Gite scolastiche: sicuri che siano sicure?

04 04 2018 di Carla Colmegna
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Gite scolastiche nel mirino: scuola e famiglie chiedono più sicurezza. La polizia stradale lancia l'allarme illegalità e solo nel 2017 ha sequestrato 5mila mezzi fuori norma. Intanto parte la "controgita"

L'ultimo caso a Lanciano (Chieti), dove la polizia stradale ha sequestrato un autobus che avrebbe dovuto portare in gita scolastica 41 bambini: gomme usurate e tre cinture di sicurezza fuori norma. Pochi giorni prima era successo a Verona. E i dati lo confermano un po' in tutta Italia: il 7 per cento dei bus piemontesi a noleggio non è in regola con la revisione, in Umbria il 25 per cento, solo per citare alcune regioni.

Normale che le famiglie si pongano dubbi. Il Ministero per l’istruzione risponde con la campagna Gite scolastiche in sicurezza, in collaborazione con la Polizia di Stato. La campagna, nata nel 2016, ha l'obiettivo di assicurare controlli sugli autobus delle gite e sui conducenti e dare alle scuole tutte le informazioni utili per organizzare le trasferte in sicurezza. Le informazioni sono contenute in un vademecum compilato dalla Polizia Stradale, con le indicazioni per scegliere le imprese di trasporto, capire se i conducenti sono idonei, valutare le condizioni dei veicoli (www.poliziadistato.it). «Con questa iniziativa abbiamo raggiunto risultati positivi, sia per i controlli, sia per le informazioni fornite alle scuole» ha spiegato il direttore centrale della Polizia Stradale, prefetto Roberto Sgalla, che coordina la campagna. «Tuttavia, i controlli sui pullman evidenziano che è ancora alto il livello di illegalità e il mancato rispetto delle norme della circolazione. Inoltre, i drammatici incidenti in Italia e all’estero e la crescita delle vittime dicono chiaramente che bisogna insistere nella direzione dei test e dell’educazione stradale».

Come avvengono i controlli?

I controlli a mezzi e conducenti avvengono su segnalazione diretta e libera delle scuole che possono avvisare la Polizia Stradale dei propri viaggi, in modo che gli agenti eseguano verifiche a campione lungo l’itinerario. Oppure, quando le scuole lo chiedono, la Polizia controlla anche lo stato degli autobus prima della partenza, l’idoneità del veicolo e del conducente. Per fare i modo che i test siano organizzati al meglio, i dirigenti scolastici devono comunicare alla Polstrada del proprio capoluogo la data della gita, il luogo di partenza e ritorno, il numero di alunni e di pullman (www.miur.it).

Quanti controlli sono stati effettuati?

Gli ultimi dati elaborati dalla Polizia Stradale riguardano il periodo dal 16 febbraio 2016 al 31 dicembre 2017: la Polizia Stradale ha attivato 23.873 pattuglie per i controlli, controllato 34.153 autobus, di cui 22.122 su richiesta delle scuole, pari al 35% circa del parco veicolare in Italia. Dei mezzi controllati, 5.042 presentavano irregolarità, 2.734 di quelli verificati su richiesta delle scuole.

In che condizioni erano i pullman?

Secondo i dati del portale della sicurezza stradale (www.asaps.it), le violazioni più numerose riguardano l’equipaggiamento dei pullman: in 1.423 casi sono state riscontrate irregolarità come pneumatici lisci, cinture di sicurezza non funzionanti, fari guasti, specchi retrovisori danneggiati, estintori inefficienti, uscite di sicurezza non agibili.

Quali violazioni sono state segnalate?

Le guide senza patente sono state 23; le mancate revisione del mezzo 69; 62 le irregolarità del servizio di noleggio con conducente.

Le violazioni per eccesso di velocità sono state 568; 777 quelle per mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo; 41 i veicoli sprovvisti di copertura assicurativa; 4.127 le violazioni di altro tipo (come i documenti non al seguito). Le patenti ritirate sono state 98 e 118 le carte di circolazione ritirate.

Le nuove regole delle gite

Oltre al vademecum della Polizia Stradale sulla sicurezza, ne esiste un altro redatto dal Ministero dell’istruzione per guidare le scuole nell’organizzazione delle gite. Si tratta di un elenco di 5 regole a cui le scuole devono attenersi per garantire che i viaggi vadano a buon fine e i rischi siano scongiurati. Queste “regole” portano con sé però anche dei problemi, legati alla responsabilità degli insegnanti accompagnatori e alla loro retribuzione, e che spesso fanno sì che la scuola rinunci alla gita.

  • gli insegnanti non possono essere obbligati ad accompagnare gli alunni in gita scolastica;
  • ci dovrebbe essere almeno un accompagnatore ogni 15 alunni, ma la scuola potrebbe decidere anche diversamente;
  • non è prevista alcuna indennità di trasferta per gli insegnanti che accompagnano gli alunni in gita scolastica. Tuttavia, dal momento che i viaggi di istruzione possono essere inseriti tra le attività finanziabili col fondo dell’istituzione scolastica, si può stabilire una somma forfettaria da dare all’insegnante per ogni giorno di uscita;
  • se durante il viaggio è incluso il giorno libero del docente, per lui non è previsto nessun recupero;
  • sia la scuola che i docenti hanno l’obbligo di adottare, in via preventiva, tutte quelle misure organizzative e disciplinari utili per evitare prevedibili situazioni di pericolo. Questo include l’obbligo per la scuola di scegliere delle strutture alberghiere che non presentino rischi per la sicurezza degli studenti, mentre per i docenti quello di un’attenta e assidua vigilanza degli alunni.

Perché le scuole rinunciano alle gite sempre più spesso?

La questione relativa all’indennità non riconosciuta ai docenti accompagnatori (neanche per l’estero, per cui prima della riforma Gelmini si usufruiva di 12 euro al giorno), unito alla responsabilità che i progessori si devono accollare, spesso determina la rinuncia all’organizzazione della gita. In alcuni casi le agenzie di viaggio prevedono di coprire le spese dei docenti, in altri alcune scuole riescono a compensarle attingendo al fondo dell’istituzione scolastica, ma spesso questo non basta.

Per i docenti l’accompagnamento in gita è quindi un lavoro supplementare, che non viene riconosciuto e che comporta responsabilità importanti. Sebbene coperti da assicurazione, devono garantire la costante sorveglianza dei ragazzi. «Capita che gli insegnanti non siano disponibili, proprio perché non esiste compenso a fronte di una grande responsabilità» conferma Licia Cianfriglia, dirigente scolastico e membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. «Responsabilità di sorvegliare gruppi di ragazzi vivaci e spesso imprevedibili, per giornate intere, ponendo attenzione ai mezzi di trasporto, ai luoghi dove si va e si pernotta. Le scuole contano su assicurazioni che coprono tutti i partecipanti alle trasferte, ma questo spesso non annulla il peso dell’impegno dei professori».

Le famiglie rinunciano alla gita per la crisi

La rinuncia a portare i ragazzi in gita, soprattutto alle superiori, è però legata anche al fatto che, a causa della crisi, molte famiglie non hanno più la possibilità di pagare la quota di viaggio. «Negli ultimi anni, infatti, la prima domanda che gli studenti fanno agli insegnanti che propongono le gite è: “quanto costa?”» conferma Licia Cianfriglia. «Oggi esistono offerte di viaggio anche molto economiche, ma la scuola deve acquisire garanzie ineliminabili di qualità: non può usare il minimo costo dei servizi come criterio di scelta del fornitore del viaggio. Il problema più serio è organizzare itinerari di qualità, con servizi buoni a costi non troppo elevati e destinazioni utili all’apprendimento per i ragazzi».

Secondo un sondaggio di Skuola.net, nel 2017 su tremila studenti delle superiori intervistati on line, il 39 per cento non è partito per la gita per mancanza di docenti accompagnatori, il 6% per mancanza di soldi. Un dato confermato anche dal responsabile delle analisi e delle ricerche del centro studi del Touring club, Matteo Montebelli: «Il Touring ha monitorato il trend dell’organizzazione delle gite dal 2006 al 2013 ed è ragionevole pensare che i dati dell’anno in corso non si scostino di molto da quelli del 2013 a causa della crisi che ha colpito le famiglie, della cancellazione della diaria dì accompagnamento per i docenti e della loro crescente responsabilità. Se nel 2006 le classi italiane delle scuole superiori che andavano in gita era pari al 60/70 per cento, nel 2013 la percentuale è scesa al 46 per cento e oggi posso ipotizzare che nel 2018 circa la metà dei ragazzi delle superiori non partirà per la gita».

Arriva la controgita

In risposta alla crescente rinuncia delle scuole all’organizzazione delle gite, per gli studenti delle superiori è nata la “controgita”. A idearla, Patrizia Cafaro e Roberto Zanetti dell'agenzia di viaggi Prima classe (Brescia), che hanno creato il progetto College Young is fun (www.collegeisfun.it). Si tratta di un viaggio di istruzione privato, culturale e senza professori. «Come previsto nei regolamenti scolastici per le gite, anche la “controgita” ha un accompagnatore ogni 15 ragazzi dai 15 ai 19 anni. Si svolge durante un ponte, in modo che i ragazzi non perdano giorni di scuola e ha sempre un costo contenuto, come le gite organizzate dalle scuole» dice Patrizia Cafaro. «Le “controgite” vengono organizzate tenendo conto del corso di studi dei ragazzi e della loro voglia di divertirsi. Sono prima di tutto visite culturali, ma sono previste anche feste alla sera, sorvegliate, con dj e animatori che forniamo noi. Gli accompagnatori non sono docenti o educatori, ma studenti universitari o lavoratori che noi formiamo, con esperienza nell'animazione e nell'accompagnamento turistico».

La classe dunque si spopola a favore della controgita. E in otto anni alle iniziative di College Young is fun hanno partecipato 1.080 ragazzi. Le mete raggiunte finora sono state Praga, Monaco di Baviera, Budapest, Barcellona, Amsterdam. L'organzzazione, per ora, non può lavorare in modo continuativo nelle scuole pubbliche perché servirebbe un progetto approvato dal Ministero. Opera invece con maggior facilità in collaborazione con le scuole private. «Le “controgite” non riguardano la scuola» conclude la dirigente Cianfriglia «ma si tratta di iniziative autonome dei singoli che decidono di assentarsi dalle lezioni. La scuola in questi periodi va avanti regolarmente e spetta ai ragazzi e alle famiglie decidere se è opportuno prendervi parte e, in caso positivo, organizzarsi al rientro per mettersi in linea con il percorso effettuato nel frattempo dai compagni. Eventuali difficoltà di apprendimento, o attività didattiche importanti, dovrebbero sconsigliare le assenze, ma non è sempre facile esprimere valutazioni generalizzate».

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