Quando un anno fa mia figlia mi ha chiesto come regalo per i suoi 14 anni una vacanza da sola con me, non ho fatto passare un minuto che già ero sui siti delle compagnie aeree. Sì, perché in viaggio si crea un’intimità particolare, difficile da sperimentare quando ci sono tutti i membri della famiglia. E in questi giorni in cui si celebra la festa del papà penso spesso che ogni padre dovrebbe regalarsi e regalare questa esperienza: a giudicare dal vissuto di parenti e amici ho la sensazione che loro lo facciano ancora meno rispetto a noi madri ed è un vero peccato! In vacanza si fa squadra, ci si scambia opinioni su come organizzare la giornata e si dorme nel lettone insieme. Insomma fare le valigie e partire in due è vivamente consigliato. Lo confermano i quattro intervistati in questo articolo: con i figli non hanno visitato luoghi così particolari ma vissuto belle esperienze insieme. C’è chi ha esorcizzato la paura del buio in un bosco e chi ha sfidato i metal detector del Vaticano con una spada laser. E, al netto delle avventure e degli imprevisti, sono tutti concordi: il viaggio è il terreno dove si diventa grandi insieme.
Alex, nel bosco di Oxford per vincere la paura del buio

Alex Bellini, esploratore e divulgatore ambientale, ha attraversato gli oceani in solitaria. Ora è impegnato nel progetto 10 Rivers 1 Ocean con l’obiettivo di navigare i dieci fiumi più inquinati al mondo (alexbellini.com). Ha due figlie, Sofia (16 anni), e Margherita (14).
«Ricordo un’esperienza che ho fatto con la maggiore quando aveva 8 anni e molta paura del buio. All’epoca abitavamo nella campagna fuori Oxford e per aiutarla ho pensato di proporle una micro esplorazione che per lei aveva lo stesso gusto di una grande impresa. Ha preparato il suo zainetto con sacco a pelo, spazzolino, libri e pupazzi e insieme siamo andati in un bosco vicino a casa, nella Cuttle Brook Nature Reserve. Abbiamo costruito un piccolo rifugio con rami e frasche prendendo quello che la natura ci dava perché mi sembrava importante trasmetterle l’idea che possiamo provvedere a noi stessi. Un piccolo esercizio di autonomia, per farla sentire efficace. Abbiamo acceso un fuoco, cenato con i prodotti liofilizzati che porto con me anche nelle mie avventure, letto una fiaba e poi ci siamo infilati nel sacco a pelo».
«Ok papà, ora torniamo a casa!»
C’è stato un momento in cui, passato il divertimento della costruzione, siamo rimasti nel silenzio del bosco. A quel punto Sofia mi ha detto: “Ok papà, ho capito, ora torniamo a casa”. Quando le ho spiegato che avremmo attraversato insieme la notte fino all’arrivo della luce ho visto nei suoi occhi la paura, ma ho tenuto duro perché so bene che queste esperienze di rottura ti permettono di scoprire risorse che non pensavi di avere. Infatti, quando siamo tornati a casa, la prima cosa che Sofia ha detto a mia moglie Francesca è stata: “Mamma, non ho più paura del buio, sono diventata grande”.
Crediamo sempre di dover insegnare ai nostri figli a essere forti, a scacciare l’ansia, a superare i blocchi emotivi. Invece, proprio grazie ai miei viaggi, ho scoperto che la paura è un motore importantissimo: ti regala presenza, carica esplosiva, attenzione. Proprio quando accetti di avere dubbi e timori e capisci che non puoi controllare tutto, ti lasci andare all’avventura e fai esperienza del mondo e di te stesso».
Nico, il Vaticano e la spada di Guerre Stellari

Nico Acampora, fondatore di PizzAut, laboratorio di inclusione sociale e prima pizzeria in Italia gestita da ragazzi autistici (pizzaut.it), per il suo impegno è stato nominato Cavaliere della Repubblica. Ha due figli, Giulia (20 anni), e Leo (17). Il 27 giugno saranno a Biella con PizzAut per fare il servizio di food and beverage al Concertozzo di Elio e le Storie Tese.
«Ho una vita piena di impegni ma il lunedì, quando la pizzeria chiude, è il giorno mio e di Leo. Insieme passeggiamo lungo il canale Villoresi che ci porta a un parchetto dove mio figlio cerca qualcuno a cui dare una delle sue spade laser per giocare insieme. Le porta sempre con sé, ha una forma di autismo severo e le sue giornate sono scandite da una routine che gli dà sicurezza: la merenda, la lettura di un libro, la passeggiata… Proprio le spade laser sono state protagoniste di una delle nostre avventure: le guardie al metal detector del Vaticano le hanno bloccate ai controlli poco prima dell’udienza a cui siamo stati invitati con Papa Francesco. Leo ha capito subito che c’era un problema importante, si è agitato e io l’ho preso da parte per rassicurarlo».
In viaggio tutti insieme, presto
«In quel momento è arrivata una persona che conosce bene PizzAut, Don Luca Raimondi, con l’abito da vescovo e lo zucchetto viola, che in Vaticano funziona meglio di un lasciapassare timbrato. Ha sfilato la spada dalle mani di Leo e si è presentato come don Luca Skywalker, l’ultimo Jedi del clero, riuscendo a farci passare con un sorriso. Ecco perché, nonostante le difficoltà, viaggio con Leo: anche questo contribuisce a dargli una vita piena. Ogni volta fa un passo in più verso l’autonomia, magari anche solo lasciando a casa uno dei dvd da cui non si separa mai. Piccole cose. Giulia, mia figlia maggiore, lo aiuta tanto a crescere. Noi cerchiamo di darle spazio perché non viva questa situazione come un peso. Quando ci ha chiesto di studiare all’estero per un semestre, abbiamo tentennato: senza di lei è tutto più difficile. Ma l’abbiamo lasciata andare e da quel viaggio ha acquisito competenze e autonomia. Ora vorrei organizzare una vacanza per tutti tra i siti archeologici della Grecia: a Leo piacciono le spade e quello è il posto giusto».
Linus, in Florida tutti insieme nel lettone

Linus, direttore artistico di Radio Deejay (deejay.it), conduce il programma Deejay Chiama Italia e ha ideato la Deejay Ten che riparte il 29 marzo da Torino e tocca poi Bari, Treviso e Milano. Ha due figli, Filippo (29 anni), e Michele (22).
«C’è stato un periodo in cui la mattina lavoravo in radio, la sera in tv e in casa non c’ero mai. Così, per farmi perdonare, ho organizzato una vacanza su misura per mio figlio Filippo, allora dodicenne. Destinazione? Tutti i parchi divertimento di Orlando, in Florida: Disney World, Universal Studios, SeaWorld. Ho un ricordo tenero di quel viaggio: nonostante avessimo una stanza per uno, Filippo voleva dormire nel letto con me e al ristorante mi si sedeva di fianco come era abituato a fare a casa, non davanti. Nei viaggi come questo si crea un’intimità speciale, diversa da quando partecipa tutta la famiglia. Ma non è filato tutto liscio. Faceva un caldo terribile, mi sono seduto su una panchina e lui è andato a giocare in un playground. A un certo punto non l’ho più visto, mi ha preso il panico, ho chiamato il vigilante, per scoprire poi che si era infilato in uno dei giochi».
Non perdete i figli!
«Quindi il primo consiglio che mi sento di dare è: non perdete i figli e, soprattutto, la calma, perché quando si è soli non si possono condividere le responsabilità. La seconda vacanza l’ho fatta con mio figlio Michele, sempre a 12 anni, in un campeggio delle Foreste Casentinesi. Da ragazzo avevo amici agili a montare la tenda, ma lì ho dovuto mettermi alla prova. Morale: avevo la macchina più grande del campeggio e la tenda più piccola e storta. Ma che avventura! Con Filippo in sella alla bici abbiamo anche scalato lo Stelvio, fatto la Maratona delle Dolomiti e l’Eroica nel senese. Ero felice ma anche preoccupato quando l’ho visto scendere a rotta di collo dalle montagne. Eppure penso che educarli alla scoperta sia sempre la scelta migliore perché la curiosità ti salva la vita. Così, anche se sono cresciuti, continuo a proporgli vacanze. Non date per scontato che da adulti non vogliano più partire con i genitori: vale sempre la pena provarci».
Samuel, nelle Badlands alla ricerca della libertà

Samuel Graham-Felsen, giornalista freelance per il NYT Magazine, autore del romanzo Green (Random House), è stato il direttore del blog di Barack Obama durante la campagna elettorale del 2008. «Mio figlio Saul, 9 anni, ha un’ossessione per i parchi e si è appassionato alla figura di Teddy Roosevelt, il presidente che più di tutti ha lottato per il sistema dei parchi americani. L’idea di visitare le Badlands del Theodore Roosvelt National Park, in North Dakota, è stata sua: aveva 8 anni e voleva proprio ripercorrere le orme di Roosevelt che da giovane ha vissuto lì. Ma io avevo anche un altro motivo per portarcelo. Mio figlio mi somiglia: da piccolo ero come lui, poco atletico, molto sensibile. Temevo potesse essere preso di mira dai bulli, come è successo a me, e volevo che imparasse a essere più resiliente. Pensavo che una settimana tra i sentieri delle Badlands, tra terreni argillosi, pendii scoscesi e scarsa vegetazione, lo avrebbe aiutato a tirare fuori la grinta».
Ho scoperto la sua personalità
«All’inizio, è stata dura. Si lamentava in continuazione: “Papà, questa camminata è infinita, voglio tornare in auto”. Ma, verso la fine del viaggio, è scattato qualcosa: Saul si è innamorato del trekking e mi sono ritrovato io a faticare per stargli dietro. Ha imparato a vincere le sue paure e a esplorare percorsi alternativi. È stato incredibile vederlo cambiare sotto i miei occhi. Ho capito che mio figlio è un’anima libera che deve trovare la sua strada. Non posso forzarlo, né modellarlo secondo i miei desideri. Tutto ciò che posso fare è suggerirgli una direzione. Ed è anche successo un fatto curioso: all’inizio cercava di emulare la vita “eroica” di Roosevelt, ma alla fine del viaggio si era scelto un mito tutto nuovo, Pee-wee Herman, un adulto che si comporta da bambino stravagante, protagonista di un film che abbiamo visto lì. Ecco, mio figlio è così: imprevedibile. Lo ammiro perché non gli importa di aderire ai cliché su come dovrebbe essere un maschio. Ha il coraggio di essere se stesso. E questo coraggio emotivo è la forma più alta di mascolinità. Da me spero abbia imparato che la vita è più piena quando accetti le sfide e scegli di fare qualcosa che ti spaventa. Non c’è sensazione più bella di voltarsi indietro e poter dire: “Ce l’ho fatta”».