La cucina è sempre più una delle ragioni principali per scegliere una destinazione di viaggio, con classifiche pubblicate da più parti che ispirano mete gastronomiche e ristoranti top.
La nuova Hot List 2026 di CN Traveller celebra i migliori nuovi ristoranti del mondo appena aperti oppure rilanciati con una nuova identità creativa. La 30ª edizione della selezione raccoglie indirizzi molto diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa capacità: trasformare una cena in un’esperienza memorabile.
Dai sapori caraibici reinventati a Manhattan ai menu degustazione bengalesi di Calcutta, fino ai dim sum d’autore con vista su Singapore, questi locali raccontano le nuove tendenze dell’alta cucina internazionale e diventano una tappa imprescindibile per chi ama viaggiare anche attraverso il cibo.
Kabawa, New York: i Caraibi secondo Paul Carmichael
Nel cuore dell’East Village di Manhattan, Kabawa segna una svolta per il gruppo Momofuku. Lo chef Paul Carmichael, originario delle Barbados, porta infatti a New York una cucina caraibica raffinata e personale. Il locale ha l’atmosfera di un tropical supper club contemporaneo, con un grande bancone a U che permette di osservare il lavoro della cucina.
Il menu mescola suggestioni giamaicane e portoricane con tecnica impeccabile. Tra i piatti più apprezzati ci sono i gamberi crudi speziati con Scotch bonnet e la celebre chuleta can can, una generosa costoletta di maiale fritta. Da provare anche i cocktail a base di rum e il “birthday flan”, un dessert colorato e nostalgico che chiude la cena con leggerezza.
La Perlita, Lima: la taberna che celebra la cucina peruviana più autentica
In una Lima dominata da anni dalla cucina molecolare, La Perlita conquista tutti con un approccio opposto: semplice, conviviale e profondamente legato alla tradizione. Il ristorante si trova in una tipica casa Limeño, con pavimenti scricchiolanti e pareti chiare, dove l’atmosfera diventa sempre più vivace con il passare delle ore.
Il menu punta sui sapori della memoria. Ci sono il tiradito con ricci di mare, il ceviche al rocoto dal colore rosso acceso e la caigua ripiena di carne stufata. La vera magia arriva però la sera, quando il pianoforte inizia a suonare e il locale si trasforma quasi in una festa di quartiere.
The Happy Crane, San Francisco: il nuovo volto della cucina cinese contemporanea
Lo chef James Yeun Leong Parry ha lavorato in alcuni dei ristoranti più prestigiosi del mondo, ma con The Happy Crane ha scelto una strada più accessibile e immediata. Il risultato è un ristorante di cucina cinese moderna dove la tecnica resta altissima, ma l’esperienza appare più rilassata e conviviale.
I dim sum sono preparati a mano e diventano piccoli esercizi di precisione. Gli involtini di riso al granchio Dungeness e i ravioli ai piselli con spuma vegetale raccontano bene l’approccio creativo dello chef. Il piatto simbolo resta però la quaglia ispirata all’anatra arrosto cantonese, preparata attraverso un processo di cinque giorni che regala carne succosa e pelle croccante.
De Vie, Parigi: il fine dining sostenibile che riduce gli sprechi
Nel secondo arrondissement di Parigi, De Vie propone un modello di ristorazione che mette al centro sostenibilità e riduzione degli sprechi. Il progetto si divide in tre spazi distinti: ristorante gastronomico, cocktail bar e cantina con vendita diretta.
Il menu cambia continuamente in base alla stagionalità degli ingredienti, molti dei quali arrivano dall’Île-de-France. Qui ogni elemento viene riutilizzato in modo creativo. La zucca, per esempio, compare in piatti salati, dessert e perfino nei cocktail digestivi. Anche il servizio segue questa filosofia: le bevande vengono servite fredde senza ghiaccio, per limitare il consumo d’acqua necessario alla produzione industriale.
Jin Ting Wan, Singapore: alta cucina cantonese con vista sulla città
Situato al 55° piano del Marina Bay Sands, Jin Ting Wan unisce lusso spettacolare e cucina cantonese di altissimo livello. Già l’arrivo fa parte dell’esperienza: ascensori panoramici, skyline mozzafiato e sale eleganti decorate con dettagli dorati e porcellane preziose.
Lo chef Albert Li interpreta le tradizioni del Guangdong con grande raffinatezza. Il menu spazia dalle influenze Teochew a quelle Hakka e comprende dim sum creativi, calamari lessati con salsa ai peperoni verdi e specialità servite con grande teatralità. Uno dei punti forti del locale è il tea pairing, guidato da un maestro del tè che accompagna gli ospiti alla scoperta di decine di varietà cinesi.
Madame Olympe, Rio de Janeiro: l’eleganza francese incontra gli ingredienti brasiliani
Dopo anni lontano dall’alta cucina, Claude Troisgros torna con un progetto intimo nel quartiere Leblon di Rio. Madame Olympe nasce insieme alla chef Jessica Trindade, sua collaboratrice storica, e propone un menu degustazione che unisce tecniche francesi e ingredienti brasiliani.
L’ambiente è rilassato e informale, con cucina a vista e un’atmosfera tipicamente carioca. I piatti valorizzano prodotti locali provenienti da piccoli produttori, come il jiló trasformato in baba ghanoush o il sorbetto alle mele con cachaça ispirato al classico Trou Normand francese.
Logy, Taipei: l’incontro tra Taiwan e Giappone
Da anni Logy è uno dei nomi più interessanti della cucina asiatica contemporanea. Lo chef Ryogo Tahara, nato a Hokkaido, mescola ingredienti taiwanesi e tecniche giapponesi in un menu degustazione che cambia seguendo le stagioni.
L’esperienza è elegante ma mai rigida. I piatti puntano sull’equilibrio dei sapori e sulla precisione estetica. Tra le specialità più amate c’è l’anguilla fritta servita con brodo ai funghi e olio al pepe di Sichuan. L’ambiente minimalista, arricchito da pannelli in legno di noce, rende il ristorante ideale anche per un pranzo lento e rilassato.
Soma, Bangkok: la nuova cucina thai tra design e comfort food
Soma è il nuovo progetto degli chef thailandesi Chalee Kader e Weerawat Triyasenawat. Il locale si trova al piano terra di un edificio per uffici nel quartiere Siam, ma all’interno sorprende con un mix di design contemporaneo, musica soul e atmosfera da galleria d’arte.
Il menu punta su una cucina thailandese accessibile e conviviale. Tra i piatti più richiesti ci sono il granchio al curry servito in cialde di cocco, il manzo massaman con patate dolci arrosto e il calamaro grigliato con salsa alle arachidi. Anche i dessert meritano attenzione, soprattutto il mochi al longan con gelato al cocco.
Rannaghor by Sienna, Calcutta: il Bengala raccontato in 13 portate
Con appena otto coperti, Rannaghor by Sienna offre una delle esperienze gastronomiche più intime della lista. Gli chef Avinandan Kundu e Koyel Roy Nandy raccontano la cultura bengalese attraverso un percorso degustazione di 13 portate accompagnato da cocktail studiati su misura.
Ogni dettaglio richiama il territorio, dalle stoviglie in argilla locale ai piatti che reinterpretano sapori tradizionali in modo creativo. Tra le preparazioni più originali ci sono la zucca amara con igname e olio di mango sottaceto, ma anche il “tagliere” di salumi ottenuti da pesce d’acqua dolce. I dessert celebrano invece la passione bengalese per i dolci a base di latte.
Caprichito, Buenos Aires: il ritorno del comfort food italo-argentino
A Buenos Aires Caprichito rappresenta il ritorno del grande comfort food condiviso, dopo anni dominati dai piccoli piatti gourmet. Il ristorante, aperto nel quartiere Palermo Hollywood, è nato dall’idea delle sorelle Santoro, già note per alcune delle pizzerie più amate della città.
L’atmosfera è calda e raccolta, quasi da supper club. Il menu dello chef Emiliano Belardinelli punta su classici della tradizione italo-argentina come cotoletta alla milanese, lasagne al ragù lento, polpette con ricotta e vitel toné. Una cucina generosa, nostalgica e perfettamente in sintonia con il nuovo spirito gastronomico della capitale argentina.