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Abbigliamento sportivo: così rinasce il nostro business

  • 24 06 2020
Nuovi progetti di e-commerce e nuovi canali social per parlare di moda e street style. Ma anche un filo diretto con i negozi e prezzi ritoccati al ribasso per andare incontro ai clienti: queste le strategie di un brand dello sportswear che non si arrende alla crisi

Una recente ricerca del network di consulenza PwC, presentata all’assemblea generale di Assosport prima della pandemia, fotografava il trend di crescita dello sportswear in Italia: un mercato che secondo le previsioni nel 2023 poteva raggiungere i 7 miliardi di euro. Poi è arrivato il lockdown, che ha tirato il freno a mano al settore sospendendo le vendite e azzerando gli introiti per quasi tre mesi.

I dati raccolti da Endu-Nielsen Sports dicono che gli appassionati di ciclismo, corsa, nuoto e tanti altri sport di durata hanno rimandato l’acquisto di articoli sportivi e ridotto la spesa per la partecipazione alle gare annullate: il danno economico si attesta tra i 475 e i 535 milioni di euro nel periodo da febbraio a giugno 2020.

Sul web si raggiunge chi non viene più in negozio

Nonostante questo, è un fatto che l’attività fisica in Italia si sia trasformata sempre di più in uno stile di vita e che gli italiani siano diventati più attenti alla scelta dell’abbigliamento sportivo. In questo periodo tantissime persone hanno deciso di mantenersi in forma con lezioni online e allenamenti di fitness, crossfit, yoga.

«È per loro e per tutti quelli che tra le mura domestiche hanno scelto la comodità di una felpa e di una tuta che abbiamo aperto il nostro e-commerce, un progetto avviato qualche settimana fa e nato proprio a seguito della chiusura di tanti negozi causata dalla pandemia» dice Giuseppina Lodovico, avvocato e Amministratore di Givova, brand campano che produce abbigliamento sportivo. «Il sito sta andando meglio del previsto, contiamo vendite ogni giorno, e anche alcuni negozi nostri clienti che poi rivendono sulle loro piattaforme hanno incrementato gli ordini». La spinta alla digitalizzazione dei servizi è uno degli effetti, per una volta positivi, della pandemia. Secondo l’Osservatorio Multicanalità 2020, realizzato da Nielsen in collaborazione con la Business School del Politecnico di Milano, si è registrato un boom dell’e-commerce: nella settimana tra il 20 e il 26 aprile l’online della grande distribuzione ha registrato un più 150%. Da parte loro gli imprenditori, anche quelli meno hi-tech che non avevano mai pensato alla rete come a un canale per promuovere il loro brand, si sono adattati alla nuova realtà.

Usando Instagram parliamo a chi ama lo stile sporty

«Avevamo già una pagina Facebook e un profilo Instagram molto seguiti, ma abbiamo deciso di aprire un secondo account Instagram che si chiama Givova Street Style per ampliare il nostro target e intercettare i bisogni dei giovani che oggi più che mai scelgono l’abbigliamento sportivo per il tempo libero» prosegue Lodovico. «Non solo: abbiamo organizzato dirette Instagram con Deila Boni, allenatrice del Chievo Verona femminile, una squadra di calcio che sponsorizziamo da sempre, che ha spiegato a tutti come allenarsi in casa per rimanere in forma. Sempre online, abbiamo condiviso e preso parte alla campagna Io dono da casa promossa dalla Nazionale Italiana Cantanti per raccogliere fondi per l’ospedale Niguarda di Milano. Noi, come altri, in questo momento di difficoltà, abbiamo deciso di fare qualcosa per la comunità. A poche ore dalla notizia del lockdown e della chiusura di negozi e uffici, con mio marito Giovanni Acanfora che è Presidente della società, abbiamo deciso di convertire una parte delle linee di produzione per realizzare mascherine. Da vent’anni abbiamo rapporti con il mercato asiatico, che ha iniziato a fronteggiare l’emergenza prima di noi, e siamo stati in grado di importare 50 mila mascherine che abbiamo poi donato agli ospedali Cotugno di Napoli, Santa Maria della Pietà di Nola e Poma di Mantova».

Il nostro team fa tutoring ai franchising e rivenditori Givova. Conversione della produzione e sviluppo di nuove strategie di marketing sono state le leve che hanno permesso a molte aziende di continuare a lavorare. «Abbiamo cercato iniziative promozionali che siano funzionali alla ripresa» prosegue l’Amministratore. «Nel nostro punto vendita diretto testiamo le nuove idee: quando si poteva vendere solo abbigliamento per i bambini abbiamo abbinato a tutine e magliette le mascherine. Oltre a sperimentare tecniche che poi condividiamo con i negozianti che ordinano i nostri prodotti, abbiamo deciso di rivedere i prezzi al ribasso per permettere ai commercianti di andare così incontro ai clienti. Il settore dell’abbigliamento sportivo è altamente competitivo ma noi ci siamo sempre sottratti alla logica del creare collezioni buone per una sola stagione. La nostra filosofia è proporre prodotti di qualità, duraturi e sempre più realizzati in cotone e con fibre naturali. Del resto siamo nati come azienda che produceva divise per le squadre sportive e le divise per definizione sono un simbolo di identità, quindi non possono essere cambiate in continuazione. In questo modo, con capi durevoli, aiutiamo anche i negozianti che possono riproporre i prodotti per più stagioni e non si ritrovano con grandi quantità di invenduto. Credo che tutta la moda andrà verso temi di sostenibilità e inclusione».

Lo conferma uno studio del Boston Consulting Group, Higg Index e Sustainable Apparel Coalition: la sostenibilità sarà una delle leve principali per lo sviluppo delle imprese del futuro.

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