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Green Pass valido 12 mesi: pro e contro

Il ministero della Salute vuole estendere la validità del Green Pass. Ora si attende il sì del Comitato tecnico scientifico. Intanto si continua a discutere anche di terza dose

La novità è stata annunciata dal ministero della Salute: il Green Pass potrebbe essere valido non più per 9 mesi, ma per 12. Chi ha completato il ciclo vaccinale, dunque, potrebbe non doverlo rinnovare per un anno. Il condizionale è d’obbligo, però, perché è atteso il parere del Comitato tecnico scientifico. Poi il Governo dovrebbe presentare un emendamento in occasione della conversione del decreto legge, in scadenza il 6 settembre.

Questione di pochi giorni, dunque, ma la proposta di estensione della validità del certificato verde nazionale divide anche gli esperti.

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Il Green Pass valido 12 mesi

L’idea è quella di estendere la durata del Green Pass fino a 12 mesi dalla somministrazione della seconda dose. A proporla è il ministero della Salute e si attende un via libera anche da parte del Cts, il cui coordinatore, Franco Locatelli, ha definito l’ipotesi «più che ragionevole, anche alla luce della progressiva acquisizione di informazioni sulla durata della risposta vaccinale».

«Effettivamente i dati sui vaccini raccolti a partire da gennaio scorso mostrano come la copertura anticorpale dopo 8 mesi è ancora notevole. Anche gli studi condotti in Israele, dove le vaccinazioni sono iniziate prima, ci portano a poter dire che sicuramente fino a 9 mesi siamo coperti. Sui 12 mesi, invece, mancano ancora evidenze scientifiche, per il semplice motivo che non è ancora passato un anno dall’inizio delle campagne vaccinali» spiega Massimo Ciccozzi, ordinario di epidemiologia molecolare presso l’Università Campus Biomedico di Roma. Resta il fatto che per chi ha ricevuto per primo il vaccino a gennaio, ossia medici e infermieri, si avvicina la scadenza del Green Pass in autunno. L’estensione a 12 mesi della validità, quindi, permetterebbe di guadagnare tempo e riservare le dosi a chi non ha ancora ricevuto la prima, come alcuni giovani, o ai soggetti più fragili per una eventuale terza dose.

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Cosa succederà ai guariti Covid?

Se per i vaccinati l’estensione del Green Pass rappresenterà un vantaggio, per i guariti Covid non è previsto alcun allungamento della validità del Pass, che oggi dura 6 mesi dal primo tampone positivo, cioè dall’inizio della malattia. A questo proposito è emersa una contraddizione, come spiegato a Fanpage da Filippo anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo): «Il Green Pass per i guariti andrebbe sicuramente esteso. Se il Ministero dice che il richiamo si può fare fino a 12 mesi dalla guarigione, anche il Green Pass deve essere portato a 12 mesi, c'è un'incongruenza».

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Non solo. Nelle scorse settimane si sono verificati diversi casi di persone con un’alta carica anticorpale, sottoposti però a vaccinazione o perché erano passati sei mesi dalla guarigione oppure perché, trattandosi di personale sanitario, la vaccinazione è obbligatoria: «Personalmente non condivido la scelta. Se la copertura anticorpale è elevata, non ha senso vaccinarsi» spiega Ciccozzi. «È vero che il tipo di anticorpi sviluppati con la malattia è differente e più limitato rispetto a quelli del vaccino, però l’automatismo previsto oggi dalla legge rischia di far sprecare dosi che magari potrebbero tornare utili per altri soggetti, come i fragili, in caso di ulteriore terza dose di richiamo».

Proprio l’eventualità di una terza dose rimane uno dei punti dubbi al momento.

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Terza dose: quando e per chi

Ancora una volta Israele ha fatto da precursore, iniziando la somministrazione della terza dose ai soli soggetti più fragili. Anche gli Usa seguiranno l’esempio, nonostante l’Organizzazione mondiale della Sanità abbia frenato, dicendosi contraria e chiedendo che sia data la priorità alla copertura vaccinale negli Stati meno immunizzati: «Togliendo dosi ai non vaccinati si favoriscono nuove varianti» ha avvertito l’Organizzazione.

Il ministro Speranza, però, ha annunciato che anche in Italia è previsto un ulteriore richiamo per chi fatto due dosi. In questo caso sarà data priorità ai fragili, ossia «gli immunodepressi, i trapiantati. Poi si arriverà agli over 80 e gradualmente anche a tutti gli altri».

«Concordo sull’esigenza di tutelare i soggetti più deboli, specie gli over 80 nei quali il sistema immunitario è meno reattivo e dunque anche l’efficacia del vaccino è più bassa. Per loro sarebbe importante una terza dose che faccia da booster, stimolando subito la memoria immunologica che induce la risposta da parte degli anticorpi» spiega l’epidemiologo Ciccozzi.

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I vaccini e le varianti

Intanto crescono i contagi a causa della variante Delta, verso la quale però gli esperti sono concordi nell’affermare l’efficacia dei vaccini. «La delta è ormai la variante più diffusa nel mondo e sappiamo che è più contagiosa, ma i vaccini restano efficaci. Diciamo che se con l’Alfa, quella precedente, eravamo intorno al 97/98%, con la Delta si arriva comunque al 94%. La terza dose, dunque, potrà essere somministrata con gli stessi vaccini oggi a disposizione, perché servirà solo come “rinforzo” per stimolare le cellule di memoria che si trovano nel midollo e che producono gli anticorpi specifici contro il virus Sars-Cov2» chiarisce Ciccozzi.

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Over 50, lo zoccolo duro dei non vaccinati

Proprio il rischio di varianti, però, è tra i motivi che spingono ad aumentare la copertura vaccinale nella popolazione, coinvolgendo anche i giovani. Entro il 30 settembre, secondo il Commissario all'emergenza Covid Figliuolo, si dovrebbe arrivare all'80% della popolazione immunizzata. Tra coloro che non hanno ancora ricevuto il siero, però, ci sono soprattutto gli over 50: «Eppure a questa età si rischia di finire in terapia intensiva. Sicuramente ha pesato una cattiva comunicazione nei mesi scorsi. Ora credo che si arriverà a imporre l’obbligo a nuove categorie, anche io preferirei informare e convincere gli scettici. Soprattutto va chiarito che non si può pensare di contare sull’immunità di gregge per non ammalarsi, perché questa serve a proteggere le persone che per molti motivi di salute non possono proprio vaccinarsi: sono i malati oncologici, gli immunodepressi, ecc., non certo i no vax – spiega Ciccozzi - Non dobbiamo neppure dimenticare che, se non ci vacciniamo, il virus continuerà a circolare, si formeranno più facilmente nuove varianti e soprattutto rischiamo nuove restrizioni e lockdown. È una questione economica, ma anche sociale. Vogliamo tornare o no a una vita normale?».

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