Harry abbraccio

Coronavirus: non ci saluteremo più come prima

Se non ci si può toccare, stringersi la mano, scambiarsi un affettuoso bacio sulla guancia e nemmeno "battere un cinque", allora, come ci si saluta in tempo di Coronavirus riuscendo a trasferire comunque calore ed empatia all'altra persona ma senza alcun tipo di contatto? Dobbiamo ammetterlo: alle abitudini in costante cambiamento noi italiani facciamo fatica ad abituarci e rinunciare al classico saluto con bacio annesso ci sembra uno scoglio quasi insormontabile. O quantomeno imbarazzante. Soprattutto in questi giorni in cui si esce poco e avresti voglia di salutare calorosamente le poche persone che incontri, magari mentre vai a fare la spesa o a portare fuori il cane. Sì, perché dietro un "ciao" c'è molto più che un semplice saluto, ci racconta Gabriele Greco, psicologo e psicoterapeuta. «Dimentichiamo troppo spesso la forza della comunicazione non verbale e oggi, che non possiamo utilizzare determinati gesti, ci rendiamo conto di quanto invece siano importanti. E di quanto determinino la nostra personalità. Non sono solo le parole, il ritmo, l'intercalare, il tono della voce a "parlare di noi", i gesti che accompagnano il parlare come pure la mimica facciale dicono molto di noi, e lo fanno oltre la nostra volontà: buona parte della nostra comunicazione non verbale è spontanea, non consapevole».

Pincipe Carlo saluto

«Pensate che il contenuto verbale rappresenta solo il 7% della nostra comunicazione; gli aspetti paralinguistici pesano per il 38%; mentre il restante 55% è influenzato dal linguaggio del corpo e dalla prossemica cioè dalla distanza che teniamo spontaneamente dai nostri interlocutori», spiega lo psicologo. Ecco perché è tanto difficile adeguarsi alle nuove regole di comunicazione: noi italiani siamo solari, calorosi, energici ed elettrizzanti. Ma in questo momento dovremmo cercare di carpire qualche rigida regola di comportamento dagli amici inglesi, famosi per il loro aplomb e per la loro compostezza in qualsiasi occasione. La freddezza "reale" torna utile in queste settimane in cui non possiamo venire a patti con il nostro temperamento latino. «Inizialmente potrebbe essere antipatico dover rivedere i nostri saluti e la nostra cultura», sottolinea ancora lo psicologo, «ma questo non deve spaventare perché si tratta di un cambiamento temporaneo che potrebbe perfino piacerci. Basta pensare di essere in vacanza in un paese straniero e di doversi adeguare alle tradizioni del luogo. Poi si torna sempre a casa».

Nelle ultime uscite pubbliche prima della Megxit, i membri della Famiglia Reale hanno salutato i loro ospiti con tocchi di gomito e inchini all'orientale (sia il semplice inchino che il famoso saluto indiano a mani giunte e con le dita all'insù). Il principe Carlo e "Harry, solo Harry" hanno provveduto quindi a mostrare come ci si comporta in pubblico ai tempi del Coronavirus. E non sono gli unici ad adeguarsi alle nuove regole dell'etichetta: il saluto negato ad Angela Merkel del ministro dell'Interno, Horst Seehofer, durante un evento pubblico a Berlino, in altri tempi sarebbe stato un segno di grande scortesia. L'attore indiano Anupam Kher ha postato un video su Twitter in cui invita tutti a rispolverare le proprie tradizioni e salutarsi con il famoso saluto indiano, a mani giunte e con le dita all'insù, Namaste, «È più igienico, è amichevole ed equilibria le tue energie». In Oman il Governo ha sconsigliato ai cittadini di salutarsi con lo sfregamento dei nasi ma di farlo solo "gesticolando" a un metro di distanza. Niente lingue fuori o riverenze per Nepal e Filippine mentre a Pechino gli altoparlanti suggeriscono alle persone di fare il tradizionale gesto del gong-shou (un pugno nel palmo opposto) per salutare.
Pensate che ci si può salutare persino con i piedi: ci hanno provato il presidente della Tanzania John Magufuli e l’esponente dell’opposizione Maalim Seif Sharif Hamad ma anche il cantante iraniano Ragheb Alama e l'attore Michel Abou Sleiman.

Ma senza esagerare, «A volte basta portare semplicemente la mano sul cuore per dimostrare affetto alla persona che si trova di fronte», conclude lo psicologo Gabriele Greco.

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