C’è un bene preziosissimo che ci sta sfuggendo di mano, anzi dalla testa e dal cuore: la fiducia. Lo dicono studi e ricerche, e ce ne accorgiamo anche noi. Crediamo sempre agli scienziati quando parlano di Covid? Siamo convinti della buona volontà dei politici nella lotta ai cambiamenti climatici? E, avvicinandoci alla nostra vita quotidiana, abbiamo la certezza che qualche collega non approfitti dello smart working per fare i comodi suoi o che gli studenti non copino durante un test scritto o ancora che un professionista o un negoziante non ci freghino sul prezzo?

Non si tratta di diventare dei creduloni – ci sono contesti in cui ovviamente la diffidenza è sana – ma di capire che vivere tra continui sospetti crea ansia e insicurezza, se non paralisi, nei rapporti. E perciò occorre rimettere in circolo questa linfa vitale delle nostre relazioni. Proviamo a farlo qui con l’aiuto di 3 esperti.

Accetta il rischio

Che la fiducia non sia una disposizione d’animo facile da maneggiare dipende da un semplice fatto: non esiste senza rischi. «La parola fiducia ha la stessa radice del termine fede, implica quindi di accettare una porzione più o meno grande di ignoto» spiega Rachel Botsman, docente all’università di Oxford, dove tiene un corso proprio sulla fiducia, e speaker a Wobi, il World business forum che si è svolto a Milano a inizio novembre.

«La fiducia è un potente collante sociale che ci “tiene insieme” ma è anche una sfida impegnativa: tu dai il tuo tempo, il tuo lavoro o il tuo amore a qualcuno senza poter avere il controllo totale della situazione». Nel nostro mondo così complesso il problema che la fiducia possa risultare mal riposta è acuito; ma ci può consolare, o forse ispirare, sapere che anche nell’antichità il quesito se fare o no affidamento sul prossimo abbia creato grattacapi alle menti più brillanti.


«Già Aristotele diceva che l’uomo è un animale sociale, per la sua tendenza naturale a porsi in relazione con gli altri»


«Aristotele dice che l’uomo è un animale sociale: proprio la sua tendenza naturale a porsi in relazione con gli altri è alla base della fiducia» spiega Antonio Sgobba, autore di La società della fiducia (Il Saggiatore). «Il filosofo fa anche la prima embrionale critica all’individualismo: interessarci solo del nostro profitto finisce con il danneggiare altre persone e i nostri rapporti con loro. Oggi, per esempio, molti atteggiamenti dei no vax non tengono conto dei valori della reciprocità: pensano di mettere al sicuro se stessi senza curarsi delle conseguenze che il proprio comportamento può avere sugli altri».

Ascolta il tuo istinto

Se pensiamo che a spingerci ad atti di fiducia e di rispetto verso gli altri sia il rischio di sanzioni dobbiamo (almeno in parte) ricrederci. «Machiavelli sostiene che l’uomo è portato per natura alla “malignità” piuttosto che alla benevolenza, e dunque se non fa il male è solo perché ha paura di essere punito» spiega Tommaso Greco, docente di Filosofia del diritto all’università di Pisa e autore di La legge della fiducia (Laterza). «In realtà c’è una forte dose di fiducia che ci accompagna, anche se non la vogliamo vedere. Persino quando andiamo al bar a bere un caffè scatta, pur in modo implicito, un contratto tra noi e il barista: dobbiamo essere diffidenti nei suoi confronti oppure ci fidiamo – come io credo che sia – del fatto che voglia adempiere nel miglior modo possibile a quello che ritiene essere il suo dovere? Certo, sappiamo che la legge ci tutela se qualcuno ci danneggia, ma quanti stipulerebbero un contratto qualsiasi se sapessero in anticipo che la controparte li sta per ingannare? Alla base di tutti i nostri rapporti giuridici c’è innanzitutto una relazione di reciprocità tra diritti e doveri, che implica fiducia e rispetto. Nella partita sulla fiducia, alle cautele di chi come Machiavelli ci vede sempre potenzialmente “rei”, occorre affiancare la tradizione che parte da Aristotele e che ci vede come animali sociali portati alla cooperazione e anche alla solidarietà reciproca».

Stimola la risposta positiva dell’altro

Oggi, però, c’è un imperativo spesso sotteso: fidarsi è bene, controllare è meglio. Negli Usa, per esempio, sono già scattati vari licenziamenti perché i datori di lavoro, facendo screenschot dei video dei dipendenti, hanno constatato che alcuni non consultavano siti legati al loro incarico.

Al di là delle scorrettezze individuali e di norme diverse dalle nostre, «siamo ossessionati dai controlli a monte: penso alle telecamere per scrutare ogni mossa degli studenti» dice Greco. «Credo occorra trovare invece forme di verifica a valle, pensate e tarate per ogni particolare contesto. Serve un grande sforzo di fantasia. Solo così però, dando fiducia, possiamo stimolare nella controparte l’assunzione di responsabilità ed evitare quel clima di costante sospetto che ammorba i rapporti. La realtà dimostra che, se basiamo tutto sulla diffidenza, la tendenza ad aggirare le regole si sviluppa in maniera più consistente rispetto alle situazioni in cui concediamo fiducia. La mia esperienza con gli studenti, da questo punto di vista, lo conferma. Ed è questo il grande salto che dobbiamo fare nel nostro sistema burocratico. Si parla sempre di “semplificazione”, ma il passaggio decisivo è: quanta fiducia possiamo concedere a chi è chiamato ad applicare le regole? In molte situazioni attribuire un margine anche minimo di discrezionalità può essere un modo per immettere fiducia e responsabilità nel sistema sociale e rendere tutto non solo più giusto, ma anche più efficiente».


«La fiducia ci impone di guardare in faccia la nostra vulnerabilità: non è facile. Rassegnarsi alla diffidenza, però, è deleterio»


Coltiva l’umiltà

Fidarsi è un rischio da cui si esce felici e arricchiti oppure delusi e defraudati. Ma ci sono segnali che possono darci più sicurezza quando vogliamo misurare la nostra e altrui affidabilità? «Sì. Sono la coerenza e l’umiltà, perché creano il progresso e la continuità in una relazione e determinano chi è leader e chi no» risponde Rachel Botsman. «Non puoi essere leader se non ti fidi e non puoi fidarti se sei arrogante. In ufficio, per esempio, un buon capo dice chiaramente cosa si aspetta dagli altri e cosa gli altri possono aspettarsi da lui, non cambia in continuazione i programmi né promette mari e monti. L’umiltà è spesso vista come debolezza, invece può essere un punto di forza: saper ammettere che non si hanno risposte pronte su tutto, o che non si conosce ancora il risultato finale completo a cui si arriverà realizzando un certo progetto, è un atto di coraggio».

Sii paziente

La fiducia è un investimento a lungo termine. «Non è un interruttore che si accende e si spegne velocemente» conferma Antonio Sgobba. Lo vediamo nei rapporti a due e, in generale, nei rapporti sociali. «Serve uno sforzo collettivo che ci porti ad agire non ingabbiati dalla paura o spronati solo dalle nostre esigenze individuali. Possono volerci generazioni, di certo occorrono tempo e pazienza. Questo ci impone di guardare in faccia la nostra vulnerabilità. Non è facile. Rassegnarsi alla diffidenza, però, non ha senso: anzi, è deleterio. Perché la fiducia è un bene fragile, ma oggi più che mai necessario».

Adesso in libreria


1 di 3
– Il filosofo e giornalista Antonio Sgobba in La società della fiducia. Da Platone a WhatsApp (Il Saggiatore) ci porta a passeggio tra l’Atene classica e i giganti del web: scopriamo così quanti moniti e suggerimenti sulla fiducia possiamo trarre anche noi, oggi, dalla saggezza antica.

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– Rimettere al centro del nostro agire la fede negli esseri umani. È l’invito della scrittrice turca Ece Temelkuran in La fiducia e la dignità. 10 scelte per un presente migliore (Bollati Boringhieri). La fiducia si accompagna all’attenzione e all’amicizia, spesso trascurate eppure cruciali.

3 di 3
– Le norme servono perché non ci fidiamo gli uni degli altri o presuppongono invece la fiducia reciproca? Attorno a questo interrogativo ruota La legge della fiducia. Alle radici del diritto (Laterza) di Tommaso Greco. E la risposta, che ci mette in gioco con tante scelte e azioni quotidiane, è tutt’altro che scontata.

I numeri della diffidenza

89%
È la percentuale di italiani preoccupata per il lavoro. Altri segnali di sfiducia verso il futuro sono i timori per il cambiamento climatico (78%) e i rischi legati al Covid (64%).

63%
Ha fiducia nel governo (negli ultimi 21 anni la maggioranza della popolazione invece non l’aveva).

63%
Ritiene che sui media circolino molte informazioni non degne di fiducia.

73%
Si fida degli scienziati, ma la fiducia in loro nell’ultimo anno è scesa di 13 punti.

Fonte: Il barometro della fiducia 2021 di Edelman (i dati si riferiscono all’Italia)