dai territori. Crescono infatti le ordinanze antifumo sui lungomari e sulle spiagge. Sono 18 quelle censite da Legambiente, con Pesaro fra gli ultimi Comuni ad aver rafforzato il divieto. E anche Roma si prepara a vietare il fumo sulle spiagge del litorale capitolino.