Certi viaggi sono più viaggi di altri. Perché raccontano storie ed evocano miti nati sui libri di scuola, perché li sogni da tutta la vita e un bel giorno, abracadabra, eccoti lì. Perché a volte la realtà supera l’immaginazione. E perché quello che vedo in Uzbekistan è un miraggio di azzurri e blu, ocra, miele e verdi, incisi sotto forma di marmi e mosaici sulle mura di architetture antiche e bellissime.

A sei ore di aereo da casa, questo Paese caucasico che confina con tante nazioni che come lui finiscono in “Stan” (suffisso del persiano antico traducibile come luogo, terra, paese) è un mix di orizzonti dilatati e città sorte sulla Via della seta. Da lì sono passati conquistatori come Alessandro Magno, Gengis Khan, Tamerlano e poi persiani, arabi, turchi, russi. Dal 1991, con la fine dell’Impero Sovietico, è diventato una repubblica indipendente. Ma la mappa di quelle conquiste ha lasciato mille tracce e il miraggio di quegli azzurri e blu sotto forma di marmi e mosaici è lì pronto a mostrarcele.

A Samarcanda: la città del mito

Ti accorgi che l’Uzbekistan è ordinato e sicuro (fra i primi al mondo secondo una recente indagine di Gallup) già a Samarcanda, mitica città nel cuore millenario della silk-road, nata durante il primo impero persiano, ricordata da Alessandro Magno, distrutta da Gengis Khan e ricostruita all’inizio del XV secolo per ordine di Tamerlano, l’emiro Timur, considerato il padre fondatore della nazione.

Sotto il sole, tiepido di primavera si cammina fino al Registan, una delle piazze più belle del pianeta, ombelico bianco abbracciato da tre madrase, le scuole coraniche del mondo islamico. Al centro, quella di Tilya-Kori, decorata d’oro; a destra, Sher-Dor con due tigri scolpite sopra il portale; a sinistra, quella voluta da Ulugh Beg, nipote di Tamerlano, poeta, matematico e astronomo famoso quanto Tolomeo, che non lontano ha realizzato anche un osservatorio riportato alla luce dai russi all’inizio del secolo scorso.

I cortili sui quali si affacciavano le camere degli studenti sono colonizzati da negozi di colbacchi e sciarpe in seta o in lana di pecora ricamata, popolarissimi in tutto l’Uzbekistan. E all’ingresso della piazza, la targa Samarkand-Crossroad of Cultures (“Samarcanda-Crocevia di Culture”) ricorda che questo non è un arrivo ma una partenza, il punto zero verso altre scoperte.

Visita la necropoli e il musoleo siti Unesco

Come Shah-i-Zinda, una necropoli legata alla leggenda di Qasim Ibn Abbas, il cugino di Maometto, dove sfilano decine di tombe e mausolei decorati da maioliche e arabeschi. O come il Mausoleo di Tamerlano, grandioso quanto la moschea Bibi-Khanym, con le pareti rivestite di mosaici e la cupola blu, che nel V secolo era fra le più grandi d’Oriente.

Per proteggere questi tesori, l’Unesco li ha iscritti nella lista dei patrimoni mondiali dell’umanità. E, pochi mesi fa, ha scelto proprio Samarcanda come sede della sua ultima conferenza globale: la prima, dopo 40 edizioni toutes parisiennes, fuori dai confini francesi (nel nuovissimo Silk Road Samarkand, eco-villaggio da 580 milioni di dollari, a venti minuti di macchina dal Registan).

A Bukhara: il regno di mosaici, minareti e artigianato

Dalla Samarkand Station, monumentale edificio dove il soviet style si mescola al vivace decor locale, partono i treni veloci alla volta di Bukhara. Tre ore di corsa in un paesaggio piatto e monotono rendono ancora più sorprendente l’arrivo in questa città color miele, piena di caravanserragli e moschee, madrase e minareti, come quello di Kalon (o Kalyan), eretto nel 1127 e miracolosamente sopravvissuto a Gengis Khan, ai terremoti e all’Armata Rossa. Si scoprono storie meravigliose camminando fra le vie incorniciate da portici e negozi di tappeti.

La prima è l’arte del suzani (pronuncia susani), un ricamo ad ago con fili di cotone e seta che dà vita a tovaglie e cuscini degni di Etro e Oscar de la Renta: «Sono soprattutto fiori, dischi del sole e della luna, anche se i miei preferiti restano gli alberi della vita» racconta Sanjar Nazarov nel suo atelier che dà lavoro a 200 persone, quasi tutte donne (embroideries_by_sanjar). Un’altra, è l’antica tecnica della miniatura che Davlat Toshev, artista invitato anche da Homo Faber a Venezia, porta avanti con devozione maniacale nel Centro di Arti Applicate, al 2 di Arabon Street.

L’ultima storia racconta della stessa Bukhara, tornata splendida come un tempo grazie ai restauri voluti dall’Art and Cultural Development Foundation (ACDF), in occasione della prima Biennale d’arte contemporanea dell’Uzbekistan. Anche se l’evento è terminato pochi mesi fa, molte opere sono ancora lì, sui muri color miele, fra i mosaici delle moschee e nelle piazze. Imperdibile quella di Lyab-i Hauz: ha al centro un grande howz, uno stagno d’acqua azzurra, ed è circondata da alberi di gelsi in fiore.

A Tashkhent: la capitale tra passato e futuro

A prima vista, questa capitale trafficata e piena di grattacieli ti stordisce. Ma nella fiaba uzbeka anche a Tashkhent, principale città dell’Asia Centrale con oltre 3 milioni di abitanti, i tasselli della storia si mescolano e si dipanano, tessono un ponte fra mito e presente, disegnano preview di futuro (per esempio, il nuovo Museo nazionale del giapponese Tadao Ando, atteso per il 2028).

Se al Chorsu Bazaar, un disco volante dalla volta blu e bianca, pulsa l’anima popolare del mercato, nel complesso di Hazrati Imam si scoprono moschee, mausolei, madrase e uno dei Corani più antichi del mondo. Le stazioni della metropolitana che sembrano gallerie d’arte, si aprono alla luce di boulevard e piazze monumentali abbracciate da palazzi modernisti post-sovietici, ristoranti alla moda o spazi creativi. Come la scuola di ricamo Madina Kasimbaeva in Suzukota Makhalla 35, o lo studio Rakhimov (ceramic.uz), dove l’antica arte della ceramica uzbeka viene interpretata con pattern e colori contemporanei di raffinatezza sublime. È pluripremiato e i prezzi non sono certo popolari. Ma un vasetto da mettere in valigia alla fine lo acquistano tutti.

Ci arrivi così

Con Turkish Airlines, voli dall’Italia per Tashkent e Samarcanda, via Istanbul (turkishairlines.com/it-it). Per viaggiare in treno nel Paese: railway.uz

Gli alberghi dove soggiornare

A Samarcanda Zarafshon Parkside è un boutique hotel nel centro storico, con 55 camere eleganti, per immergersi nella storia della città. Doppia da 92 euro (zarafshonparkside.com). A Bukhara In un edificio storico appena restaurato, c’è il petit hotel Mercure Bukhara Old Town: belle camere, piscina, Spa e un ottimo ristorante. Doppia da 197 euro (all.accor.com).

I ristoranti doc

A Bukhara Old BukharaSpazio offre ottima cucina uzbeka in un edificio storico nel cuore della città: si può pranzare in salette decorate o su ballatoi in legno attorno al cortile. Samarkand street 2, Bukhara (old-bukhara.uz). A Tashkhent Da Caravan si mangia uno dei migliori Plov della città, il piatto nazionale a base di riso, carne, spezie e carote, dichiarato Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco (caravan.uz).