Lavoro: c’è bisogno di avvocati

25 02 2020 di Isabella Colombo
<p>Il processo a Facebook per l'uso improprio delle informazioni di 87 milioni di iscritti da parte di Cambridge Analytica</p> Credits: Getty Images

Il processo a Facebook per l'uso improprio delle informazioni di 87 milioni di iscritti da parte di Cambridge Analytica

Privacy, nuove tecnologie, ambiente ed energia: sono i settori in cui vale la pena acquisire competenze. Perché nei prossimi tre anni daranno lavoro a 100.000 laureati in giurisprudenza

L'Italia ha sempre sfornato più avvocati degli altri Paesi europei: il Censis ne conta quasi 250.000, il doppio rispetto alla Germania e 4 volte più che in Francia. Ma oggi frequentare le aule di tribunale per i neolaureati non ha più lo stesso appeal del passato. Lo dimostra il calo degli immatricolati in giurisprudenza degli ultimi 10 anni. Se nel 2009 erano il 10,5% di tutti i nuovi iscritti, adesso sono il 6,9. «Tra chi decide di studiare diritto la carriera di avvocato non è la prima scelta: tanti aspirano a diventare criminologi, giuristi d’impresa o dirigenti d’azienda» spiega Loredana Garlati, direttore del dipartimento di Giurisprudenza all’Università degli Studi Milano-Bicocca.

Un futuro promettente per i laureati in giurisprudenza

Secondo l’ultimo rapporto Excelsior Unioncamere, però, di avvocati c’è bisogno, eccome: già nei prossimi 3 anni ne serviranno circa 100.000, purché iperspecializzati. Il mercato del lavoro ora non li trova e chi non può farne a meno oggi se li prepara da sé. Lo prova il fatto che i neolaureati che hanno un curriculum eccellente (inglese fluente, vocazione internazionale ed esperienze di lavoro all’estero) vengono assunti negli studi e poi formati direttamente lì. Qualcosa però sta cambiando. Il Consiglio di Stato, infatti, ha appena dato il via libera a nuove qualifiche che permetteranno ai futuri avvocati di specializzarsi proprio negli ambiti in cui servono davvero professionisti: entro quest’anno si aspetta la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale.

Gli indirizzi su cui puntare

L’area del diritto civile si arricchirà della specializzazione in proprietà̀ intellettuale e innovazione tecnologica; informazione, internet e nuove tecnologie arricchiranno l’ambito del diritto penale; ambiente ed energia quello del diritto amministrativo. «Questi sono temi che stanno cambiando le regole della nostra società, sempre più tecnologica e multiculturale, e che hanno bisogno di figure nuove in grado di interpretarle» continua Garlati.

Le specializzazioni individuate dal Consiglio di Stato sono 12, ma alcune sono più richieste di altre dal mercato. «Se un giovane oggi mi chiedesse consiglio, gli direi di studiare il diritto alla privacy che le nuove tecnologie e il mondo digitale mettono costantemente in pericolo. E non solo quelli. Pensiamo alle transazioni tramite i bitcoin (la moneta virtuale) e alla blockchain, il nuovo sistema per tracciare i passaggi di denaro» spiega Lorena Bonesso, responsabile dell’area tax&legal di PageGroup, società specializzata nella selezione del personale. «Altra branca dove servono avvocati è quella ambientale che cresce di pari passo alla nuova sensibilità sul tema e costringe molte aziende a giocare d’anticipo, e a chiedere consulenze legali, per valutare i possibili danni di cui potrebbero dover rispondere.

La sfida per il nostro Paese

«Gli studenti di oggi escono dall’università preparati sul piano storico e filosofico ma si ritrovano a non avere competenze spendibili sul mercato del lavoro» continua Lorena Bonesso. «E mentre in provincia resiste la figura dell’avvocato generalista, nelle grandi città l’organizzazione degli studi legali si sta adeguando ai modelli europei. Accanto a quelli internazionali che hanno centinaia di avvocati assunti nel mondo, crescono le “boutique”, studi di medie dimensioni che si specializzano in particolari ambiti come la proprietà intellettuale o il diritto tributario». E che operano per le grandi imprese.

«Noi, per esempio, abbiamo un dipartimento dedicato alle nuove tecnologie» spiega Mattia Raffaelli, avvocato partner dello studio Clovers di Milano che opera anche in Europa, negli Stati Uniti e in Oriente. «Aiutiamo start up e imprese ad alto contenuto di innovazione. Alle società che producono software proponiamo specifici contratti di licenza e utilizzo, a quelle che gestiscono siti e-commerce offriamo consulenza per le vendite, oltre che per la raccolta dei dati personali secondo le nuove regole di tutela della privacy. Ma questo non significa che gli unici clienti degli avvocati debbano essere le aziende. A me capita già di lavorare con singoli liberi professionisti che devono proteggere la loro web reputation, un ambito delicato oggi che la nostra immagine privata, tramite i social, corrisponde a quella pubblica». Per trattare temi di questo tipo serve un costante aggiornamento, oltre a una forte specializzazione, ma è sicuro che un giovane avvocato preparato non rischierà più di restare ai margini del mercato.

Avvocati: come ci si forma oggi

Dopo la laurea in giurisprudenza e la scelta tra le diverse macro aree dell’avvocatura (civile, penale e amministrativa), il neolaureato deve svolgere un periodo di praticantato di 18 mesi presso uno studio legale e poi superare l’esame di Stato per iscriversi all’albo professionale. A questo punto può scegliere se specializzarsi in vari ambiti, per esempio il diritto dell’Unione europea, quello commerciale, quello bancario o fallimentare.

La novità è l’introduzione di 12 nuove specializzazioni, tra cui ambiente ed energia o nuove tecnologie. Per ottenerle bisogna seguire corsi e master organizzati da università e ordini professionali che rilasciano i certificati, oppure dimostrare con un esame di avere studiato la materia e avere una lunga esperienza sul campo (consigliona zionaleforense.it).

I numeri degli avvocati


22 mesi è in media quanto ci mette oggi un laureato in giurisprudenza a trovare lavoro.
1.500 euro è il massimo dello stipendio mensile al quale può aspirare oggi un neolaureato.
30% è il tasso di iscritti fuori corso.
61% è la percentuale di laureati in giurisprudenza rispetto al totale dei laureati nel nostro Paese.
(dati Almalaurea)

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