Un ex campione del mondo di MotoGP che si ritrova a dover allenare suo figlio, pur essendo sempre stato un padre assente. È la nuova sfida attoriale che ha accettato, e superato alla grande, Claudio Santamaria nel film internazionale Idoli – Fino all’ultima corsa di Mat Whitecross, dal 19 marzo al cinema.

Il 51enne attore romano, che aveva recitato in inglese accanto a Ralph Fiennes in Itaca – Il ritorno, sfoggia ora un fluente spagnolo: «Lo parlo da tanto, girai un film in Patagonia nel ’99, una vita fa».

Un campione in pista, un padre imperfetto: Claudio Santamaria tra colpa, redenzione e talento in Idoli

Dopo il successo di Follemente, le performance in Il Nibbio e Il Falsario e il film corale Le cose non dette, lo ritroviamo sul grande schermo a elargire consigli a un ragazzo talentuoso ma scapestrato, nonché pervaso dalla rabbia nei suoi confronti.

Perché, come lui stesso ammette, è stato a lungo «un padre di m****».

Claudio Santamaria. Sono un papà che dice no ma con  dolcezza
Claudio Santamaria insieme a Oscar Casas in una scena del film “Idoli – Fino all’ultima corsa” di Mat Whitecross, dal 19 marzo al cinema

Non basta essere campioni del mondo quando si è assenti come genitori.
«A discolpa del mio personaggio, ci tengo a dire che ha abbandonato la famiglia non per egocentrismo, ma perché non riusciva più a fare i conti con la sua coscienza dopo aver perso un amico pilota in un brutto incidente.

Chiaramente, recuperare un rapporto autentico con il figlio, ora che è cresciuto, è difficilissimo, per quanto entrambi abbiano bisogno l’uno dell’altro.

Idoli parla anche di come, per riuscire a eccellere nello sport, occorra fare i conti con i propri fantasmi familiari».

È anche un film sul lavoro e i sacrifici che servono per affinare il talento.
«Credo sia importante che i ragazzi lo vedano, per capire che per arrivare in alto bisogna spaccarsi la schiena».

Talento e disciplina: perché il successo (nel cinema e nello sport) richiede allenamento costante

Anche nel suo mestiere?
«Certo, ho visto tanti attori finire un seminario di 3 mesi e dire: “Bene, ora mi faccio scattare le foto, trovo un’agenzia e ho risolto, tanto ormai ho capito tutto”. Per arrivare ai massimi livelli, invece, serve una grande preparazione».

Occorrono anche cibo sano, puzzle da mille pezzi e imparare a ballare la salsa, come fa fare nel film a suo figlio?
«Non ho mai ballato la salsa, ma sport di coordinazione ne ho fatti, dalle arti marziali alla capoeira. Per un attore il corpo è uno strumento di lavoro, meglio tenerlo allenato, così come la mente».

“Oggi i padri devono essere più presenti e vicini ai figli”

Nel film interpreta un padre negligente che pian piano recupera il senso di cura per suo figlio. Oggi ci sono nuovi modelli di paternità a cui le normative dovrebbero adeguarsi, non crede?
«Sono convinto che bisogna abbandonare il modello paterno di un tempo, il rigido padre padrone, e avere una presenza e una vicinanza emotiva maggiore con i figli.

Poi sicuramente ci sono stati padri nel passato che magari erano già così, non lo escludo. A volte un padre duro si trova solo nella difficoltà di non saper esprimere certi sentimenti, non saper da dove iniziare, non saper comunicare.

Oggi siamo più consapevoli, circola tanta informazione sui modelli comportamentali sani da adottare come genitori, sui social è pieno di psicologi che parlano di come affrontare le difficoltà con i figli e diventare madri e padri migliori».

Ritiene che i congedi di paternità andrebbero allungati?
«Certo! Anche i padri si occupano dei figli ed è giusto che abbiano con loro un rapporto stretto, fin da quando sono piccoli».

Dal cinema alla realtà, che tipo di padre è?
«Affettuoso, ma anche severo. So mettere dolci limiti (ha una figlia, Atena, insieme a Francesca Barra e la loro è una famiglia allargata con gli altri figli – una di lui e tre di lei – avuti da precedenti relazioni, ndr)».

Claudio Santamaria. Sono un papà che dice no ma con  dolcezza
L’attore con la moglie, la giornalista e scrittrice Francesca Barra. Foto Ipa

“Ti amo, ma questo non si fa”: Claudio Santamaria e l’importanza dei limiti nell’educazione dei figli

Dolci limiti?
«Cioè: “Ti amo, va bene, però questo non si può fare”. Non credo nel genitore amico che per farsi benvolere dice sì a tutto. Dare dei limiti fa comprendere ai figli che ci sono cose che non si possono fare, trasmette loro un senso morale, fa capire che attraverso una difficoltà possono crescere.

Per esempio, quando dicevo: “Troppa tv fa male, spegni, fai qualcosa, inventa, crea”, vedevo fiorire giochi meravigliosi. Non voglio fare il genitore modello, per carità, però ricordo che pochi giorni fa eravamo in montagna e c’era la piccola Atena che aveva messo sul tavolo delle carotine a fette, creando una specie di disegno e giocandoci divertita. Al tavolo accanto sedeva una bambina come lei con il volto abbassato a scrollare il cellulare senza sosta. Una scena terribile».

Che tipo di padre ha avuto lei?
«Era un gran lavoratore. Usciva alle 6 di mattina, tornava, si metteva nella vasca, poi andava a letto. Un tipo molto simpatico, sapeva sdrammatizzare tutto, da lui ho imparato quanto sia importante l’ironia. Ma era anche un padre abbastanza silenzioso dal punto di vista della condivisione dei sentimenti, era di un’altra generazione, con un modo diverso dal nostro di relazionarsi in famiglia».

I maestri della vita e la forza dell’amore: Santamaria tra mentori e rinascita

In Idoli interpreta un mentore. Quali maestri ha avuto lei?
«Un mio grande amico che non c’è più, pace alla sua anima: Arturo Patten, un bravissimo fotografo americano che odiava gli Stati Uniti e viveva in Italia vicino a Campo de’ Fiori, a Roma, una persona che mi ha messo in guardia su tante cose legate allo show business. Poi direi Francesca (Barra, ndr): è l’ultima maestra che ho incontrato, non intesa come moglie-insegnante ovviamente, però in coppia si condivide e si cresce insieme. Credo che anche lei abbia imparato da me, di certo per me è stata salvifica».

Ha vissuto anche lei, come il suo personaggio. un momento buio? E come l’ha superato?
«Chi non l’ha avuto? Mi sono rialzato… Non so bene come, magari dipende da forze più grandi di me. Ho sempre avuto spirito di autoconservazione e, pur nella bufera, vedevo una lucina che non mi faceva mai perdere la strada. Anche nei momenti peggiori.

Poi, come dicevo, mi ha salvato anche la relazione, la coppia. L’amore».

«Mi fanno paura i potenti della Terra»: Claudio Santamaria e l’esempio che dà forma al mondo

Nel film insiste su quanto sia importante affrontare le proprie paure. Lei oggi di cosa ha paura?
«Dei potenti della Terra. Ma perché sono così cattivi? Tra l’altro, stanno sdoganando un comportamento volgare e aggressivo, un modo di relazionarsi agli altri, e alla fragilità umana, così svilente, sgarbato, sbagliato. Mi fa molta paura, perché poi i ragazzi prendono esempio. “Se lo fa e dice lui, perché non potrei farlo e dirlo io?”. Questo rende il mondo un posto brutto e violento».