Li vedi al mattino che portano i bambini a scuola, talvolta con l’incedere indolente e solidale di chi avrebbe preferito restarsene a letto, talaltra col passo marziale e frettoloso di chi deve arrivare in tempo per un brief. Alcuni sono in giacca e cravatta, altri coi jeans e una felpa gigante come eterni ragazzi, cresciuti senza accorgersene. Parlano di mostri e di cartoni, facendo smorfie e mettendo su una faccia attenta e pensierosa mentre ascoltano, come se stessero disquisendo di operazioni finanziarie e questioni mondiali invece che di Pokémon. Rallentano, si fermano, non hanno mai l’urgenza e l’aria trafelata delle madri, quelle che arrivano puntualmente all’ultimo minuto, tipo me. Sono pazienti, stralunati, accomodanti, premurosi. Docili con le bambine, complici con i maschietti. Disposti a caricarsi qualsiasi peso sulle spalle, di corpi e di cartelle, a mettersi le coroncine, a comprare penne colorate e caramelle prima di entrare in classe, pur di rendere il dovere più lieve, le ore più veloci. Per questo i figli li adorano, questi nuovi padri. Un po’ meno severi e autoritari di quelli che hanno cresciuto noi, un po’ più presenti e scanzonati. Felici del ruolo che abitano. Fieri di esserci.
Perché le madri in Italia lasciano il lavoro
Ma intanto il lavoro “sporco” resta a noi. Pulirli, sfamarli, “stirarli”, questi mocciosi ancora quasi tutti delle madri nel nostro Paese. Precipitarci se si fanno male, chiedere il permesso per la visita dal medico o la festa di compleanno, barattare le ferie con la collega più disponibile per sopravvivere a quella terra di mezzo che è l’estate, passare al part-time per tirare il fiato, sperare nell’ennesimo favore dei nonni quando la baby sitter ha l’influenza. Lasciare il lavoro per non morire, a volte. La sconfitta più grande. Se l’Italia è nella black list dei Paesi col più basso tasso d’occupazione femminile la ragione è questa: siamo ancora troppo sole.
Padri: né “supplenti” né “mammi”
E non perché i padri non vogliano fare i padri, prendendosi il loro carico di responsabilità, ma perché non sanno che possono fare di più, che è un loro dovere ma anche un loro diritto. Che la loro funzione non si limita al cambio di pannolino o al corso pre-parto. Se si accontentano di questo, cioè di essere soltanto supporter e non titolari del loro incarico genitoriale, resteranno sempre e solo dei gregari, supplenti delle madri, rimpiazzi. Etichettati da alcuni come “mammi” – lo dico espressamente per offendere, sapendo quanto la parola sia urticante – perché non hanno ancora saputo o voluto rivendicare fino in fondo il ruolo di cura senza sentirsi sminuiti. Più facile declinare al maschile un compito assegnato per cultura alle femmine, piuttosto che provare a ridisegnare il perimetro della propria identità. Senza vergognarsene. Anzi, capendo di averci guadagnato.
Se il congedo di paternità in Italia è ancora un tabù
I dati ci dicono che, benché sia aumentato negli anni il numero di uomini che prendono il congedo di paternità obbligatorio, in tutto 10 miseri giorni, ancora 4 lavoratori su 10 non lo utilizzano (indagine Save the Children). Per ignoranza, educazione, paura del giudizio altrui, timore di giocarsi la carriera. Così, mentre cresce il desiderio di fare i padri, rimane al palo la consapevolezza che si può esserlo davvero in modo nuovo, più attivo e consapevole, libero da tutti quei retaggi che ancora distinguono generi e mansioni, mettendo zavorre alla crescita di tutti, personale e collettiva.
Spagna e Portogallo dalla parte dei papà
Le competenze genitoriali non sono biologiche ma culturali. Lo spiegano gli studi che attribuiscono ai maschi un ruolo cruciale nello sviluppo dei figli fin dai primi vagiti. Lo dimostrano le politiche di quei Paesi che riconoscono l’importanza dei padri nell’accudimento della prole, portando benefici ai bambini e alle madri, quindi all’intera società. Perché si alzano i numeri della natalità e s’incrementa l’impiego femminile. Non solo nell’evoluto Nord Europa, ma anche negli Stati simili al nostro, come la Spagna e il Portogallo. Mentre una parte del mondo va avanti, restando al passo coi tempi che cambiano, il nostro Paese resiste o arretra. La Camera ha bocciato alcuni giorni fa il congedo paritario obbligatorio, ovvero la proposta di legge che equiparava la sospensione dal lavoro per entrambi i genitori. Ribadendo in sostanza che padri e madri non sono uguali. Abbiamo perso un’opportunità. Ma gli uomini, più di tutti. Perché hanno “bucato” un traguardo importante per dare un senso alla Festa del papà.