Su cosa sono d’accordo (e su cosa no) Pd e 5 Stelle

05 09 2019 di Adriano Lovera
<p>Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte posano con le ministre del nuovo governo. Da sinistra: Paola Pisano, Ministra per l'Innovazione e la Digitalizzazione, Paola De Micheli, Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Luciana Lamorgese, Ministra dell'Interno, la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo e la Ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone. Foto di ANSA/FRANCESCO AMMENDOLA/QUIRINAL PRESS OFFICE</p>

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte posano con le ministre del nuovo governo. Da sinistra: Paola Pisano, Ministra per l'Innovazione e la Digitalizzazione, Paola De Micheli, Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Luciana Lamorgese, Ministra dell'Interno, la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo e la Ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone. Foto di ANSA/FRANCESCO AMMENDOLA/QUIRINAL PRESS OFFICE

L’inedita maggioranza converge su temi come Quota 100 e taglio del cuneo fiscale, ma diverge su Tav, Europa, riforma della giustizia

Sono in accordo

Anche se molti pensano che questo esecutivo nasca soprattutto per sbarrare la strada all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, su alcuni punti dell’agenda politica potranno esserci convergenze tra il programma del Pd e ciò che il Movimento 5 stelle ha già avviato nella precedente esperienza di governo proprio a fianco della Lega. L’attenzione alle fasce più deboli, per esempio, è un terreno che accomuna i 2 azionisti di maggioranza del Conte bis. «Ecco perché il reddito di cittadinanza rimarrà, anche se il Pd lo aveva criticato» spiega Lisa Lanzone, professoressa di Sociologia politica all’università di Padova. «Troppo impopolare azzerarlo ora. Stesso discorso per Quota 100 per le pensioni, che resterà almeno fino al 2021».

Sul fronte economico, «M5S e Pd dovrebbero trovare convergenza su una patrimoniale per i redditi più ricchi, con l’obiettivo di ridurre il cuneo fiscale» nota Loris Zanatta, ordinario di Scienze Politiche all’università di Bologna. «E anche sulla stretta all’immigrazione prevedo continuità. Forse il Pd, più favorevole all’accoglienza, proverà a limare le posizioni più drastiche, come i porti chiusi voluti da Salvini. Ma l’umore del Paese conta e molti elettori hanno gradito la riduzione degli sbarchi».

Sono in disaccordo

Sull’Europa e sul suo ruolo, almeno in astratto, le sensibilità di Pd e M5S sono piuttosto distanti. «Ma bisognerà tenere conto anche del fatto che questo governo nasce con la benedizione di Bruxelles» rileva Loris Zanatta dell’università di Bologna. Se aggiungiamo che all’Europarlamento i 2 partiti hanno già votato insieme risultando decisivi nell’elezione della presidente della Commissione Ue, il nostro isolamento potrebbe diminuire. «Questo non significa che saremo supini verso Bruxelles, anzi, forse conteremo un po’ di più» conclude Zanatta.

Restano però molti i dossier delicati che coinvolgono la Ue e sui quali Zingaretti e Di Maio appaiono su posizioni antitetiche: dalla Tav alla statalizzazione dei servizi pubblici essenziali, dall’approccio nei confronti delle banche (con il M5S che chiede la separazione delle attività di sportello da quelle di investimento) alle misure fiscali e di sussidio. In politica interna, molto si giocherà su riforma della giustizia e riduzione dei parlamentari, provvedimenti sui quali il Pd è tiepido. Probabilmente dovranno essere discussi nel merito, come ogni nuovo cantiere. «Flat tax e autonomia, contestate dal centrosinistra, dovrebbero invece andare in soffitta perché erano vessilli più leghisti che pentastellati» conclude Lanzone.

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