Il viaggio inizia ancor prima di partire, come sa bene chiunque ami fare le valigie alla scoperta di posti nuovi. Ancora più chiaro è Ryszard Kapuscinki, secondo cui Un viaggio non comincia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta”. Le nuove tendenze nel settore travel 2026 sembrano confermare il cambio di prospettiva, puntando molto anche sul percorso per arrivare alla destinazione finale: la parola d’ordine, infatti, è slow-mo, di cui parla la prestigiosa rivista Forbes.
Cos’è lo slow-mo travel
Secondo il magazine, il modo di mettersi in viaggio sta cambiando e nel 2026 appena iniziato domina la lentezza, il gusto nell’assaporare le soste lungo il tragitto, prolungando anche le tappe del percorso e rallentando il ritmo, anche per sfuggire alla frenesia quotidiana che domina il lavoro. Come spiega Forbes, dunque, è tempo di dire addio alla FOMO, la Fear of Missing Out, la paura di perdersi qualcosa, anche nel tempo libero. La tendenza, che pare stia conquistando i Baby Boomers e la Generazione X, può declinarsi in diverse tendenze specifiche, che vanno dal Souljourn al puddling, senza dimenticare gli Hushed hobbies, lo Star bathing, la Cowboycore, la Blue e beige therapy e il Grand gathering. Ecco in cosa consistono le 7 nuove tendenze del 2026.
1. Soft reset o Souljourn: il viaggio dell’anima
Come spiega Forbes, nel 2026 la motivazione principale dei viaggiatori sarà riposare e ricaricarsi (56%), seguita dal desiderio di trascorrere tempo nella natura (37%) e migliorare la salute mentale (36%). Il che tradotto significa trasformare il viaggio in un’occasione per un “soft reset”, appunto, o “Souljourn”, un neologismo traducibile in “viaggio dell’anima”.
Per questo tra le mete non ci sono più solo i grandi centri o le capitali: «Stiamo infatti registrando un aumento delle prenotazioni superiore al 20% per il 2026 in Italia in destinazioni secondarie, ovvero città di medie dimensioni e mete meno battute, come Lecce, Reggio Emilia, Cesena, Lucca, Bergamo, Marsala e Padova», commenta Rosa Giglio, Head of Brand Marketing and Communication di BWH Hotels Italy & South-East Europe.
2. Puddling, viaggiare in semplicità
Un altro trend che rientra nello stesso filone consiste nel privilegiare la semplicità, con il cosiddetto puddling, ossia letteralmente “formare una pozzanghera”. Consiste nel dare più spazio al contatto autentico con la natura, dimenticando mete di lusso, ricercate, affollate o complesse da raggiungere. Sono luoghi ideali anche per fughe non improvvisate, «che permettono di esplorare con calma le aree circostanti e vivere un ritmo più lento. In Puglia, ad esempio, c’è Massafra; nel Trevigiano borghi come Castelfranco Veneto, Quinto di Treviso e Silea; nell’Alta Valtellina cresce Tirano, nelle Langhe Cuneo, mentre lungo la Via Emilia, città come Parma e Forlì offrono un mix di storia e tradizione. Ci sono anche Perugia in Umbria o i vitigni veronesi con San Bonifacio. In tutte queste località c’è un aumento medio del 10% dei soggiorni nel weekend», spiega Giglio.
3. Hushed hobbies, le attività da fare con calma
Come dice il nome, si tratta di hobbies, attività tipiche del tempo libero, caratterizzate da silenzio, calma e spesso contemplazione. Un classico esempio è il birdwatching, così come la pesca o l’osservazione di insetti, che pare stiano attirando la curiosità di un numero sempre maggiore di viaggiatori. Secondo il report Travel Predictions citato sempre su Forbes, il 52% degli intervistati prenderebbe in considerazione l’osservazione di farfalle o insetti, il 74% la pesca o il birdwatching e il 60% sceglierebbe hotel che offrono esperienze di foraging, cioè il dar da mangiare agli animali.
4. Star bathing, quando le stelle conquistano
Le prime avvisaglie del crescente interesse per questa forma di viaggio erano arrivate già lo scorso anno, ma il 2026 sembra possa segnare l’affermazione di una nuova modalità di vacanza: quella dedicata all’osservazione del cielo notturno, nel quale letteralmente “immergersi” come in una vasca d’acqua. D’altro canto alcuni studi indicano questa esperienza come particolarmente “terapeutica” e portatrice di benessere.
5. Cowboycore: il fascino di ranch e fattorie
Anticipata dall’affermazione delle sonorità musicali tipicamente western (Beyoncé, con la sua Texas Hold ‘em, insegna), questa tendenza riesce a coniugare il desiderio di spazi aperti, distanzaimento e location dal sapore country-western. E se un viaggio Oltreoceano non è alla portata di tutti, anche in Italia e in Europa si può puntare a fattorie, ranch e masserie che offrono uscite a cavallo, buona cucina tradizionale, falò al chiaro di luna e contatti ravvicinati con la natura silenziosa, ma soprattutto senza asfalto.
6. Blue e beige therapy: dove l’acqua è protagonista
Dalla terra all’acqua, che pure ne fa parte, con il termine di Blue and beige therapy si intendono quei viaggi che consentono un’esperienza ravvicinata con l’acqua o dentro l’acqua. Un esempio? «In Italia resort e ritiri in riva al mare o sul lago rispondono a questa nuova sensibilità, offrendo esperienze capaci di rigenerare corpo e mente. Non a caso, per questo periodo invernale abbiamo registrato un aumento significativo delle richieste in diverse località di mare (+30%) che invitano a rallentare: dalla Riviera Ligure ai paesaggi silenziosi del Parco nazionale del Circeo con Sabaudia, fino alla Riviera romagnola con Rimini e alle coste più intime del Sud Italia, come Catanzaro Lido o Nova Siri», chiarisce Giglio.
7. Grand gatherings: spazio alla condivisione
Letteralmente Grand Gatherings si può tradurre con “grandi raduni” e meeting che valorizzano la dimensione sociale e relazionale dell’incontro. In contrapposizione all’isolamento del periodo Covid e al senso di solitudine che spesso caratterizza le vite nelle grandi città, questi viaggi consistono nel partire in compagnia, con familiari, amici o con persone sconosciute con le quali instaurare nuovi rapporti, con la voglia di conoscersi in modo più autentico. Niente social, quindi, ma più contatti interpersonali veri e “vis a vis”.
Cos’hanno in comune questi trend
«Stiamo assistendo a un cambiamento culturale significativo: dopo anni in cui il viaggio era vissuto come “una corsa contro il tempo”, oggi le persone sentono il bisogno di esperienze che restituiscano valore, equilibrio e autenticità. La meta resta centrale, certo, ma non è più l’unico elemento che dà senso al viaggio: ciò che cambia è il modo in cui la si vive. In quest’ottica, la lentezza smette di essere una rinuncia e diventa un valore aggiunto», commenta ancora Giglio.
Concedersi più tempo
«Concedersi il tempo di osservare, entrare in relazione con i luoghi, ascoltare ciò che accade intorno e, sostanzialmente, ritrovare un ritmo più umano», sono gli obiettivi dei viaggiatori di oggi. «I micro‑trend che stanno emergendo raccontano proprio questo bisogno: alleggerire la complessità quotidiana e trasformare il viaggio in un momento di benessere, senza perdere di vista la destinazione», come conferma Giglio.
Generazioni a confronto: i diversi approcci ai viaggi
Se queste sono le tendenze che conquistano soprattutto i Baby Boomers e la Gen X, anche la Gen Z ha cambiato il suo approccio ai viaggi, che da tempo vede affermarsi il concetto del “meaningful travel” che, secondo il Global Travel Trends Report 2025, ne conquistano 7 su 10. «Parliamo di giovani adulti, di età compresa tra i 20 e i 40 anni, che vivono immersi in un flusso continuo di stimoli e informazioni e che, proprio per questo, sentono il bisogno di rallentare quando si mettono in viaggio – conferma Giglio – Per loro il benessere mentale, la sostenibilità e la ricerca di esperienze autentiche non sono più optional, ma criteri che guidano ogni scelta, sia di vita, sia di consumo».
Spendere di più per esperienze autentiche
A confermare il cambio di prospettiva è anche un altro studio, The evolving role of experiences in travel condotto da McKinsey e Skift: emerge che il 52% della Gen Z è disposto a stabilire un budget consistente per le esperienze di viaggio, rispetto al 29% dei Baby Boomer. Non potendo sempre disporre di cifre elevate, però, i giovani puntano a sacrificare i comfort nei voli, trasporti, shopping o ristorazione, pur di investire in momenti realmente arricchenti. La riprova arriverebbe anche dal boom sui social di hashtag come #Neverstopexploring, che su Instagram ha raggiunto circa 30 milioni di post. Una conferma della voglia di superare i confini, prima mentali e culturali, che non esclusivamente geografici e fisici.
Crescono i “solitari”
Infine, «Non emergono differenze significative tra uomini e donne: è una questione di attitudine più che di genere: sono viaggiatori curiosi, digitali, abituati a muoversi con naturalezza tra culture diverse e desiderosi di entrare davvero in contatto con i luoghi che visitano. È anche per questo che stiamo osservando un abbassamento dell’età media nelle destinazioni secondarie e un aumento dei viaggi in solitaria, modalità che permettono di vivere il territorio con più profondità, di ascoltare le storie delle persone del posto e di costruire un’esperienza che somiglia un po’ di più a loro», conclude Giglio.