«E adesso che ho 50 anni che cosa faccio?» ci si chiede d’istinto. Ma poi si realizza: «Tutto! Anzi, meglio: quasi tutto. Perché ora ho l’età per concedermi il lusso di non fare quello che non mi piace. Non devo dimostrare più niente a nessuno, solo darmi il permesso di essere finalmente quella che sono». Mettendo da parte la brutta abitudine a compiacere, a cercare l’approvazione degli altri, a competere per obiettivi non propri, a portare a termine impegni presi con i figli, con il lavoro, con i partner, con la società…
Cambiare vita a 50 anni
È un dato: a 50 anni e dintorni le donne oggi chiudono vecchie partite per cominciarne di nuove o continuare a giocare solo quelle che vogliono, che le ispirano, che ne valgono la pena. Lo dicono le ricerche che confermano un tasso maggiore di separazioni e divorzi tra le over 50 in nome della ridefinizione del proprio spazio nel mondo. E lo confermano piccoli “osservatori” come il mio sportello counseling presso lo Spazio Enea a Milano (spazioenea.com), dove incontro molte donne al giro di boa dei fifties che hanno una gran voglia di cambiare. E il coraggio di farlo.
Sfruttano il vento forte delle loro più autentiche aspirazioni, delle abilità maturate nel tempo, della competizione trasformata in collaborazione, della determinazione a navigare, insieme o in solitaria, per raggiungere un unico, vero, nuovo traguardo: se stesse. Come raccontano le protagoniste delle storie nelle pagine seguenti.

Francesca, 53 anni
«A un seminario di meditazione mi hanno detto: “Ciò che pensi diventi”. Io, per la prima volta, mi sono pensata»
Per un paio di decenni ho abitato la mia vita come un vestito di una taglia troppo grande: dopo un po’ ti ci perdi dentro e non sai più come stai.
Impiegata impeccabile, madre profumata di ammorbidente, moglie a basso volume emotivo. Tanto che mio marito non deve avermi più sentito, e abbiamo divorziato. Anche quello in sordina. Peccato, ma, dopo tanti anni di vita insieme, era diventata un’altra voce del mio programma all’infinito: produrre, consumare, amare, dormire, prendere, lasciare. Poi, un paio di anni fa, un’amica mi invita a un seminario di meditazione: scuola di Osho. Mi sono ritrovata seduta su un cuscino, in una stanza che odorava di incenso e attese, mentre ascoltavo una voce che diceva: «La mente è tutto. Ciò che pensi diventi». E io, per la prima volta, mi sono pensata. È stato come un Big Bang esploso dentro di me su un silenzio che non era vuoto ma pienezza vibrante. Una rivelazione che mi ha spinta fino al Buddismo Mahayana.
Insegna che nella vita siamo colpiti da due frecce. La prima è l’evento doloroso: il divorzio, la vecchiaia… Succede. La seconda è quella che scagliamo contro noi stessi: il giudizio, il rimpianto… Ecco, quella si può evitare. A 51 anni mi sono licenziata e ora collaboro con un’associazione di viaggi, mi occupo di quelli spirituali. Parto ogni 2 mesi, sono piena di nuovi amici, qui a Como, in Cina, in India, in una catena umana che abbraccia il mondo. Perché non ci si salva da soli, ci si salva insieme. E finalmente il volume della mia vita è silenziosamente altissimo.
Giulia, 51 anni
«Vivo il mio nuovo amore senza freni. E senza la paura di essere lasciata per una più giovane». Pubblicitaria, una separazione masticata come un boccone amaro e, coi figli, quella perenne sensazione di essere un distributore automatico di merendine. Poi i figli se ne vanno e il silenzio piomba in casa. Sindrome da nido vuoto? Macché! Con un abile slalom tra i sensi di colpa, quel vuoto mi è parso da subito un lusso sfrenato invece che una condanna.
La prima mattina da sola, mi sono guardata allo specchio e quella pancetta non era più un errore, era la mappa dei miei figli.
Il seno litigava ancora con la forza di gravità, ma non ero poi malaccio: avevo solo 50 anni! Ho iniziato a girare nuda per casa, una sensazione di libertà elettrica che mi faceva ridere da sola davanti al tostapane. Gli spazi non erano vuoti: erano miei. E il mio corpo era ancora vivo, anzi, appena rinato: ho riscoperto le mie mani, il piacere solitario. Ho messo più lena nel mio lavoro. Ho incontrato parecchi uomini: segnavo tacche alla mia cintura come una cow-girl, mi divertivo a usare il mio corpo con la disinvoltura di un uomo.
Finché, un anno fa, è arrivato Lui: 62 anni, un lavoro creativo, adulto al punto di non dover più essere un narcisista. Mi sono innamorata con la stupidità gloriosa di una 15enne. Ancora oggi mi trovo al semaforo che approfitto del rosso per scrivergli messaggini. Non mi freno. Non faccio calcoli. Quando facciamo l’amore, non spengo la luce. Non aspiro la pancia. Non ho paura di essere lasciata per una più giovane, perché penso che chi si accorge di me adesso vuole esattamente me. Non una proiezione, non una promessa, ma me oggi. Sento la vita che rinasce, non che sfuma. Mi piacerebbe urlarlo a tutte: se smetti di averne paura, spesso la vita ti ringrazia.
Carolina, 54 anni
«Mi sono trasferita in campagna e ho aperto un b&b per animali». Sono cresciuta prendendomi cura di mia madre che non è mai stata bene, dei miei fratelli più piccoli, di mio padre rimasto solo. Poi mi sono presa cura dei miei figli con un marito che per fortuna si è preso cura di me. Insomma, faticoso, ma ripagato dall’aver trovato un uomo con la voglia di fare le cose insieme. Per questo, nel bene e nel male, il concetto di “take care” è nel mio Dna. Quando, al giro di boa dei 50, mi sono ritrovata libera di fare quello che volevo, senza i genitori e con i figli all’estero, mi sono resa conto che era un incubo!
E che nella mia vita prendermi cura di qualcuno aveva sempre significato prendermi cura di me.
Allora mi sono detta: «Sai che c’è, la mia svolta è continuare a farlo!». Ma in un altro modo.
Ho facilmente convinto mio marito a trasferirci nel casolare in campagna vicino a Pavia e ho aperto un b&b per animali. Mi viene da ridere, perché quello che per gli altri è un peso a me dà leggerezza. Mi sento bene, adoro la vitalità a ogni risveglio e tra l’altro, ho un lavoro vero: partecipo a convegni, faccio corsi sui mangimi Ogm, sull’architettura d’interni su misura per l’etologia. Non voglio seguire l’onda dei pet hotel a 5 stelle, perché avere cura è una cosa semplice. Ma dovrò trovare un’assistente.
Franca, 55 anni
«Ho chiuso la porta di casa per viaggiare leggera in tutta Europa». Non neghiamolo: la menopausa, quando arriva, è una botta. L’umore, le vampate, la ritenzione… Ma dopo un annetto per me è diventata una botta di vita: niente mestruazioni tutti i santi mesi, l’umore si stabilizza, il desiderio torna e capisci che è un’occasione di cambiamento radicale, non solo ormonale. Niente figli, qualche soldo da parte e il mio ex marito come migliore amico. Cosa ho fatto ai miei 50?
Ho chiuso la porta di casa e insieme siamo diventati globetrotter. Viaggiamo leggeri. Niente hotel, solo ostelli e rifugi di montagna. Abbiamo attraversato l’Europa seguendo la legge del caso. Ho lasciato che gli eventi ci attirassero come calamite da un posto all’altro: un festival di musica in Transilvania, un corso di ceramica in Bretagna, una vendemmia nel Douro. Atomi liberi, anche di avere dei partner, perché tra me e lui il discorso sesso si era chiuso come il matrimonio: di comune accordo.
E ho scoperto che a 50 anni neanche il corpo ti tradisce se, come nei viaggi, accetti gli imprevisti.
Poi la calamita ci ha riportati vicino casa, in Umbria, dove oggi io gestisco un b&b con un’amica e il mio ex fa lo chef a chiamata. Cosa farò tra un anno? La mia nuova vita ha appena 5 anni, è giovane, c’è tempo per pensarci.

L’analisi della psicologa
“Pensare a sé” non è più una frase fatta. «Metterei da parte slogan comodi come “i 50 sono i nuovi 30” che rilanciano sempre lo stesso stereotipo». Loredana Cirillo, psicologa e psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro di Milano, esordisce così nel ragionare sulle svolte di vita di cui avete appena letto. «Dopo i 50 anni non esplode tanto una nuova giovinezza quanto desideri rimasti congelati, magari per decenni. Per esempio, quello di non voler più vivere nel compromesso esistenziale, ma di dare voce finalmente a nuove verità o a verità che giacevano sotto il cumulo di cenere. L’età adulta è sempre stata vista come l’età della stabilità, secondo un regime esistenziale codificato: lavoro fisso, coppia matura, ruolo genitoriale di presenza e sacrificio.
Fare un bilancio a 50 anni e decidere di cambiare
Oggi, invece, i 50 sono spesso una fase che arriva dopo innumerevoli crisi, magari separazioni, fallimenti, delusioni, figli cresciuti, e diventa possibile viverli come l’uscita dal tunnel delle difficoltà. In realtà ci sei ancora dentro, ma, anche se non le hai scavalcate tutte, le stai un po’ affrontando e quindi è vero che ti riconcentri sulla tua vita. I 50 non sono una data fissa, bensì quell’arco temporale in cui ci si chiede: ma adesso io chi sono? Che cosa ho conquistato fino a qui? Per le donne sono domande nuove rispetto al passato in cui il loro ruolo adulto era codificato in linee prescritte. Oggi possono fare un bilancio esistenziale senza sentire più il bisogno di dover piacere a tutti: “pensare a sé” non è più una frase fatta, una nenia, ma una realtà. Anche il tema del corpo sta in parte cambiando la sua narrazione: taglia, tonicità, rughe entrano a far parte di un’età della vita in cui è possibile riuscire a fregarsene. Ciò che conta è trovare il valore della propria verità, che significa sviluppare altri progetti di realizzazione di sé. Un esempio per tutti, l’aumento delle separazioni a 50-60 anni. Una volta si sarebbe detto: “Ma che cosa ti separi a fare? Ormai tira avanti, che poi resti sola”». Oggi si può rispondere: “Appunto!”».