Farmaco Alzheimer

Alzheimer, il primo farmaco che rallenta la malattia

Negli Stati Uniti è stato approvato il primo farmaco che non solo riduce i sintomi, ma rallenta l'Alzheimer. L’esperto: «Risultato incoraggiante, in Europa la procedura di via libera da marzo»

Contro l’Alzheimer c’è una nuova arma: si chiama Leqembi ed è un nuovo farmaco, appena approvato dalla Food and Drug Administration, l’ente regolatore dei farmaci negli Stati Uniti Si tratta di un medicinale che ora potrà essere usato per rallentare la malattia. Ed è proprio questa la principale novità: non era mai accaduto finora, perché i medicinali a disposizione finora agiscono solo sui sintomi dell'Alzheimer.

Come agisce il nuovo farmaco per l'Alzheimer

La notizia era attesa da tempo, dal momento che, nonostante l’aumento delle diagnosi, non esiste ancora una terapia specifica contro l’Alzheimer, che solo negli Stati Uniti colpisce 6,5 milioni di persone; in Europa gli ultimi dati di Eurostat la maggior parte dei pazienti con demenza, tra cui l’Alzheimer, è costituita da donne: si stima siano 6.650.228 rispetto ai 3.130.449 uomini.

«L’Alzheimer è una malattia invalidante per chi ne è affetto e ha effetti devastanti per le persone che stanno vicino», ha dichiarato Illy Dunn della Food and Drug Administration, nello spiegare il motivo dell’approvazione. «Questa opzione di trattamento è l’ultima a prendere di mira il processo sottostante dell’Alzheimer, invece che curare i sintomi», ha aggiunto.

Il nuovo farmaco rallenta il decadimento cognitivo

«In fase di studio 2, in effetti, si erano già vista la capacità di questo farmaco nel rimuovere l’amiloide, ossia la proteina responsabile dei sintomi dell’Alzheimer a livello cerebrale. In fase 3, invece, è emersa anche l’efficacia da un punto di vista cognitivo e funzionale nei pazienti affetto dal morbo: analizzando un grande numero di pazienti è stato dimostrato in modo statisticamente significativo il beneficio nel rallentamento del decadimento cognitivo ed è la prima volta che accade», spiega Elio Scarpini, Professore di Neurologia, già Direttore del Centro Alzheimer e Sclerosi Multipla "Dino Ferrari" dell’Università di Milano - IRCCS Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico.

Quando arriverà in Europa il farmaco per l'Alzheimer?

La FdA statunitense, dunque, ha dato il proprio via libera “accelerato”, cioè a condizione che le due aziende produttrici (Eisai e Biogen) conducano ulteriori studi. «Si tratta di una procedura insolita, ma dettata dalla novità: è la prima volta che si ha a che fare con un farmaco che dà risultati clinici e non solo di mitigazione dei sintomi della malattia – spiega Scarpini – La dimostrazione dell’importanza sta nel fatto che sia in Giappone che in Europa la pratica sarà esaminata dagli enti regolatori come l’Ema già a marzo. Ciò ci rende ottimisti».

Lo stesso Scarpini conferma che molti familiari di pazienti hanno iniziato a chiedere informazioni sul nuovo farmaco: «Gli effetti collaterali sono sostanzialmente di tipo radiologico, come micro-emorragie, che sembrano essere fenomeni reversibili. Sono stati segnalati anche pochi casi di sintomi come lieve stato di confusione, cefalea, nausea, comunque di tipo transitorio».

Chi potrà assumere il farmaco per l'Alzheimer

Il costo del nuovo farmaco per l'Alzheimer è di 26.500 dollari all’anno per ciascun paziente. In Europa, quando arriverà, occorrerà capire il tipo di approvazione e, in Italia, la copertura da parte del Sistema sanitario nazionale. Il costo può rappresentare un problema? Insomma, potranno accedere solo in pochi? E come si sceglieranno i pazienti adatti? «In teoria è vero che potrebbe essere limitato a una certa platea di potenziali pazienti, ma in ragione soprattutto delle indicazioni terapeutiche. Significa che non sarà un farmaco per tutti i pazienti con demenza perché, sulla base degli studi, emerge che sarà adatto a chi ha un decadimento cognitivo lieve e in coloro che, sottoposti ad esami come la Pet, avranno un accumulo di amiloide nel cervello. C’è una controindicazione, che riguarda i soggetti che assumono anticoagulanti, perché per loro potrebbe esserci un rischio di micro-emorragie più importanti – spiega l’esperto - Il numero di pazienti effettivamente suscettibili alla terapia, dunque, non sarà enorme».

Per avere il farmaco non conta l'età anagrafica

Questo non significa, però, che sarà limitato ai più giovani: «Non si tratta di età anagrafica, ma di condizioni cliniche, perché ricordiamo che l’Alzheimer può comparire anche a 40 anni. Quanto al costo, è vero che è molto alto, ma anche per la sclerosi multipla esistono terapie costose, ma in grado di migliorare la qualità di vita ai pazienti. Insomma, ne varrà la pena per tutti i pazienti che abbiano i requisiti di inclusione nelle cure», spiega ancora Scarpini.

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