Dici badanti e pensi subito alle signore ucraine, filippine o peruviane che si occupano di genitori anziani e nonni. Ma le cose stanno cambiando in fretta. Oggi sono sempre più spesso le italiane a prendersi cura dei 2 milioni e mezzo di over 65 non autosufficienti nel nostro Paese.
Secondo l’Osservatorio statistico dell’Inps, nell’ultimo anno sono aumentate del 13% le badanti made in Italy, che vanno a occupare un mercato lavorativo finora appartenuto soprattutto a persone straniere.

Perché lo fanno? «La crescita del numero di badanti italiane è una delle conseguenze della recessione economica, che ha colpito in modo più pesante l’occupazione maschile.
Nel momento in cui gli uomini perdono il posto, tocca spesso alle donne trovare un impiego per far quadrare il bilancio familiare» spiega Emilio Reyneri, professore emerito di Sociologia del lavoro all’università di Milano Bicocca.

«Dove lo cercano? Nell’unico settore che, in un Paese dove l’età media è in costante aumento, ha continuato a crescere nonostante la crisi: quello del lavoro domestico e di cura della persona. Badanti, colf e assistenti familiari rientrano tra quei mestieri che non volevamo più fare e che lasciavamo agli stranieri. Ora, però, la situazione è diversa: con 4 milioni e mezzo di poveri e una percentuale di occupazione femminile al Sud che è la più bassa d’Europa, non possiamo permetterci di essere selettivi».

Ma c’è di più. «Esiste anche una ragione sociale: accudire gli anziani fa parte della nostra tradizione culturale. Rispetto ad altri Paesi europei, gli italiani fanno il possibile per tenerli in casa anziché portarli in un istituto. In molte famiglie vivono sotto lo stesso tetto nonni e nipoti. E i giovani imparano a prendersi cura di chi è in là con gli anni: un “sapere” che può essere trasformato in opportunità professionale».

Qual è il loro identikit? Le badanti italiane hanno tra i 30 e 56 anni, vivono prevalentemente in Lombardia, Lazio, Piemonte e Campania. La maggior parte sono diplomate, alcune hanno anche conseguito la laurea. Molte hanno perso il posto fisso e si sono messe alla prova in un campo professionale nuovo per loro pur di continuare a lavorare e portare così uno stipendio a casa, dove le aspettano marito e figli.

«Tante non hanno una formazione specifica nel settore e magari all’inizio si improvvisano badanti usando l’esperienza accumulata con i familiari» spiega Teresa Benvenuto, segretario nazionale Assindatcolf, l’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. «Ma con il passare del tempo molte di loro sentono il bisogno di acquisire competenze precise: vogliono specializzarsi nell’assistenza a disabili e anziani con particolari patologie come l’Alzheimer, per esempio, e decidono quindi di seguire dei corsi ad hoc».

Che tipo di competenze hanno? Più che farsi concorrenza, le badanti italiane e quelle straniere si completano. «La famiglie scelgono in base alle esigenze da soddisfare» prosegue Teresa Benvenuto. «Per esempio, se si cerca una persona che faccia solo compagnia a un anziano, si tende a rivolgersi a un’italiana perché conosce meglio non solo la sua lingua, ma anche le tradizioni e il contesto sociale in cui è vissuto. Un’italiana è in grado di instaurare una comunicazione migliore e di mettere più a suo agio la persona che assiste. Diverso è se si cerca qualcuno che sia presente giorno e notte, che conviva con il proprio caro. In questo caso si opta più facilmente per una persona straniera che non ha una famiglia a casa che la aspetta la sera» precisa l’esperta.

E in quanto alla paga? «Non ci sono differenze tra italiane e straniere. Anche se nel settore esiste molto lavoro sommerso, un contratto nazionale regola i compensi dei lavoratori domiciliari. A quello non si possono fare deroghe di nazionalità».

LE TESTIMONIANZE

«PER ME È UN’ESPERIENZA TEMPORANEA, CHE MI STA INSEGNANDO A ESSERE PAZIENTE»
«Sono figlia di un commercialista e ho lavorato per anni in varie aziende come ragioniera nel reparto contabilità» racconta Tiziana D’Annibale, 56 anni, di Roma. «Con il tempo, però, mi veniva chiesto di fare orari sempre più dilatati e anche il lungo tragitto tra casa e ufficio ha iniziato a pesarmi. Sono stata costretta a dimettermi. Ho cercato un altro posto mandando centinaia di curriculum, ma mi venivano offerti solo impieghi sottopagati. Un giorno, l’amica di un’amica mi ha proposto di occuparmi dei suoi genitori anziani. Ho cominciato ad andare al mattino, poi tutto il giorno.

Faccio la badante da circa un anno, durante il quale ho lavorato per diverse famiglie. C’è molta richiesta. So bene che questo impiego non è in linea con il mio percorso professionale ed è anche faticoso fisicamente. I miei familiari si preoccupano che mi stanchi troppo. Io, però, la prendo come una parentesi nella mia vita, prima di tornare a fare il mio mestiere a una scrivania. Sono fiduciosa. E lavorare ogni giorno a contatto con gli altri mi ha aiutato a migliorare me stessa e a sviluppare risorse con non sapevo di avere: la pazienza, la comprensione, l’amorevolezza, doti indispensabili quando si ha a che fare con gli anziani. Questo mi dà forza».

«SONO GIOVANE, MA OCCUPARMI DEGLI ANZIANI È IL LAVORO CHE CERCAVO»
«Da un anno mi prendo cura di una signora di 89 anni, malata di Parkinson» dice Marika Panetta, 28enne di Cologno Monzese (Mi). «Ho studiato Economia aziendale e durante la scuola ho fatto uno stage in una casa di riposo. Finiti gli studi, ho svolto vari lavori in modo saltuario, ma niente posto fisso: oggi anche per le mansioni più semplici serve un master. Scoraggiata, mi sono chiesta se fosse davvero il lavoro d’ufficio quello che desideravo. Ho ripensato a come mi sentivo a mio agio quando stavo a contatto con le persone di una certa età, le ascoltavo e le assistevo.

Del resto, anche con i miei nonni ho avuto sempre un ottimo rapporto. Ho quindi trasformato questo mio interesse in una professione. Appena ho saputo che una signora malata stava cercando qualcuno che si prendesse cura di lei, l’ho contattata e oggi lavoro full time come sua badante. Guadagno 800 euro al mese. Non è molto e, per avere altre opportunità, ho postato il mio profilo sul sito Ilmiosupereroe.it. È una piattaforma online specializzata nella prenotazione di servizi della persona, tra cui le badanti: così trovo lavori di sera o nel weekend e arrotondo lo stipendio. Questo mestiere mi piace e vorrei continuare a farlo anche in futuro».