Se il governo soffre di “annuncite”

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di

David Allegranti

Dall'accordo europeo sui migranti (che si è rivelato un flop) alle tanto attese manovre economiche: come è andato il primo mese di governo e quali sono le prospettive di realizzazione per il contratto tra Cinque Stelle e Lega

Una valanga di promesse a tweet unificati, dichiarazioni di guerra a mezzo mondo. Il governo Conte aveva annunciato sfracelli in Europa, specie sui migranti. Eppure la settimana scorsa al vertice di Bruxelles, che avrebbe dovuto rappresentare un “cambio radicale”, non è accaduto nulla di tutto questo.

Ha ottenuto poco dalla Ue sul fronte migranti

Alla fine i leader della Ue hanno prodotto un accordo che non prevede modifiche vincolanti per nessuno: l’idea è creare dei “centri controllati”, cioè chiusi, nei Paesi di primo ingresso (Italia, Spagna e Grecia), dove separare i richiedenti asilo dai migranti economici. I primi saranno condivisi (ma solo su base volontaria), gli altri saranno rimpatriati. L’Italia cosa può fare? Decidere se partecipare o no. Però soltanto chi avrà questi hotspot controllati potrà ricevere alcuni benefici, tra cui i fondi dell’Unione Europea per i rimpatri.

In 1 mese ha prodotto un decreto (che riguarda i benzinai)

Anche sul fronte economico le cose non vanno benissimo. L’esecutivo è entrato in carica il 1° giugno e nel mese di giugno il Consiglio dei Ministri si è riunito 7 volte. L’obiettivo più solido, si fa per dire, è stato centrato con l’approvazione di un decreto legge che proroga di 6 mesi l’obbligo per i benzinai di adeguarsi alla fatturazione elettronica.

Per ora non fa partire il reddito di cittadinanza e la Flat tax

Sui fondamentali del “governo del cambiamento” a che punto stiamo? Il “decreto dignità”, da tempo annunciato per vari scopi tra cui la lotta al precariato e una stretta sulle delocalizzazioni, prima di arrivare in Consiglio dei ministri ha fatto «il giro delle sette chiese delle bollinature, tutte cose che non conoscevo» ha ammesso il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio. E il reddito di cittadinanza, altro cavallo di battaglia? Di Maio lo vuole subito, «entro il 2018», ma il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha spiegato che «per il 2018 i giochi sono quasi fatti, dobbiamo concentrarci su quegli interventi di riforme strutturali che non hanno costi, ma che sono importantissimi, come far ripartire gli investimenti pubblici». Stesso discorso per la Flat tax: non è a costo zero, quindi per ora niente da fare. Se ne riparla nel 2020.

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