Gite scolastiche e sicurezza: cosa dice la legge?

21 03 2019 di Eleonora Lorusso
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Dopo il caso di San Donato Milanese e il sequestro di studenti da parte di un autista, ci si interroga su come tutelare i ragazzi in gita e gli insegnanti: chi può o deve controllare i mezzi? Cosa può fare la scuola? Di chi sono le responsabilità?

Il caso di San Donato Milanese, dove un autista ha sequestrato alcuni studenti dando poi fuoco al mezzo, ha sollevato tanti interrogativi, tra cui la sicurezza. L’uomo, infatti, aveva precedenti per guida in stato di ebbrezza, eppure trasportava ogni giorno decine di ragazzi. Solo la prontezza di uno studente, che ha chiamato la polizia con un cellulare e l’intervento dei carabinieri hanno evitato il peggio. Ma chi si occupa della sicurezza in caso di gite? Chi deve e può controllare i mezzi e i conducenti? Ecco come tutelarsi e tutelare i propri figli e gli insegnanti.

Le responsabilità della scuola

Le responsabilità per la sicurezza in gita sono cambiate nel corso degli anni, creando non poca confusione sui ruoli di insegnanti, polizia e imprese di trasporto. L'autonomia scolastica prevede che siano i singoli istituti a essere responsabili della gestione dei viaggi di istruzione: devono scegliere eventuali agenzie di viaggio e ditte di trasporto affidabili, tramite gara o assegnazione diretta a seconda degli importi, ma comunque previo controllo di tutta la documentazione prevista dalla legge. Ad esempio, il Dirigente scolastico e gli insegnanti sono tenuti a chiedere copie della carta di circolazione del pullman che porterà gli studenti in gita. Lo stabilisce “Gite scolastiche in sicurezza”, un protocollo siglato dal Ministero dell’Istruzione e dalla Polizia Stradale che fissa paletti ben precisi per gli istituti scolastici e prevede l’intervento della Polizia stradale per controlli a campione o su chiamata. “La scuola, ad esempio, deve rivolgersi ad aziende qualificate e pretendere la documentazione necessaria prima della partenza, mentre la Polizia stradale o municipale si occupa delle verifiche sui mezzi, come ad esempio il controllo di pneumatici, assicurazione, condizioni interne del veicolo, verifica che ci siano tutte le dotazioni come estintori o cinture di sicurezza" spiega Giordano Biserni, presidente dell’ASAPS, Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale.

Le responsabilità delle ditte di noleggio

Ma cosa succede se le condizioni di un mezzo non sono adeguate? Chi ne risponde? E se fossero causa di incidente? In questo caso è la ditta di noleggio pullman che deve rispondere di eventuali inadempienze. Facendo un esempio concreto, se al momento di far salire gli studenti a bordo, ci si accorgesse che le gomme sono usurate, la scuola avrebbe il diritto di fermare la partenza, chiamando la ditta di trasporti e pretendendo la sostituzione del mezzo. Nello stesso tempo ha la facoltà di far intervenire la Polizia stradale per ulteriori controlli. Ma chi, fisicamente, si deve assumere il compito di bloccare la gita se teme che la sicurezza sia a rischio? 

Le responsabilità (troppe) degli insegnanti

Una serie di note del Miur ha regolato i singoli compiti degli insegnanti: spetta a loro osservare ed eventualmente segnalare anomalie al momento della partenza per il viaggio di istruzione, sia relative alle condizioni del veicolo che al suo autista: per esempio, che non abbia le gomme lisce o fanali e parabrezza rotti, o che non sia palesemente ubriaco. Di fronte al carico di responsabilità di professori e maestri, però, si sono sollevate polemiche, facendo parlare di "docenti-poliziotti". Da qui l'opportunità di stipulare un'intesa con la Polizia stradale che, come scritto da Miur, sottolinea l'importanza "della consulenza e del coivolgimento del personale della Polizia stradale" in presenza di "evidenti situazioni di pericolo", chiedendo l'intervento diretto degli agenti della Polstrada. In pratica la polizia, che ha sempre effettuato controlli a campione, può essere chiamata a effettuare controlli anche prima della partenza, su richiesta del Dirigente scolastico. 

Ma la collaborazione non è bastata a chiarire alcune responsabilità: i professori erano (e sono) tenuti a porre attenzione a che il conducente del pullman non assuma, ad esempio, sostanze stupefacenti, psicotrope (psicofarmaci), non beva alcolici, non guidi con il cellulare se non con il vivavoce o rispetti i turni di riposo. Ma che succede se invece notano comportamenti anomali? 

Le responsabilità della ditta e degli autisti

Un'altra nota (3031 del 2016) ha cercato di sollevare gli insegnanti dall'incombenza di occuparsi, oltre che dei ragazzi, anche di autisti e mezzi di trasporto, indicando che il "vademecum (stilato tra Miur e Polstrada, NdR) non attribuisce in alcun modo ai docenti o ai dirigenti scolastici nuovi compiti e conseguenti responsabilità oltre quelle contemplate dal Codice Civile o dal Contratto collettivo di lavoro”. 

"Resta il fatto che i docenti sarebbero tenuti a osservare, segnalare ed intervenire in caso di anomlie, cosa piuttosto difficile. In caso di incidenti o problemi, potrebbe infatti teoricamente configurarsi una loro corresponsabilità. Si tratta di un'eventualità piuttosto rara, in realtà, perché la ditta rimane la prima responsabile in caso di problemi al mezzo o se il conducente dovesse rivelarsi non adatto. In questi casi l'insegnante dovrebbe chiamare la Polizia stradale e l'impresa di trasporto appaltatrice, chiedendo la sostituzione dei veicolo o dell'autista" spiega Giordano Biserni.

Al di là della segnalazione e intervento dei docenti e della ditta, comunque, resta la responsabilità dell'autista a cui, ad esempio, in caso di guida in stato di ebrezza sarebbe tolta la patente. 

Le obiezioni degli insegnanti

"Per noi insegnanti le gite sono sì un momento formativo importante, che conclude spesso un percorso didattico svolto a scuola, ma sono anche un carico di responsabilità in più, oltretutto senza una retribuzione adeguata” spiega Tiziana Cundari, rappresentante dei Cobas Scuola. “In passato i controlli sui mezzi avvenivano in automatico da parte dei vigili in caso di gite in un raggio più circoscritto, ed erano richiesti dalle segreterie scolastiche. Ora, invece, siamo noi insegnanti a dover eventualmente chiedere agli agenti di effettuare verifiche prima della partenza e questo non è sempre possibile, sia per gli impegni che già abbiamo come insegnanti sia per la disponibilità della polizia municipale o stradale” spiega l’insegnante.

Il protocollo, infatti, rappresenta un “suggerimento” ma non è obbligatorio, proprio a causa dell'autonomia scolastica, e le sole pattuglie della polizia spesso non sono sufficienti a effettuare tutti gli adeguati controlli, che quindi avvengono spesso a campione. “Nel caso notassimo anomalie dovremmo intervenire in prima persona. Ma questo significa, ad esempio, controllare l’autista anche nell’area di sosta, per sincerarsi che non beva alcolici. E come facciamo a sapere se la notte prima ha riposato a sufficienza? Tra l’altro noi stessi dobbiamo già occuparci degli studenti, spesso facendo da sentinelle 24 ore su 24” dice Cundari. Anche per questo il numero di docenti disposti a portare in gita i ragazzi sta diminuendo con gli anni, con un calo del 13 per cento dal 2010 al 2018.

Leggi insufficienti

Purtroppo esistono anche modi per aggirare le norme. “Ad esempio, chi ci garantisce che un autista di pullman, in partenza al mattino presto per una gita, non sia rientrato a casa tardi la sera prima? A volte è anche capitato che un conducente scendesse da un mezzo, per risalire subito su un altro, senza possibilità di verifica. È possibile anche eludere il controllo del cronotachigrafo, ossia quella specie di scatola nera che registra le ore di guida, le soste e la velocità di un pullman. È obbligatorio solo per i tragitti extraurbani, ma in città o per spostamenti entro i 50 km non è necessario” spiega Biserni.

Spesso sono state segnalate anche aziende di trasporto che hanno impiegato autisti pensionati non contrattualizzati o mezzi obsoleti, magari semplicemente ritinteggiati e reimmatricolati. Secondo l’Asaps dovrebbe essere incrementato il sistema dei controlli dei tempi di guida e di riposo dei conducenti, sia con verifiche più frequenti sul campo, sia nelle sedi delle imprese di trasporto. “Deve poi essere rivisto il sistema del prelievo dei punti in caso di violazioni che, se reiterate, devono portare al ritiro (e la revoca per i recidivi) oltre che della patente per il conducente, della licenza di esercizio alla stessa impresa” spiega l’ASAPS.

I consigli prima di partire

Il primo consiglio è quello di affidarsi sempre a ditte serie e conosciute e diffidare di prezzi molto più bassi delle tariffe normali, che possono essere indice di scarsa professionalità e di basso livello di affidamento. Esistono, poi, una serie di verifiche da effettuare: il rispetto delle revisioni dei veicolo, lo stato di pneumatici e che il mezzo sia munito di catene o pneumatici da neve in caso di viaggi in periodo invernale e verso località di montagna. L’ASAPS consiglia di “pretendere nel modo più assoluto che il conducente non beva alcolici durante il periodo del viaggio e nelle soste durante la consumazione dei pasti. Qualora risulti che ha bevuto bisogna rifiutarsi assolutamente di riprendere l’itinerario”.

Esiste una normativa ben precisa che riguarda i riposi: ad esempio “è importante accertare che il conducente non superi le ore previste di guida. Normalmente 9 al giorno con periodi che non superino le 4 ore e mezza. Con una interruzione di almeno 45 minuti, sostituibili con pause di almeno 15 minuti l’una, distribuite in modo di arrivare ai 45 minuti durante il periodo di guida di 4 ore e mezzo”.

Un altro consiglio chiama in causa direttamente gli insegnanti: “Il capo del gruppo e gli organizzatori si facciano indicare sempre il numero telefonico dell’impresa con la quale il viaggio è stato organizzato e possibilmente il numero di cellulare di uno dei responsabili, per segnalare qualsiasi anomalia anche durante il viaggio”.

Va inoltre ricordato che i passeggeri devono allacciare le cinture, il conducente non può usare il cellulare se non con vivavoce o auricolari, e deve rispettare i limiti di velocità (100 km/h in autostrada, 80 fuori dai centri abitati e 50 nelle strade urbane).

Quante irregolarità?

Purtroppo tra le regole previste e la realtà ci sono delle differenze. Il 15% dei pullman controllati dalla Polizia stradale tra febbraio 2016 e maggio del 2018, tipico mese di gite, presentava irregolarità, che andavano dalla presenza di pneumatici consumati, ad anomalie nel funzionamento ed efficienza di cinture di sicurezza, fari, estintori e uscite di sicurezza. Molte anche le infrazioni dovute a mancate revisioni, assicurazioni scadute e irregolarità legate all’azienda di trasporti. Non sono mancate multe per eccesso di velocità e persino guida senza patente.

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