Finora sono 64 le persone che hanno contratto il virus della Chikungunya. Di queste, 52 sono localizzate nel territorio di Anzio – vera zona rossa dell’emergenza – tra turisti e residenti. Intanto l’epidemia – se così si può chiamare – sembra espandersi. Fuori dal Lazio, oltre a un caso a Modena, giunge la notizia di un secondo caso nelle Marche, nel piccolo paese di Castelplanio, in provincia di Ancona. A Roma monta la polemica sui ritardi nelle disinfestazioni. E le donazioni di sangue sono sospese, per 28 giorni, in un’aerea corrispondente a 1,2-1,3 milioni di romani e per chi è stato nella capitale dal 25 agosto in poi.

Nel vocabolario degli italiani torna dunque la Chikungunya. La malattia, come sta succedendo per la malaria, riconquista le pagine dei giornali dopo dieci anni sottotraccia e spinge tutti a porre domande e cercare risposte e rassicurazioni. Il ministero della Salute (salute.gov.it) e portali web specializzati propongono schede e spiegazioni, oltre a consigli e suggerimenti di base. In rete è consultabile pure un sito a tema curato dalla Regione Emilia Romagna: www.zanzaratigreonline.it.

Che cosa è la Chikungunya?

La Chikungunya è una malattia virale acuta che viene trasmessa dalle punture di zanzare infette e non direttamente da persona a persona, con i normali contatti della vita quotidiana. È stata descritta per la prima volta nel 1952 durante un’epidemia scoppiata in Tanzania. Il nome deriva da una parola che in lingua makonde significa “diventare contorto” e che descrive la posizione curva e rannicchiata assunta dalle persone infette, a causa dei dolori articolari. La si può prendere all’estero, in Stati e aree a rischio. Ma ora si torna a parlare anche di casi autoctoni.

Dobbiamo preoccuparci?

“No”, risponde deciso il professor Pierangelo Clerici,  presidente dell’Associazione microbiologi italiani e direttore dell’unita operativa di microbiologia dell’Azienda sanitaria di Legnano e Magenta. “La malattia è autolimitante, guarisce cioè da sola, e non è delle più gravi. L’ipotesi è che una persona sia stata infettata all’estero e che, tornata in Italia, sia stata punta da una zanzara autoctona. Potrebbe non essersi nemmeno accorta di avere la Chikungunya, perché i sintomi non sono specifici. Lo stesso insetto, poi, ha punto una o più persone ad Anzio. La sospensione delle trasfusioni per 28 giorni e le disinfestazioni dovrebbero essere sufficienti a bloccare la diffusione dell’infezione.  Il rischio di decessi è bassissimo. I soggetti che devono stare più attenti sono gli immunodepressi”.

Come avviene il contagio?

In Italia il vettore potenzialmente più insidioso è l’Aedes albopictus, meglio conosciuta come “zanzara tigre”, introdotta nel nostro Paese nel 1990 probabilmente tramite il commercio di copertoni usati (con dentro dell’acqua e le uova deposte dalle femmine) e attualmente stabile e diffusa in tutto il territorio fino a quote collinari, soprattutto nei centri abitati. Altre specie, di più recente importazione, sono Aedes koreicus e Aedes japonicus. Sotto accusa c’è anche l’Aedes aegypti. In questo momento non sarebbe presente nel nostro Paese – così in luglio rassicurava il ministero della Salute – però la sua importazione potrebbe rappresentare un grande pericolo per la trasmissione autoctona di queste e altre malattie dello stesso gruppo, come zika e dengue.

Quando si è potenzialmente più a rischio?

Le zanzare tigre pungono principalmente nelle ore diurne e di luce, non di notte, e in particolare al mattino presto e nel tardo pomeriggio. Le parti più a rischio, visto che non volano molto in alto, sono le gambe. Gli esemplari adulti  generalmente preferiscono spazi aperti, in ambienti freschi e ombreggiati, e trovano rifugio soprattutto tra l’erba alta, le siepi e gli arbusti. Tuttavia negli ultimi anni sono stati segnalati anche in zone assolate, come i parcheggi dei supermercati, e nelle aree industriali, con poco verde.

Quali sono i sintomi della Chikungunya e in che tempi si manifestano?

La Chikungunya è caratterizzata da febbre improvvisa  e accompagnata da dolori articolari, debilitanti. Altri sintomi sono: dolori muscolari, mal di testa, nausea, affaticamento ed eruzioni cutanee, a volte pruriginose. I sintomi si manifestano generalmente entro 4-8 giorni dalla puntura di una zanzara infetta, con un intervallo che può variare da 2 a 12 giorni.

Le analisi del sangue, per cercare la Chikungunya, sono semplici e veloci?

No, non ci sono kit istantanei. Servono analisi particolari e laboratori attrezzati. Non essendo possibili screening di massa, sono state sospese le donazioni di sangue, per una finestra temporale di 28 giorni. I test per convalidare le diagnosi vengono effettuati solo nei centri regionali di riferimento, elencati dal Piano nazionale di sorveglianza messo a punto a luglio dal ministero della Salute. Per il Lazio il polo è l’ospedale Spallanzani della capitale.

Come si viene curati?

Non c’è una cura specifica o un vaccino. La terapia punta ad alleviare i sintomi e si basa sulla somministrazione di farmaci contro i dolori articolari, sul riposo a letto e sulla reintegrazione dei liquidi. Le persone malate devono essere protette da nuove punture di zanzara,  per evitare che l’infezione si diffonda, con l’applicazione di repellenti sulla pelle e l’uso di insetticidi negli ambienti in cui soggiornano.

E come si guarisce?

La malattia, come detto, si risolve in genere da sé, spontaneamente. In alcuni infettati, però, i dolori articolari possono durare per diversi mesi o anche anni. Sono stati inoltre segnalati casi occasionali, e dunque non comuni, di complicazioni oculari,  cardiache e neurologiche (soprattutto nei bambini) ed anche disturbi gastrointestinali. Spesso la sintomatologia è lieve e passa inosservata oppure viene confusa con quella della dengue.

In quali aree del mondo è presente la Chikungunya?

La Chikungunya è presente in Africa, Asia e nel subcontinente indiano. Nel 2007, per la prima volta in Europa, furono segnalati casi autoctoni, in Italia. Il focolaio epidemico iniziale venne localizzato tra due paesi in provincia di Ravenna. Si ammalarono circa 250 persone e morì una donna anziana, già debilitata da altre patologie concomitamti. In quell’occasione è stato confermato il contagio era stato propagato dalle “zanzare tigre”.

Come è la situazione in Italia?

Nel nostro Paese ogni anno si segnalano svariate persone che contraggono la malattia all’estero: nel 2013 i casi importati furono 3, nel  2014 si balzò a 39 casi, nel 2015 sono stati 19, nel 2016 se ne sono contati 17, nei primi mesi di quest’anno ne risultavano 2. Ad Anzio – ed ecco la cosa che ha messo in moto interventi ad hoc e contromisure –  nessuno dei primi tre malati era andato in Stati a rischio nei 15 giorni che hanno preceduto il manifestarsi dei sintomi. “L’ipotesi più verosimile  –  hanno dichiarato anche i dirigenti deIl’Istituito superiore di Sanità e gli esperti dello Spallanzani di Roma-  è che si siano infettati nell’area di domicilio. Questo vuol dire che a trasmettere il virus ai tre pazienti è stata una zanzara locale”.

Come si può prevenire la Chikungunya?

Ai viaggiatori che si recano in Paesi endemici per virus Chikungunya, e anche per dengue e zika, viene consigliato di informarsi sulla circolazione delle epidemie in corso, prima di partire. Uno dei modi per farlo è consultare il sito viaggiaresicuri.it  del ministero degli Esteri. Arrivati a destinazione (ma vale anche per chi resta in Italia) occorre proteggersi dalle punture di zanzara sia al chiuso sia all’aperto, in particolare nelle ore comprese dall’alba al tramonto, quando c’è luce e le “tigri” volanti sono più attive e pungono di più. Le precauzioni da prendere sono: utilizzare repellenti specifici, seguendo accuratamente le istruzioni riportate in etichetta; non usare profumi; indossare abiti coprenti, ad esempio camicie a maniche lunghe e pantaloni lunghi; preferire capi d’abbigliamento di colori chiari; dormire o riposare in stanze con l’aria condizionata oppure dotate di zanzariere o con altri schermi alle finestre e alle porte. Chi presenta sintomi compatibili con la malattia, nelle due settimane successive al rientro da un’area o un Paese a rischio, dovrebbe contattare il medico di famiglia ed informarlo del recente viaggio e delle avvisaglie.

Che cos’altro fare, a casa?

Cosa fare a casa, in ufficio e nei luoghi di lavoro, contro tutte le specie di zanzare: eliminare i sottovasi e, ove non sia possibile, evitare il ristagno di acqua al loro interno; verificare che le grondaie siano pulite e non ostruite; coprire le cisterne e tutti i contenitori dove si raccoglie l’acqua piovana con coperchi ermetici, teli o zanzariere ben tese; tenere pulite fontane e vasche ornamentali, eventualmente introducendo pesci rossi che sono predatori delle larve di zanzara tigre; trattare regolarmente con prodotti larvicidi i tombini e le zone di scolo e ristagno.

Che cosa invece non fare?

Cose da non fare: accumulare vasi vuoti, sottovasi e altri contenitori che possono raccogliere anche piccole quantità di acqua stagnante: lasciare che l’acqua ristagni sui teli utilizzati per coprire cumuli di materiale e legna; tenere annaffiatoi e secchi con l’apertura rivolta verso l’alto; lasciare le piscine gonfiabili e altri giochi pieni di acqua per più giorni; svuotare nei tombini i sottovasi o altri contenitori.

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