Chi non sta facendo il countdown da mesi (se non da anni) per l’uscita del film Il Diavolo veste Prada 2, mente. Sul calendario di ogni fashion victim in Italia è segnato in rosso devilil 29 aprile, giorno in cui l’atteso sequel della pellicola cult del 2006, diretto da David Frankel e basato sull’omonimo romanzo di Lauren Weisberger, uscirà nelle sale cinematografiche del nostro Paese. Perché, ebbene sì, ci sono voluti 20 anni, ma il nostro film del cuore, amato da ogni generazione, sta per tornare e catapultarci nel favoloso (e spietato) mondo della moda. E in più grande è l’attesa per le scene girate durante le sfilate milanesi, per le vie della città e nell’illustre Palazzo Parigi.

Il diavolo veste Prada, 20 anni dopo

Torneremo così nella redazione di Runway, tra glitter e coltelli (metaforici), ammirando estasiate look fa-vo-lo-si e rumore di tacchi che farebbero venire l’acquolina in bocca anche a un’altra giornalista dello schermo televisivo, Carrie Bradshaw. E, sinceramente, non vediamo l’ora perché, anche grazie alle tante foto dal set della pellicola (ambientata questa volta tra New York e Milano) che circolano da mesi, sappiamo bene che le mise dei protagonisti, da Miranda (Meryl Streep) a Nigel (Stanley Tucci), da Emily (Emily Blunt) ad Andy (Anne Hathaway) non ha perso un grammo in quanto a coolness che resta uno dei grandi motivi per cui un milione di ragazze (ancora) ucciderebbe per avere quel posto.

Miranda e Andy ne Il diavolo veste Prada 2
Il Diavolo veste Prada 2. Foto IPA

Ma, ovvio, qualcosa deve pur essere cambiato. Dai due decenni trascorsi dall’uscita del film originale, l’evoluzione stilistica in Il Diavolo veste Prada 2 riflette un passaggio dall’estetica glamour e ricca di loghi del 2006 a un’era moderna di quiet luxury e digitale. È la moda, bellezza. Cambia, si evolve e si fa specchio del tempo. Così la pellicola moderna riflette cosa è successo nella moda (non solo nei guardaroba) e a che punto siamo arrivati.

Emily ed Andy in Il diavolo veste Prada 2
Il Diavolo veste Prada 2. Foto IPA

La temuta direttrice Miranda, infatti, sempre al potere e con il fedele Nigel al fianco, deve fare i conti con la crisi e il mondo dell’editoria in rivoluzione. Ritorna così Andy Sachs, non più nelle vesti della ragazza «sveglia e grassa» (al tempo non esisteva il politically correct) del primo film, ma nei panni di un’affermata professionista dal look wow chiamata ad aiutare l’infernale Miranda a salvare la rivista. E poi c’è Emily, che ritroviamo a capo di una famosa azienda di lusso. Ci sono tutte le portate, insomma, di una cena fashion davvero succulenta. Ma noi vi diamo l’antipasto-à-porter: pronte a scoprire infatti l’evoluzione degli amatissimi personaggi? Facendo prima una premessa: il guardaroba ora riflette un mondo dominato dai social e dagli influencer, piuttosto che dalle tradizionali riviste patinate. E, no. Non è una domanda.

Andy Sachs, 2006 VS 2026

Andy Sachs veste Chanel
Una scena de Il Diavolo veste Prada

Da un punto di vista modaiolo, mentre il primo film si concentrava sul passaggio di Andy da outsider della moda a insider delle passerelle, il sequel la ritrae come una professionista esperta che adesso sa bene come bilanciare il know-how dell’alta moda con la praticità. Il suo percorso stilistico è iniziato con quel famigerato «maglione ceruleo informe» e proseguito con un completo restyling sotto la guida di Nigel. I suoi iconici look del 2006 includevano stivali Chanel sopra il ginocchio, cappellini oversize e collane a strati che segnalavano la sua totale immersione nel mondo delle sfilate.

Andy ne Il diavolo veste Prada 2
Il Diavolo veste Prada 2. Foto Getty

Nel 2026 Andy Sachs è una donna che si posiziona esattamente all’incrocio tra praticità e lusso: il suo nuovo guardaroba è pensato per essere una perfetta globetrotter tra tailleur vintage di Jean Paul Gaultier, capi della collezione primavera 2025 di Gabriela Hearst e accessori Coach, suggerendo un approccio più individualista e raffinato.

Miranda Priestley, 2006 VS 2026

Miranda ne Il diavolo veste Prada
Una scena de Il Diavolo veste Prada

Potremmo definire il guardaroba di Miranda del 2006 come un opulento massimalismo Y2K: pellicce, maxi occhiali da sole logati e gioielli vistosi le conferivano autorevolezza nel mondo della stampa.
Oggi la direttrice sembra che abbia virato verso un’estetica più morbida. I suoi nuovi look distintivi includono cappotti blu navy di Schiaparelli e tailleur gonna grigi monocromatici che trasudano quiet luxury da ogni trama.

Miranda ne Il diavolo veste Prada 2
Il Diavolo veste Prada 2. Foto Getty

In particolare, ha sostituito le sue classiche borse Prada con accessori moderni e inaspettati come una borraccia Collina Strada tempestata di strass e una pochette Olympia Le-Tan personalizzata.

Emily Charlton, 2006 VS 2026

Emily in Il diavolo veste Prada
Una scena da Il Diavolo veste Prada

Il look di Emily subisce un’evoluzione radicale, anche perché il personaggio passa dall’essere una prima assistente stressata a una potente dirigente nel settore del lusso. Nel sequel, il suo stile riflette una nuova maturità e un potere decisionale che prima non aveva.

Emily ne Il diavolo veste Prada 2
Il Diavolo veste Prada 2. Foto IPA

Il suo guardaroba non è più composto da capi scelti per compiacere il capo, ma da pezzi che gridano autorità tra cui il tailleur gessato rivisitato bianco e nero di Gaultier, con pantaloni ampi e corsetto, indossato sopra una camicia bianca di Dior. Se nel primo film la moda per lei era una corazza per sopravvivere a Runway, nel sequel è uno strumento di potere.

Nigel Kipling, 2006 VS 2026

Nigel ed Andy ne Il diavolo veste Prada
Il Diavolo veste Prada. Foto IPA

In questo secondo capitolo il personaggio di Nigel mantiene la sua eleganza sartoriale ma notiamo un’evoluzione verso toni più caldi e moderni rispetto al primo film del 2006 i cui era spesso associato a toni scuri o grigi classici. Ne Il Diavolo veste Prada 2 sfoggia completi dalle nuance sabbia e terra. ll suo look attuale include spesso il gilet abbinato a cravatte con fantasie audaci, mantenendo quell’impeccabilità che lo ha reso il braccio destro di Miranda Priestly.

Nigel in Il diavolo veste Prada 2
Il Diavolo veste Prada 2. Foto IPA

Esteticamente anche il suo stile riflette la sua crescita professionale: infatti adesso Nigel è al centro di una svolta creativa e di un cambio di potere nell’industria della moda.

E, per il momento «è tutto».