Apicoltori, pastori, pescatori e salinai. Personaggi che sembrano appartenere ai racconti dei nonni e che invece diventano esperienza vera, concreta, sorprendentemente contemporanea. Come si raccoglie il sale nelle saline siciliane? Cosa significa oggi guidare oltre 200 capre tra le montagne? Come si pescano i gamberi rossi più pregiati d’Italia e come nasce il miele che la mattina mettiamo nello yogurt? Mestieri antichi da riscoprire non come spettatori, ma da protagonisti per un giorno o anche solo per qualche ora.
1. Insieme al gregge tra i pascoli d’Abruzzo
Italia Romano e Pietro D’Annessa fanno i pastori. La loro è una scelta di vita: lei, napoletana, ingegnere navale, nell’anno del Covid ha lasciato la città (e il mare) per raggiungere lui a Barrea, tra le montagne d’Abruzzo. Insieme, dal 2021, allevano capre di razza maltese, fanno formaggi di rara qualità e invitano i turisti più curiosi a vivere una giornata con loro. Zooristur Farm è la loro azienda bio. «Volevamo sfatare l’immagine stereotipata del pastore di un tempo, rozzo e col bastone, e raccontare una nuova storia».

“Pastori per un giorno” è l’esperienza che propongono due volte a settimana (mercoledì e sabato, max 20 persone per un costo di 35 euro a persona): una giornata di vita vera e di totale immersione nella natura. «Ci si immerge realmente in quello che accade tutti i giorni tra i pascoli con 280 capre». L’appuntamento è alle 9,30 in azienda: Italia e Pietro accolgono gli ospiti e presentano i 13 cani che accompagnano il gregge e le poche regole fondamentali: «Si procede sempre tutti insieme, non ci si allontana mai e non si toccano gli animali».

Andare al pascolo significa far parte di un gruppo e muoversi in sintonia. Si cammina tra pianori erbosi e boschi, seguendo l’andamento delle capre. Non tanti chilometri, ma tempo lento. Intanto Pietro spiega e racconta perché solo alcune capre hanno la campana, cosa brucano, quali sono i ruoli dei cani, dai toccatori che conducono ai sentinella che proteggono. Di ciascuno Pietro conosce l’abbaio e il comportamento, i segnali di pericolo che possono essere lupi, orsi, cervi. La natura è quella del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Il pranzo è offerto in prateria su tavoli di legno e tovaglie a strisce, Italia prepara la merenda del pastore: pane, verdure grigliate e formaggio di capra. È il suo momento. «Il formaggio è un pensiero, va raccontato». A latte crudo per lo più, al naturale o aromatizzato al miele o con erbe di montagna. A fine pranzo, chi vuole può cimentarsi nella mungitura, ma a una condizione, dice Italia: «Che poi quel latte appena munto abbia voglia di berlo» (Zooristur Farm, tel. 3335009553).
2. Con pala e setaccio nelle saline di Trapani
«Questa è un’idea nata un po’ per caso 10 anni fa, per il fior di sale, il sale di superficie che si raccoglie solo a mano e che un tempo i salinai portavano a casa» racconta Adele Occhipinti, amministratrice delle Saline Ettore e Infersa nel cuore della Riserva naturale dello Stagnone, a Marsala. Un luogo che sembra sospeso tra terra e acqua, dove si produce sale da quasi tremila anni: un sapere che non si impara sui libri e non è facile raccontare.
Bisogna entrarci dentro. Camminarci sopra. Sentire il sole sulla pelle, il vento che arriva dal mare e il rumore dell’acqua che scorre lentamente tra le vasche
“Salinai per caso” nasce per far vivere tutto questo. L’avventura inizia davanti al mulino a vento del XVI secolo, ancora funzionante, con le macine e gli ingranaggi originari. Un breve filmato introduce all’esperienza, poi si indossano gli stivali e si va nelle saline: davanti agli occhi si apre una geometria perfetta di specchi d’acqua, argini e canali.

I mulini si riflettono nelle vasche, i cumuli di sale brillano al sole e il cielo sembra moltiplicarsi all’infinito nelle superfici liquide. A seconda delle ore e delle stagioni, l’acqua assume sfumature che vanno dal rosa al viola. È uno dei paesaggi più fotografati della Sicilia occidentale, ma dal vivo riesce ancora a sorprendere. Accompagnati dalla guida, si percorrono gli argini fino a raggiungere la vasca destinata alla raccolta. Con pala e setaccio, si lavora accanto ai salinai veri: si rastrella, si impara a usare la vite di Archimede per spostare l’acqua e si raccoglie.
Prima di andar via, la degustazione insegna che il sale non è tutto uguale, che c’è differenza di gusto tra sale di superficie e i cristalli di salina che si depositano in fondo alle vasche (Saline Ettore e Infersa, Marsala, da maggio a settembre, tutti i giorni alle 10. Costo: 25 euro gli adulti, 10 euro bambini da 6 a 12 anni. www.seisaline.it).
3. Tra 23.000 api sulle colline toscane
Indossare per un giorno o qualche ora i panni di un apicoltore significa anche scoprire la complessa società matriarcale che risiede in ogni alveare. Accade a Castelfalfi, in Valdera, tra Pisa e Firenze: una tenuta di oltre 1.000 ettari dove natura selvatica e agricoltura biologica si intrecciano con un progetto di accoglienza internazionale. Un lembo di Toscana poco raccontato, che alterna colline dolci, vigneti e boschi maestosi dove vivono 60 famiglie di api che danno un miele Millefiori pregiatissimo.
Apicoltura biologica e approccio bee-friendly, che mette al centro il benessere delle api e la salvaguardia dell’habitat naturale, fanno la differenza. In fuoristrada, guidati da Elia Cantini, giovane apicoltore, si raggiunge l’area dove sono le arnie, l’ultimo tratto è a piedi, ma non prima del rito della vestizione: si indossano tuta, calzari, il casco, la maschera di protezione e infine i guanti.

Un po’ astronauti e un po’ Teletubbies, ci si avvicina all’apiario, Elia apre un’arnia, racconta come funziona un alveare, estrae un telaio e lo passa ai presenti, mostra il favo e le tecniche di smielatura, spiega la differenza tra polline, pappa reale e miele. Da vicino si comprende l’enorme lavoro delle api operaie che non sono tutte uguali, ciascuna ha un ruolo: ci sono bottinatrici, esploratrici, nutrici, spazzine, immagazzinatrici, guardiane.
Poi si torna in azienda per la degustazione del miele, che porta in vetro un concentrato di fiori selvatici, erbe aromatiche e profumi intensi della macchia toscana. «Per quel barattolo di 500 grammi, lavorano circa 23.000 api» ci ricorda Elia (castelfalfi.com).
4. A tessere reti con i pescatori di Mazara del Vallo
I fratelli Antonino ed Elisabetta Genovese, 29 e 26 anni, terza generazione di una famiglia di armatori, hanno messo su il progetto “Pescatori di Mazara”, che si muove tra il digitale e l’esperienziale. L’obiettivo? Dar voce ai pescatori locali, raccogliere e raccontare le loro storie, valorizzare la vita in mare tra reti e cianciole. Antonino si occupa dei pescatori, porta il nome del nonno che nel 1976 ha iniziato tutto con il primo peschereccio; Elisabetta, dopo la laurea a Parma, è tornata in Sicilia con l’idea di far vivere Mazara ai turisti più curiosi, farli sentire come dei veri local.

Ecco allora le passeggiate tra le vie del borgo per ascoltare i racconti dei pescatori; la visita con degustazione a bordo di un autentico peschereccio d’altura, per conoscere da vicino tecniche e attrezzature; il laboratorio di sarcitura delle reti. Un sapere antico, custodito tra le mani bruciate dal sole e dalla salsedine.
All’interno di un autentico magazzino delle reti si viene accolti da chi vive il mare ogni giorno: tra nodi, intrecci e gesti pazienti, si ascoltano storie di pesca e di vita vissuta, osservando da vicino un’abilità che si tramanda da generazioni. Poi si passa all’opera, cimentandosi personalmente nella sarcitura, imparando a intrecciare e riparare le reti secondo la tradizione locale (da 25 euro a persona, durata 60 minuti, per informazioni si chiama lo 3894923177 oppure si va sul sito pescatoridimazara.it).