La mia prima volta a Londra da sola ero ospite a casa di Chiara, che vive a pochi passi dal “big Tesco” di Canada Water: uno dei supermercati della catena inglese come se ne trovano mille in città, ma famoso in tutta la zona sud per essere il più grande. Era necessario perché potessi scegliere tutti i miei pasti per la settimana, e da allora è diventata la nostra tradizione. Una gita al supermercato, a Londra come nel resto del mondo, non me la faccio più mancare. E ora so che il mio rito è più comune di quel che pensassi, visto che il grocery tourism, il turismo dei supermercati, è il fenomeno travel del momento.
Un po’ di nostalgia sulla busta blu della Tesco
A pensarci ora, le cose che mi avevano emozionato ormai si trovano persino nei discount della mia città natale: i succhi multicolor Innocent, la frutta esotica come mango, guava e papaya disponibile tutti i mesi dell’anno, una corsia intera dedicata ai giornali… Eppure a quindici anni, per la prima volta da sola in una grande città lontana da casa, il messaggio era chiaro: c’è un’altra vita, la loro, in cui tutto questo è quotidianità.
Oggi da Tesco faccio spesa regolarmente e Londra non è più una metropoli tutta da scoprire, ma in quelle corsie mi sorprendo ancora. I colori dei succhi si sono moltiplicati (quando sono arrivati quelli blu? di cosa sanno?), le patatine hanno gusti che vanno dal tradizionale BBQ a sapori complessi come carbonara, gamberi e spezie, tandoori. Persino le birre non sono più solo analcoliche, rosse, chiare o IPA, ma ginger, speziate, aromatizzate, dolci, amare e chi più ne ha più ne metta. È lo specchio di una società che vuole avere tutto ed essere ovunque, ma senza rinunciare alla sua identità. Un super-“mapazzone” più che un supermercato, ma come resistere al suo richiamo?
Grocery Tourism, il travel trend tra le corsie del supermercato
Me lo confermano i miei coetanei: la GenZ ha infatti una vera passione per il grocery tourism, e al trend sono già stati dedicati approfondimenti su testate come il New York Times e il Guardian. C’è persino chi si spinge a dire che tra le corsie si possa imparare più che dai musei.
A dare inizio al trend sono stati quei travel blogger che si sono immersi in realtà ben più esotiche di Tesco, come i negozi thailandesi dove il prodotto più venduto è lo yadom, un’inalatore all’eucalipto che i local considerano miracoloso. Sotto le luci al neon dei supermarket di Tokyo c’è chi sceglie la bibita in base al personaggio degli anime presente sulla lattina (a Seoul, l’idol del K-pop). E a giudicare dai video virali sembra impossibile uscire senza un melonpan, i panini dolci al gusto di melone.
Eppure, come confermano creator come Human Safari, ci sanno rapire anche i negozi europei. Dalla Coop svedese (sarà legata alla nostra?) in cui i cinnamon roll di tutti i tipi costano la metà di quelli delle pasticcerie, alle catene dell’estremo nord con prodotti a base di pesce dall’aspetto poco invitante.
Grocery tourism, tra nuove scoperte e ricordi
Nei supermercati non siamo turisti, ma ci immergiamo nella vita quotidiana delle persone che li frequentano regolarmente. Lontani da file, biglietterie e macchine fotografiche, possiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo per assaggiare, leggere ingredienti e immaginare sapori che non conosciamo.
Per chi vive lontano da casa, come me, sono anche momenti di nostalgia. Come nel memoir Crying in H Mart di Michelle Zauner, notare tra le corsie un prodotto che si era soliti mangiare da bambini può essere una coccola inaspettata.
Per noi italiani la “botta di nostalgia” arriva soprattutto in Europa, dove prodotti come i Kinder Merendero o gli Happy Hippo – scomparsi dai nostri scaffali – sono ancora diffusi. Spesso hanno nomi diversi che ci fanno sorridere. E alcuni dei nostri gusti preferiti di gelati, chewing gum, tè e merendine hanno varianti speciali a seconda dei mercati. Chicche che solo con una visita al supermercato possiamo scovare.
Non solo supermercati: i deli, tutto il mondo in tre corsie
Gli esperti di grocery tourism però sanno che i veri posti speciali sono i deli, o le bodegas, piccole realtà locali dove si trova “un po’ di tutto”. Ogni quartiere ne ha uno di fiducia e quelli fuori dal centro ne hanno diversi. In quelle poche corsie sono accumulati (disordinatamente) tantissimi prodotti, come a voler fare sentire tutti a casa.
Il mio preferito, qui, ha un nome improbabile in pieno stile deli: Orange Food & Wine. È proprio vicino a Tesco, e la fine della spesa la faccio sempre lì. Compro la marmellata turca Bodrum che ormai è diventata la mia preferita, i tteokbokki coreani, la salsa peri peri di Nando’s a metà prezzo. C’è una corsia piena dei nostri biscotti più famosi, persino quelli che sono arrivati da pochissimo in Italia. Ci passo sempre, li guardo e mi sento vicina a casa. Però non li prendo: di tornare ancora non ho voglia.