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Green Pass al lavoro: cosa c’è da sapere

Il 15 ottobre il Green Pass è diventato obbligatorio sui luoghi di lavoro. Qui chiariamo tutti i dubbi

Il 15 ottobre il Green Pass è diventato obbligatorio sui luoghi di lavoro e proprio in questi giorni il Governo ha pubblicato una serie di chiarimenti sul tema (li scarichi da https://bit.ly/3AWsq3m). Ma non mancano le incertezze e gli intoppi burocratici. «La norma, così com’è, rischia di prestare il fianco a contenziosi, soprattutto riguardo alla sospensione dei lavoratori inadempienti» dice Guido Lazzarelli, responsabile Lavoro e Welfare di Confcommercio. Ecco alcune risposte ai quesiti più comuni.

Se il Green Pass scade durante il turno di lavoro

Chi si sottopone a un tampone antigenico rapido negativo ottiene un green pass valido 48 ore, che decorrono da quando è stato effettuato il test. Il lasciapassare scade durante il turno? Non si può essere allontanati dall’ufficio: il datore di lavoro è tenuto a controllare la certificazione solo al primo accesso del dipendente.

Se non si può entrare in ufficio

Chi non ha il green pass non può entrare nel luogo di lavoro. Ogni giorno di mancato servizio è considerato assenza ingiustificata, lo stipendio viene sospeso e non si maturano né contributi né ferie. Attenzione: chi viene trovato senza il pass sul posto di lavoro rischia una multa da 600 a 1.500 euro, mentre il datore di lavoro che non ha controllato incorre in una sanzione da 400 a 1.000 euro.

Se non si riceve l’sms

Già alla prima dose di vaccino oppure dopo il tampone o il rilascio del certificato di guarigione, si riceve un sms che contiene l’Authcode per scaricare il Qr code dal portale del Governo (dgc.gov.it) con la tessera sanitaria. «Se l’sms non arriva, chi ha lo Spid può comunque fare la procedura sul sito o scaricare la app Io, dove la certificazione arriva in automatico» consiglia Gunde Bauhofer, direttrice del Centro tutela consumatori di Bolzano. «In alternativa si puoi usare la app Immuni dove vanni inseriti i dati della tessera sanitaria e del codice identificativo che si trova sul certificato vaccinale di carta, sul referto del tampone o sul foglio di guarigione».

Se la badante non ha la certificazione

Anche colf e badanti sono tenute a mostrare il green pass, altrimenti sono considerate assenti ingiustificate e non possono essere retribuite. «Il vitto e l’alloggio sono una parte della retribuzione, quindi se la collaboratrice senza certificazione è convivente dovrà lasciare l’abitazione del datore di lavoro» chiarisce Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, l’associazione nazionale dei datori di lavoro domestico.

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