Oltre 3 milioni di persone colpite dai DCA, i Ditsurbi del comportamento Alimentare, la seconda causa di morte nel nostro Paese con più di 4mila vittime in un anno, dopo gli incidenti stradali. Sono alcuni dei numeri di «un’epidemia silenziosa», come la chiama Laura Dalla Ragione, di cui la psichiatra è esperta. Un fenomeno non solo in aumento, ma che si allarga per fasce d’età e che vede crescere i maschi tra le vittime. Alla vigilia della Giornata mondiale dei Disturbi dell’Alimentazione (2 giugno) a preoccupare maggiormente, però, è l’autolesionismo che si accompagna al fenomeno.
Autolesionismo in 6 casi su 10
«I disturbi alimentari sono accompagnati nel 60% dei casi da autolesionismo», spiega Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della Rete per i disturbi del comportamento alimentare della USL 1 dell’Umbria, titolare del corso sui Disturbi del comportamento alimentare al Campus Biomedico di Roma e direttrice del numero verde nazionale sui disturbi alimentari (800.180.969). Dalla Ragione ha pubblicato di recente un nuovo libro (“Attacco al corpo. Ferite e mutamenti in adolescenza”, scritto con Renata Nacinovich) nel quale punta l’attenzione proprio sull’autolesionismo che spesso si presenta insieme ai disturbi del comportamento alimentare.
Aumenta il “cutting superficiale”
Tra i pazienti con DCA, e quindi con Anoressia, Bulimia e Disturbo da Alimentazione Incontrollata, la forma più diffusa è quella del cosiddetto “cutting superficiale“. Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazze tra i 13 e i 16 anni che si tagliano, si provocano ferite e bruciature», spiega Dalla Ragione, che parla di «Un attacco al corpo, che si aggiunge al digiuno nell’anoressia o ai metodi di compenso, come il vomito autoindotto, nella bulimia, ma anche alle abbuffate estreme del Disturbo da alimentazione incontrollata».
Perché ci si taglia
La diffusione di questo tipo di comportamento è preoccupante, ma – come avverte l’esperta – «Al contrario di ciò che si possa credere, tagliarsi non ha nulla a che fare con il suicidio. Piuttosto è un tentativo di liberarsi da un dolore psichico, tramite un dolore fisico. Nell’impossibilità di ridurre l’angoscia che si prova, molti giovani con DCA cercano almeno di trasformarlo in una forma di dolore più gestibile e controllabile. In questo modo tutte quelle emozioni che non trovano forma a parole lo fanno tramite la ferita: diventano, quindi, medicabili, quasi curabili, almeno per un poco. Così il dolore, quando non trova una casa, diventa un sintomo», Della Ragione.
Distrubi alimentari: un’epidemia silenziosa e in crescita
Quando mancano pochi giorni alla Giornata mondiale contro i disturbi dell’alimentazione (2 giugno) proprio i numeri del fenomeno impongono una riflessione: solo in Italia ne sono colpite oltre tre milioni di persone. Dalla Ragione non esita a parlare di epidemia: «Sì, perché il corpo è diventato un teatro del disagio, non solo in adolescenza, ma in tutte le stagioni della vita. Sicuramente alcuni fattori hanno favorito la diffusione, come ad esempio l’uso delle piattaforme social dove i temi principali sono il cibo (la parola food è al primo posto in tutti i motori di ricerca) e soprattutto l’immagine corporea: quella rimandata dalla Rete, ad esempio, è ormai sempre più irreale, quindi nel confronto con il corpo reale – sempre perdente – per milioni di adolescenti diventa fonte di insoddisfazione e frustrazione».
Sempre più maschi con DCA
Di DCA si è spesso parlato come di disturbi come quasi esclusivamente femminili; oggi, invece, crescono i maschi con disturbi dell’alimentazione: rappresentano ormai il 20% e spesso assumono i tratti della vigoressia, della ricerca ossessiva di una muscolosità e prestanza fisica spesso mutuate da influencer e social media: modelli proposti, però, sono appunto irrealistici e in molti casi frutto di AI. «C’è una vera e propria ossessione nell’avere un corpo sempre poco tonico e flaccido, anche quando è già scolpito da ore e ore di estenuanti allenamenti. Lo sport può avere fattori di rischio, specie per i maschi e quando si tratta del mondo delle palestre, dove spesso sono consigliate diete estreme, anabolizzanti e steroidi», avverte l’esperta.
DCA dai bambini agli adulti
Se i ragazzi sono interessati soprattutto da Disturbi Selettivi (i cosiddetti ARFID) e da Disturbo da alimentazione incontrollata, «complici le figure di food influencer e fit influencer», si allarga anche la forbice della fascia di età: «Abbiamo bambine di 8-9 anni e persone che si ammalano per la prima volta a 40 -50 anni – osserva Dalla Ragione – Il corpo è diventato un foglio bianco dove si possono scrivere le sofferenze a tutte le età: nel caso dei bambini è generalmente un modo per esprimere un trauma, come una storia di bullismo o una tensione familiare».
Sintomo di altre frustrazioni e malesseri
«Se in altri tempi situazioni di questo tipo avrebbero avuto come esito una depressione del bambino, oggi si trasformano in disturbo alimentare. Negli adulti è invece la paura di un corpo che si trasforma e non viene accettato, insieme alla frustrazione di non corrispondere a modelli culturali performanti in ogni momento della vita». Ma ciò che preoccupa soprattutto è l’allargamento della fascia di età: «Il DCA segnala che è una sofferenza penetrata in tutta la nostra società: sono nuove forme di depressione, che poi si possono associare ad altre patologie, come appunto l’autolesionismo. Oppure anche ai disturbi di personalità o disturbi ossessivi, quindi più complessi da curare», chiarisce la psichiatra.
Un problema sanitario, ma mancano le strutture
Può diventare, quindi, anche un problema di tipo sanitario. Ma, osserva Dalla Ragione, il censimento dell’Istituto Superiore di Sanità indica che le strutture di assistenza attive in Italia non sono sufficienti. «La mappa indica 158 strutture, che sembrano tante. Ma in realtà sono diffuse in modo disomogeneo: la metà delle regioni italiane non ha una rete completa di assistenza, alcune non hanno nulla. Questo porta a ritardi nella diagnosi e nelle cure, con conseguenze spesso molto gravi. Nel 2025 In Italia sono morte nel 4.567 persone con DCA, la maggior parte poteva essere salvata se fosse arrivata alle cure, che ora sono molto efficaci e danno risultati ottimi», conclude Dalla Ragione, che ricorda: «Sono patologie dalle quali si può guarire completamente, ma bisogna affidarsi a centri specializzati».