Estate da record per il virus West Nile in Italia

27 08 2018 di Lorenza Pleuteri
Credits: Shutterstock

Dall'Istituto Superiore di Sanità dicono che nell'80% dei casi l'infezione non dà sintomi: a rischio le persone debilitate e o malate gravi. A fronte dei 4 riscontrati l'anno scorso, al 27 agosto 2018 ci sono stati più di 10 morti e i contagiati sono oltre 250

Aggiornamento del 27 agosto 2018

Febbre del Nilo da record negativo: i morti sono più di 10, i contagiati oltre 250

La “febbre del Nilo” portata dal West Nile Virus sta colpendo duro, in particolare tra Emilia Romagna, Veneto e la pianura Lombarda. Al 22 agosto il bollettino epidemiologico ufficiale delle autorità sanitarie segnalava 10 decessi (7 in Emilia Romagna e 3 in Veneto). Poi una pensionata di Mantova è passata dal coma alla morte e, stando a fonti giornalistiche, sono arrivate altre 3 segnalazioni dal Veneto. Numeri da record negativo, destinati a salire ancora.

Da giugno allo scorsa settimana in Italia sono stati registrati  255 casi di uomini e donne infettati, 103 dei quali nella forma neuro-invasiva, con 40 donatori di sangue nel gruppo. La ragione del boom di casi? L’alternarsi di caldo torrido e piogge ha provocato il proliferare delle zanzare-vettore.

Cifre da allerta si stanno avendo anche in Grecia (75 contagiati al 16 agosto), Ungheria (39)  e Romania (31).  Per arginare la diffusione del virus, al rientro dalla vacanze, viene rilanciato un avviso.

A chi ha soggiornato anche per una sola notte nelle aree a rischio – italiane e fuori confine – si consiglia di sospendere le donazioni di sangue per 28 giorni e di procedere solo nelle province si effettua il test Nat. L’elenco dettagliato delle zone a rischio si trova sul portale centronazionalesangue.it. Per avere indicazioni e chiarimenti ci si può rivolgere all’Avis di riferimento e ai medici di base. “Il sistema sangue – garantiscono intanto gli esperti -  sta reggendo “.

______________________________________________________________________________

Il primo allarme, per una forma neuro-invasiva, è arrivato dalla provincia di Rovigo. Un 58enne di Polesella a giugno è stato infettato dal virus del Nilo Occidentale, il West Nile, ed è finito in ospedale. Positività al Wnv sono state rilevate anche in zanzare catturate dalle trappole disseminate tra Verona e le province di Treviso, Venezia e Padova. La circolazione virale nei fastidiosi insetti e in altri animali  (cavalli e uccelli stanziali e selvatici) è stata segnalata dai veterinari in Emilia Romagna e in Lombardia, oltre che nelle “solite” aree venete. Secondo quanto segnala La Repubblica, «nell'estate del 2017 i casi erano stati 4. Alla data dell'8 agosto 2018 erano già 125. Il virus West Nile sta vivendo un'annata intensa in Italia e può essere considerato la concausa di 4 decessi fra Veneto ed Emilia Romagna». Dal Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità, però, Gianni Rezza rassicura: «Nell'80% dei casi la malattia non dà sintomi. Nel 20% si traduce in una normale febbre. Meno dell'1% delle persone contagiate può invece essere colpita da una meningoencefalite. Il virus è letale solo in pazienti già debilitati, in genere anziani molto cagionevoli».

La parola al virologo

Quali sono allora i motivi di preoccupazione?  Anche il professor Giorgio Palù, presidente della Società europea di virologia e docente di Microbiologia e virologia all’università di Padova, dà risposte relativamente tranquillizzanti. “Questo virus in Veneto è endemico dal 2008. Da allora è attivo un efficiente sistema regionale di sorveglianza integrata. La prevenzione funziona, ci sono azioni di contrasto applicate da Asl e comuni e campagne mirate di disinfestazione”. “Il West Nile - altro messaggio rassicurante - nella maggior parte dei casi può dare una sindrome simile a quella influenzale, che si risolve in pochi giorni. Solo in una percentuale contenuta di pazienti si possono avere complicazioni neurologiche”. “Il contagio umano nella forma neuro-invasiva – sottolinea anche l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, in una dichiarazione a La Nuova Venezia – non è fortunatamente frequente. Ma il sistema sanitario, già allertato, è in grado di riconoscere prontamente la malattia ed erogare cure efficaci, quando un paziente si presenta con determinati sintomi di interessamento neurologico”.

Da dove viene e come si propaga il virus Wnv

“Il virus West Nile  - spiegano i siti scientifici, a cominciare dal portale istituzionale epicentro.iss.it   – appartiene alla famiglia dei Flaviviridae ed è stato isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda,  nel distretto da cui prende il nome. È presente anche in Europa, segnalato già a partire dal 1958, e in Asia occidentale, Australia e America. Non passa direttamente da persona a persona. È trasmesso all’uomo da zanzare ornitofiliche infette,  soprattutto Culex, che pungono prevalentemente nelle ore crepuscolari e notturne. Altri mezzi di propagazione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e il passaggio madre-feto in gravidanza. Il virus può infettare anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma pure cani, gatti, conigli”. L’infezione decorre frequentemente in modo asintomatico, senza che nemmeno ce se ne renda conto.

I sintomi nelle forme più rare e più gravi

“Nel 20 per cento dei casi possono verificarsi sintomi di lieve natura come febbricola, mal di testa, nausea, vomito, eruzioni cutanee. Sintomi più pesanti - si presentano in media in meno dell’1 per cento delle persone infette - comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (uno su mille) il virus può causare un’encefalite letale”.

Per l'uomo non ci sono vaccini

Spesso i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nelle situazioni più gravi si rende necessario il ricovero in ospedale, dove i trattamenti comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita. Vaccini per gli uomini non ce ne sono (mentre esiste qualcosa per cavalli e scimmie), terapie specifiche nemmeno.

I dati danno un’idea del potenziale pericolo. Complessivamente, dal 2008 al 2016, in Italia sono stati notificati oltre 210 casi umani autoctoni di malattia neuro-invasiva da West Nile, da 9 regioni (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna) e 8 casi importati. Nello stesso periodo è segnalata la circolazione del virus in zanzare, uccelli e cavalli sul territorio di 14 regioni (Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Sardegna, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Molise, Toscana, Basilicata, Lazio, Puglia, Calabria, Liguria) con 1.333 casi confermati di infezione in cavalli e asini e, tra questi, 193 con sintomatologia nervosa.

Prevenzione e comportamenti prudenti

Residenti e turisti possono svolgere un ruolo importante per evitare la proliferazione delle zanzare –vettore, attraverso semplici comportamenti: non abbandonare oggetti e contenitori (ad esempio barattoli, bidoni, bacinelle, annaffiatoi , copertoni…) nei quali si possa raccogliere l’acqua piovana; svuotare giornalmente i contenitori di uso comune che contengono acqua e, dove possibile,  capovolgerli; coprire ermeticamente (anche attraverso reti a maglie strette) contenitori d’acqua fissi e inamovibili (bidoni, cisterne).

Che cosa fare all’aperto e al chiuso

Per evitare di essere punti nei locali senza condizionatori d’aria,  ambienti privati e pubblici, viene  consigliata l’applicazione a porte e finestre di zanzariere a maglie strette, oltre all’utilizzo di emanatori elettrici di insetticidi liquidi o a piastrine. All’aperto, per la protezione individuale,  è meglio indossare indumenti di colori chiari, il più possibile coprenti (maniche lunghe e pantaloni lunghi). Spirali fumigene (zampironi) o altri prodotti a combustione (come per esempio le candele alla citronella) che però sono efficaci in aree di dimensione limitata.

Un sufficiente livello di protezione, sempre secondo gli esperti, è dato dai repellenti da applicare direttamente sulla pelle, ripetendo il trattamento con frequenza. Nell’uso di questi prodotti, ricorda chi di salute e sicurezza si occupa, bisogna seguire scrupolosamente le indicazioni riportate sulla confezione e deve essere adottata la massima cautela nei bambini, nelle donne in gravidanza e in allattamento (per le quali alcuni dei prodotti in commercio sono da bandire) e su pelli sensibili. Spray e creme non devono essere messi sulle mucose (labbra, bocca), sugli occhi o sulla cute non integra (esempio, in presenza di tagli o ferite). Possono essere invece utilizzati sui vestiti per aumentarne l’effetto protettivo.

Donazioni di sangue e trapianti sicuri

Per evitare il diffondersi del contagio, sono state adottate anche misure che riguardano i donatori di sangue. Chi ha soggiornato per almeno un giorno nelle province dove il Wnv è presente – fanno sapere dall’Avis Veneto  - per i successivi 28 giorni non deve effettuare donazioni. Il divieto non vale per i cittadini veneti. È già entrato in funzione, ecco la spiegazione,  il test Nat-Pcr che individua la presenza di eventuali virus nel sangue raccolto. “Test specifici – garantisce il professor Giorgio Palù – da ora in poi verranno fatti anche sugli organi da trapiantare”.

Riproduzione riservata