Norland College
Il Norland College a Bath, nel Regno Unito

All’università per diventare tate

Sul modello del college inglese che ha formato le “nanny” più richieste al mondo (comprese quelle dei reali), anche in Italia esistono corsi specifici. Ma quali sono le competenze necessarie? Lo raccontano 2 ragazze che hanno scelto questa carriera

«Ho studiato di tutto, dalla psicopedagogia al cucito, dalla puericultura all’alimentazione, dalle lingue straniere ai corsi di guida sportiva, taekwondo e autodifesa per proteggere i piccoli dai malintenzionati. Ho sfidato tante paure e tanti miei limiti, sono diventata una persona completa. E oggi è emozionante poter attingere a queste conoscenze per contribuire, nel mio piccolo, a far crescere persone consapevoli di sé, del proprio potenziale e del mondo che le circonda». Arianna Ribis, 22 anni, di Milano, si è appena laureata al Norland College, la prestigiosa istituzione scolastica inglese che forma super tate per bambini importanti, compresi quelli dei reali inglesi.

Gli italiani ammessi a questo istituto speciale, che rilascia i titoli per lavorare in famiglia e nelle scuole e che garantisce fino a 8 posti di lavoro per ogni laureato, sono stati solo 3 negli ultimi 7 anni. Arianna è al suo anno di tirocinio, che sta svolgendo presso una famiglia londinese con 2 bambini. Prestigioso non è solo il titolo ma anche il futuro che si prospetta per lei e le sue colleghe, visto che lo stipendio parte da 3.500 sterline al mese.

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1 di 5 - TRA LE MATERIE C’È ANCHE LA CYBERSECURITY
Alcune allieve della Norland durante i corsi. Fra le discipline studiate alla scuola per tate, accanto a quelle tradizionali, ci sono guida sportiva, autodifesa e cybersecurity.
2 di 5 - ISTITUTO ESCLUSIVO
Il Norland College. La scuola è nata nel 1892 e dal 2003 ha sede a Bath, località termale nel Sud-Ovest dell’Inghilterra frequentatissima dalla upper class britannica.
David McGirr
3 di 5 - DIPLOMA D’ÉLITE
Arianna Ribis, diplomata al Norland College, dove è stata una delle sole 3 italiane ammesse alla frequenza negli ultimi 7 anni. Oggi è a Londra dove svolge l’anno di tirocinio obbligatorio per chi termina gli studi.
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4 di 5 - Un’allieva della Norland durante i corsi.
Gareth Iwan Jones
5 di 5 - Lezioni al Norland College.

Esperienza e titoli professionali

La seconda lingua e una laurea sono titoli preferenziali nel nostro Paese. In Inghilterra e nel resto d’Europa esistono altre scuole simili, anche se non così iconiche (a cominciare dalla divisa in stile Mary Poppins) e autorevoli (a Norland la retta è 15.000 euro l’anno). Non in Italia, però, dove pure la richiesta di tate è altissima. Qui le candidate si districano seguendo corsi che permettono di creare il giusto puzzle di competenze per trovare lavoro nelle famiglie che contano.

Se l’esperienza come babysitter o nella scuola e la discrezione massima sono il requisito minimo richiesto dalle agenzie di selezione, la seconda lingua e una laurea sono preferenziali. «Io ho seguito un corso di apprendimento rapido, che mi serve per aiutare i bambini con i compiti, e un altro sulla crescita personale, che mi ha dato gli strumenti per capire come raggiungere gli obiettivi» racconta Valentina Lanatà, 26 anni, di Biella, che ha trovato lavoro tramite l’agenzia Nunny & Butler in una famiglia facoltosa dell’Est trasferitasi a Milano. «Ma a rendere davvero forte il mio curriculum sono esperienze e referenze: avendo vissuto all’estero ho un inglese fluente e a Londra, dove ho cominciato come ragazza alla pari, ho avuto la fortuna di lavorare per la famiglia di Gurinder Chadha, la regista del film Sognando Beckham, che mi ha presentata ai suoi amici e fornito sempre ottime referenze».

Le competenze di una brava tata

Non basta gestire “capricci”: bisogna essere in grado di insegnare l’autonomia. Alcune agenzie in Italia organizzano dei corsi ad hoc (vedi sotto). «Perché spesso non basta l’esperienza pregressa con i bambini che possono offrire le nostre candidate» spiega Francesco De Biase, managing director in Italia di Xerendipity, agenzia internazionale di selezione del personale domestico di alto profilo. «Le famiglie di un certo livello cercano molto più di qualcuno che accudisca i bambini, hanno bisogno di un punto di riferimento per la loro crescita. La tata non deve insegnare solo autonomia ed educazione ma anche il galateo e una seconda lingua. Non deve solo saper gestire i capricci ma anche spiegare come si parla al telefono, organizzare feste di compleanno indimenticabili, inventare giochi educativi che stimolino lo sviluppo motorio e intellettivo, conoscere il metodo Montessori e avere una cultura generale e completa».

Insomma, tutto quello che si impara alla Norland: per questo Xerendipity ha avviato una partnership con il college inglese, i cui insegnanti tengono già a Roma corsi da 4 a 8 settimane che costano da 1.500 a 4.500 sterline. I posti sono solo 16 e tutti gli studenti trovano lavoro già prima di ricevere l’attestato. Soprattutto se sono disposti a trasferirsi all’estero. 

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Le tate italiane sono più apprezzate all’estero

Le italiane sono più apprezzate all’estero: gettonatissime quelle che conoscono il latino. In Italia le famiglie che possono permettersi queste figure sono mediamente più “anziane” e quindi non hanno bambini in età da tata. «Inoltre, la figura della tata è meno apprezzata da noi dove viene spesso confusa con la governante che si occupa invece della gestione di una casa» continua De Biase. «Le tate italiane sono più apprezzate e richieste all’estero: nell’80% dei casi da famiglie straniere innamorate dell’Italia, del nostro essere “latini”, della nostra cucina. Ci arrivano domande soprattutto da Francia, Germania e Russia. Qui sono gettonate le tate che conoscono il latino, difficilissime da reperire, perché in quell’ambiente fa status».

Che esca dal Norland o si sia fatta strada a forza di corsi e cultura personale, una tata a tempo pieno che entra nel giro delle agenzie giuste e delle famiglie danarose, guadagna fino a 70.000 euro l’anno. E non è l’unico vantaggio. «Posso viaggiare tanto perché queste famiglie trascorrono spesso periodi in altri Paesi e la tata deve seguirle» racconta Valentina. «Faccio esperienze che altrimenti non potrei permettermi e non devo per questo rinunciare alla mia vita privata. Adesso per esempio lavoro come tata convivente ma nel weekend torno a casa. A Londra avevo un appartamento pagato dalla famiglia dove trascorrevo il mio tempo libero. I vantaggi sono tanti ma proporzionati alla grande responsabilità di essere sempre un modello positivo per un bambino che cresce, per l’adulto, e forse il leader, che sarà domani».

I corsi in Italia

In Italia non esistono corsi professionalizzanti per tate e babysitter ma brevi occasioni di formazione che permettono a chi non conosce questo mondo di acquisire i primi rudimenti. Eccone 3.

1. Portaletata.it, che sul web mette in contatto chi cerca e chi offre lavoro nel settore, propone corsi in collaborazione con esperti in psicopedagogia e medicina pediatrica, ostetriche e insegnanti. Qui si imparano strategie educative, puericultura e pronto soccorso pediatrico (12 ore, 130 euro).

2. La via lattea - Casa maternità di Milano propone 5 incontri di 4 ore per imparare a comunicare con la famiglia, a prendersi cura dei bambini secondo la giusta ritualità e a proporre giochi educativi (150 euro, casamaternita.it).

3. Scuola per Tata Montessori insegna i principi della pedagogia montessoriana per l’educazione e la cura (20 ore, 310 euro, spaziocentocannonidue.it)

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