Coronavirus: chi è con l’Italia e chi no

New York così come Israele, Dubai e la Palestina, l'Ucraina e Sarajevo: l'epidemia di Coronavirus unisce il mondo non solo nella paura, ma anche nella solidarietà all'Italia, duramente colpita dal Covid-19 ma pronta a reagire. E noi ne siamo orgogliosi

Chi di spada ferisce, di spada perisce. Frase forse poco originale ma più che mai attuale in un momento in cui c'è un unico grande nemico da combattere tutti insieme, il Coronavirus. Se fino a una settimana fa, gli altri Paesi ci schernivano e scherzavano (chi si dimentica la vicenda della pizza francese?) e addirittura ci additavano come "fannulloni" con frasi infelici e poco obiettive (ve lo ricordate Christian Jessen, medico e conduttore del programma inglese "Malattie imbarazzanti" cha detto in tv che gli italiani starebbero usando il Coronavirus come pretesto per non andare a lavoro?) oggi tutti guardano al nostro Paese come al modello cui ispirarsi.

Lunga siesta? Pigrizia? Scuse per chiudere tutto? Caro Jessen ci perdonerai se ti snoccioliamo sotto il naso qualche cifra che ti convincerà del contrario: secondo la Johns Hopkins University nel mondo i contagi sono oltre 186mila e 7330 le vittime. Altro che "panico infondato", come aveva detto il presidente francese Emmanuel Macron! La nonchalance con cui veniva raccontata l'anomalia italiana e dalla quale si credevano immuni tutti, ora sta svegliando bruscamente anche gli altri Paesi. E non solo Europei.

Mentre Donald Trump e gli Stati Uniti ammettono di essere "come l'Italia due settimane fa", Regno Unito e Francia, che fino ad ora avevano mantenuto una linea di condotta morbida, si allineano al "modello italiano" e cambiano strategia. «Siamo in guerra», ha detto il presidente francese annunciando una serie di restrizioni e chiedendo ai francesi di rispettare un confinamento per 15 giorni. La tedesca Angela Merkel sta varando "misure straordinarie" per ridurre i contatti sociali. Perfino il premier britannico Boris Johnson non parla più di "immunità di gregge" ma sconsiglia spostamenti e assembramenti: gli inglesi, in pratica, fanno spontaneamente quello che negli altri paesi è stato imposto.

È con questa nuova presa di coscienza che oggi più che mai si guarda all'Italia come al Paese che per primo ha scelto la linea dura e dimostrato al mondo come si combatte al fronte. Certo, la strada è ancora lunga e i giorni in casa sembrano infiniti. Ma è tremendamente emozionante vedere il supporto che ci arriva dal resto del Pianeta, da destinazioni a cui siamo tanto legati noi italiani e che ci stanno supportando con i colori della nostra bandiera: New York, ad esempio, ha "dipinto" il suo edificio simbolo, l'Empire State Building, con il nostro tricolore. E la stessa decisione è stata presa da Israele dove a Gerusalemme sulle mura della città vecchia è apparsa una grande bandiera italiana con la scritta "Gerusalemme al vostro fianco. Israele è con l'Italia". Anche la facciata della storica biblioteca di Sarajevo, la Vijecnica, dove oggi ha sede il municipio della capitale bosniaca, si è illuminata con i colori della bandiera italiana "in segno di sostegno" al nostro Paese. E poi Toronto e le cascate del Niagara, sempre in Canada si sono vestite di rosso, bianco e verde.

Sono molti i monumenti o i luoghi simbolo nel mondo che si sono illuminati col tricolore in questo momento di grave emergenza. E, lasciando perdere la geopolitica, e il fatto che per vedere la Tour Eiffel rendere omaggio all'Italia dovremo aspettare la prossima impresa sportiva azzurra, questi gesti di genuina solidarietà e amicizia ci scaldano il cuore.

E ora i luoghi del nostro Belpaese tinti con il Tricolore che ci rende fieri e orgogliosi di essere italiani!

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