A 30 anni non mi sento soddisfatto di quello che ho costruito

04 10 2018 di Chiara Gamberale
Credits: Elisa Macellari

Dal 2015 la scrittrice ha una rubrica su Donna Moderna dove si confronta con le lettrici sui problemi di coppia, sesso, relazioni affettive. Ogni settimana pubblichiamo le sue risposte, online e sulla carta: se anche tu vuoi scriverle, manda una mail a lapostadelcuore@mondadori.it

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Cara Chiara, arrivato a 30 anni non mi sento più appagato di quello che ho e di come sono. Mi sono laureato, ho un lavoro che mi ha dato soddisfazioni fino a quando mi ha permesso di crescere, sto progettando di sposarmi con la mia fidanzata, ho diversi amici veri. Negli anni ho costruito molto. Ma mi sono reso conto che, se tornassi indietro, farei alcune scelte diverse. Mi sono impegnato in qualcosa che il “resto del mondo” era contento che facessi e forse ho trascurato le mie vere esigenze. A tanti andrebbe bene così ma, nel mio caso, tutto questo si sta facendo sentire. La partenza di mio fratello per motivi professionali e il ritorno alla routine dopo le vacanze mi hanno portato a provare smarrimento, indecisione, mancanza di autostima, invidia rispetto a quello che sono, o fanno, le altre persone che conosco. La “crisi” mi ha convinto a intraprendere un percorso per comprendermi meglio, grazie a letture che inducano a riflettere su se stessi. Ho anche deciso di seguire un corso di teatro per principianti (per quanto la prospettiva mi spaventi moltissimo), perché credo mi possa aiutare a superare alcuni miei limiti mai affrontati seriamente. Che ne dici? Con affetto.

Matteo

Mio caro Matteo, e se ti dicessi che sei un uomo fortunato? Quello che stai facendo è prezioso: ti stai mettendo in discussione, stai cercando di dare un perché a quell’insoddisfazione che senti. E addirittura stai cercando di trovare soluzioni. È qualcosa che a molti non riesce nell’intero corso della vita. In tanti, troppi, mandano giù quel sospetto che qualcosa non vada, che la nostra vita non corrisponda esattamente a noi stessi, solo per quieto vivere. Altre volte, questa coscienza viene quando ormai è troppo tardi per potere cambiare. Tu hai dato un nome a quel malessere e ti stai impegnando: significa che tutto è possibile. Una sola cosa devi accettare: il dolore, la sofferenza che qualunque cambiamento comporta. Ma è la sofferenza di chi sta uscendo dalla vecchia pelle troppo stretta. Non sei smarrito: la strada l’hai già trovata.

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