Roma cambia volto con l’arrivo dell’autunno. Le temperature si fanno più miti, la luce si addolcisce e la città si presta a passeggiate meno affollate rispetto all’estate. È il momento ideale per allontanarsi dai percorsi più battuti e scoprire angoli meno noti, spesso trascurati anche da chi a Roma ci vive da sempre.

L’ottobrata romana, con le sue giornate tiepide e i colori che si accendono nei parchi, è l’occasione perfetta per esplorare la città da una prospettiva diversa, tra aree verdi periferiche, ville storiche e scorci che raramente finiscono nelle guide turistiche.

Cos’è l’ottobrata romana

Tradizionalmente a ottobre, quando le temperature ancora gradevoli ma non più opprimenti, i romani uscivano dalla città per pranzi e merende in campagna. Spesso la loro meta erano le vigne che un tempo circondavano l’abitato, in particolare nella zona di Testaccio e lungo i Colli Romani.

Con il tempo l’usanza si è trasformata: le vigne sono quasi scomparse, ma è rimasta l’abitudine di considerare ottobre il mese giusto per stare all’aperto.

Da questo nasce l’ottobrata romana, anche se oggi l’espressione indica più in generale le giornate d’autunno particolarmente belle, in cui vale la pena andare a scoprire la città. Punti di interesse come il Colosseo, San Pietro e la Fontana di Trevi, tra l’altro ora diventata più cara, forse li conosci già. A maggior ragione allora puoi cogliere l’occasione e partire alla scoperta di tesori che non hai visto.

Vicolo dell’Atleta, il Medioevo nascosto di Trastevere

Trastevere è uno dei quartieri più visitati di Roma, ma nasconde ancora tesori poco conosciuti. Basta allontanarsi di poche decine di metri dai percorsi più battuti per trovare una strada stretta e silenziosa. Questa è Vicolo dell’Atleta, che prende il nome da una statua di atleta greco ritrovata qui nell’Ottocento e oggi conservata ai Musei Vaticani.

Al civico 14 si affaccia una delle rarissime case medievali romane ancora leggibili dall’esterno, con arcate in laterizio e un’iscrizione in ebraico incastonata nella facciata. Una testimonianza diretta della comunità ebraica che abitava questa zona prima del 1555, anno in cui papa Paolo IV impose il trasferimento forzato nel ghetto, sull’altra sponda del Tevere.

Camminare in questo vicolo significa attraversare un pezzo di storia che il resto di Trastevere ha in gran parte cancellato.

Il Quartiere Coppedè, la Roma che sembra una favola

Da Trastevere ci si può spostare verso la zona di Trieste-Salario, a nord-est del centro, dove sorge uno dei quartieri più sorprendenti e meno raccontati della città.

Il Quartiere Coppedè fu progettato tra il 1913 e il 1927 dall’architetto fiorentino Gino Coppedè, che qui mescolò liberty, gotico, barocco e persino richiami all’architettura medievale toscana. Quello che ne risulta è un insieme di palazzine, archi e fontane che non trova equivalenti altrove a Roma.

Il cuore del quartiere è piazza Mincio, dove si trova la Fontana delle Rane, mentre l’ingresso principale è segnato dall’arco decorato che collega due edifici, con al centro un lampadario in ferro battuto sospeso sulla strada. Poco distante, il cosiddetto Palazzo del Ragno prende il nome da un grande ragno scolpito sulla facciata, simbolo che secondo alcuni rimanda alla laboriosità artigiana celebrata da Coppedè in tutto il complesso.

È un quartiere residenziale, ancora abitato, che si visita camminando piano, alzando lo sguardo verso dettagli che cambiano a ogni palazzina.

Casina delle Civette a Villa Torlonia, il liberty nascosto

Poco distante si trova Villa Torlonia, sulla via Nomentana, nota soprattutto per essere stata residenza di Benito Mussolini tra il 1925 e il 1943. Al suo interno però custodisce un edificio molto meno conosciuto: la Casina delle Civette.

Nata come piccolo chalet svizzero a metà Ottocento, fu trasformata tra il 1908 e il 1930 su volontà del principe Giovanni Torlonia junior, che ne fece un rifugio personale in stile liberty affidandone la decorazione a diversi artisti.

Il nome deriva dalle civette che ricorrono ovunque nella struttura, dalle vetrate ai mobili, mentre le vetrate policrome firmate da Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi e Vincenzo Paschetto ne fanno uno degli esempi più originali di arte decorativa della città.

Danneggiata dai bombardamenti del 1944, la Casina fu restaurata a lungo prima di riaprire come museo nel 1997, e resta oggi visitabile con un flusso di visitatori molto più contenuto rispetto al resto della villa.

Parco della Caffarella, la campagna dentro la città

Chi cerca il verde può dirigersi verso la valle della Caffarella, l’area naturale compresa tra via Appia Antica e via Latina, dove il paesaggio conserva ancora un aspetto rurale nonostante la vicinanza al centro.

Il torrente Almone attraversa la valle fino a raggiungere il ninfeo di Egeria, una grotta artificiale di epoca romana legata al mito della ninfa che secondo la leggenda incontrava qui il re Numa Pompilio. Poco distante si trova il casale della Vaccareccia, una cascina ancora in uso che testimonia la vocazione agricola dell’area, mantenuta viva fino ai giorni nostri grazie ai pascoli che punteggiano il parco.

In autunno, con i colori che cambiano lungo i sentieri sterrati, è uno dei luoghi migliori per una passeggiata lontano dal traffico, a pochi minuti da zone molto più frequentate come l’Appia Antica.

Parco degli Acquedotti, tra archi e luce d’autunno

Poco distante, lungo via Lemonia, si estende il parco degli Acquedotti. Gli danno il nome le arcate di ben sei acquedotti romani che lo attraversano, tra cui l’Acqua Claudia, l’Acqua Marcia e l’Acqua Felice, costruita in epoca rinascimentale riutilizzando in parte i tracciati antichi.

Le arcate si stagliano su ampi prati verdi frequentati soprattutto da chi vive nei quartieri limitrofi, tra corridori mattutini e famiglie in cerca di spazio aperto.

Parco degli acquedotti al tramonto

Nel tardo pomeriggio autunnale, quando il sole basso illumina di taglio le arcate proiettando ombre lunghe sull’erba, il parco regala uno degli scorci più suggestivi e meno fotografati della periferia romana.

Il Cimitero Acattolico, un giardino letterario

Non lontano dalla Piramide Cestia, nel quartiere Testaccio, si trova un altro luogo spesso trascurato nonostante la sua importanza storica e culturale. È il Cimitero Acattolico, attivo dal 1716 per accogliere le sepolture di chi non apparteneva alla religione cattolica, in un’epoca in cui questo escludeva la sepoltura nei cimiteri consacrati della città.

Qui riposano, tra gli altri, i poeti inglesi John Keats e Percy Bysshe Shelley, oltre a numerosi artisti, diplomatici e intellettuali stranieri vissuti a Roma nei secoli scorsi. Più che un cimitero nel senso tradizionale, è un giardino curato nei minimi dettagli. Potrai passeggiare lungo vialetti ombreggiati da cipressi e fare l’incontro dei gatti che vivono liberi tra le tombe, accuditi da volontari.

Durante l’ottobrata romana, quando gli alberi iniziano a perdere le foglie e la luce è più calda nel tardo pomeriggio, l’atmosfera si fa ancora più raccolta.

Centrale Montemartini, l’archeologia tra le macchine industriali

Proprio a Ostiense, in un’ex centrale termoelettrica inaugurata nel 1912 come prima centrale pubblica per la produzione di elettricità a Roma, si trova uno dei musei meno frequentati della città nonostante la sua unicità: la Centrale Montemartini.

Dal 1997, quando fu allestita come sede temporanea per i lavori ai Musei Capitolini e poi diventata sede museale permanente, statue e reperti archeologici sono esposti accanto a turbine, caldaie e macchinari industriali perfettamente conservati.

Il contrasto tra i marmi classici e l’acciaio delle macchine crea un effetto visivo che non si ritrova in nessun altro museo della città, e la scarsa affluenza rispetto ai grandi musei del centro permette di visitarlo con calma, quasi in solitudine.

Garbatella, la città giardino della periferia

Spostandosi verso sud, il quartiere Garbatella rappresenta un unicum nel panorama urbanistico romano reso celebre dal I Cesaroni, fiction cult che potrebbe tornare con un’ottava stagione. La sua costruzione iniziò nel 1920 secondo il modello inglese della città giardino, con villini, lotti popolari e piccole piazze interne progettati da diversi architetti, tra cui Innocenzo Sabbatini, autore di alcuni dei lotti più caratteristici.

Il nome, di origine incerta, viene tradizionalmente fatto risalire a un’osteria gestita da una donna soprannominata “la Garbatella” per i suoi modi gentili.

Le scalinate, i cortili interni e i panni stesi alle finestre restituiscono un’atmosfera da borgo più che da periferia di una grande città, ancora oggi molto sentita dagli abitanti storici del quartiere.

Quadraro, la street art che racconta un quartiere

Ancora più a est, il Quadraro conserva la memoria di uno degli episodi più drammatici della Resistenza romana: il 17 aprile 1944 l’intero quartiere fu circondato dai nazisti in un rastrellamento durante il quale oltre mille uomini furono deportati nei campi di lavoro tedeschi.

Oggi quella memoria convive con un’identità nuova, nata nel 2010 grazie al progetto MURo, Museo di Urban Art di Roma, ideato dallo street artist Diavù per trasformare le facciate del quartiere in una galleria a cielo aperto.

Decine di opere firmate da artisti italiani e internazionali coprono oggi i palazzi popolari del Quadraro, rendendolo un esempio concreto di come la periferia romana possa custodire insieme memoria storica e arte contemporanea.

Rione Ponte, il quartiere degli artigiani

Se il Quadraro racconta la creatività di periferia attraverso la street art, nel cuore della città un’altra forma di lavoro artigiano resiste nei laboratori di Rione Ponte, a pochi minuti da Piazza Navona e da Castel Sant’Angelo.

Qui è nato il Ponte Arte & Design District, un’iniziativa che riunisce 28 tra botteghe, studi e atelier dedicati a intarsio, ceramica, mosaico, oreficeria e sartoria, promossa da Patrizia Corvaglia con l’obiettivo di restituire al quartiere la sua identità artigianale.

Il cuore del percorso è via dei Banchi Nuovi, un tempo tratto dell’antica Via Papalis percorsa dai pontefici verso San Giovanni in Laterano: qui abitarono Carlo Maderno e Borromini, mentre al civico 17 lavorava Benvenuto Cellini, oggi sede del laboratorio di Corvaglia, che realizza gioielli e complementi d’arredo in micro-scultura a cera persa. Lungo le strade del rione si incontrano anche le Madonnelle, le piccole edicole sacre incastonate negli angoli dei palazzi fin dal Rinascimento.